Avrei potuto riempirti di ricordi , pensieri andora vacui nella mia mente, dato lo stupore dell’evento. Anche se dal 16 aprile, aveva ben 89 anni, in un addio soprattutto a distanza, lo stupore c’è sempre.
Avrei potuto…ma poi ho pensato che per te, lettore internettiano, sarebbe stato più interessante e curioso avere una visione del mondo friulano dal quale la nonna Nicea veniva e viveva. Le radici! Le radici erano l’essenza della sua vita. E il friulano era l’essenza del suo esprimersi.
Il friulano, cos’è? Uno buon friulano, persino io, ti dirà “una lingua” e lo dice pure Wikipedia
Pardon Vikipedie. Scommetto che non ha mai o quasi mai sentito parlare furlan. Dai dimmi alcune parole!
Qual è la differenza tra brut e brût?
E che sono il cjan ed il gjat?
Nessuna lezione. Solo curiosità qui. Se sei interessato alla regole ortografiche, su Lenghe.net (Lingua.net in italiano) le trovi. Se vuoi sapere le parole citate sopra cosa vogliono dire, semplice brutto, brodo, cane e gatto.
L’essenza della pronuncia è l’accento grave, quello di brût e Friûl, ma poi ci sono anche quelle accento che cade in posizione a volte inusuale, come in sàbide (sabato), fèmine (donna), còcule (noce) (da la Patrie del Friûl).
Non puoi immagina che dolcezza mi da la parola còcule, fa parte di una di quelle filastrocche di Nicea e preannunciava un abbraccio. Anche se i sentimenti nel mio friulano sono, per ironia della sorte, più reali che visibili. Così parole come amôr (amore) e cûr (cuore) venivano dette con parsimonia persino dalle fèmines.
La differenza sentimentale tra curtiš e coltello è enorme, sebbene siano la stessa cosa. Nicea usava il curtiš, a casa mia si è sempre usato il coltello (famosi nel mondo quelli di Maniago, npr località friulana).
Come ogni nonna, Nicea era l’anello di congiunzione col mondo che fu prima di me. Congiunzione che si realizzava anche con filastrocche e racconti da paese, quel paese e quelle famiglie che un tempo si rincontravano la sera a chiacchierare e lavoricchiare in stalla, perchè il riscaldamento non c’era e neppure la luce elettrica. Bisognava stare tutti assieme, intrattenersi. Ed ecco allora la storia della lunghe (lunga) di Rivote. Banale per noi nativi digitali, eppure con un suo significato.
Ma la cosa che mi fa ancora sciogliere è quel giochino-canto con la mano. Nicea roteava il suo pollice sul palmo delle mia mano e iniziava dicendo (scrivo i suoni che mi ricordo, è friulano udito questo):
“Tore tore il pratesut, alà trovat un nierut.
Che chi (toccando il pollice) l’ha viodut,
che chi (toccando l’indice) l’ha chiapat,
che qui (toccando il dito medio) l’ha copat,
che chi (toccando l’anuale) l’ha cuiet,
e che chi (giocando con il mignolo) l’ha manghiat dut”.
E’ la storia di un nierut che viene visto, acchiapato, ucciso, cotto e mangiato. Adesso però ditemi che cos’è il nierut! Non l’ho mai saputo, saperlo non aggiungerebbe molto alla gioia di quel giochino, soddisfarebbe solo una curiosità da adulto.











{ 31 commenti… leggili qua sotto o aggiungine uno }
non so aiutarti, ma ho sorriso con te!!!
Bella storia ma io sono di Sondrio mi dispiace non posso aiutarti..ho un amico di origini friulane..posso provare a chiederlo…ti farò sapere
@Alem @Paolo Grazie.
Su cosa sia un nierut, io e mia sorella siamo divise tra vermetto e uccelletto.
jeurut è il conoglietto!
ti ho scritto anche su fb.
Mandi!
Nierut. Non lo sa neanche google. Boh.
Grazie @Alessandra. Ho appena mandato un sms per dire a mia sorella che nessuna di noi aveva ragione. Erano anni che dibattevamo
ecco svelato il mistero..il mio amico è da ieri che ricerche e non sapeva cosa volesse dire nieuret!!! Grande Alessandra brava
Gianni – mio amico di Maniago – mi dice che il “nierut” è il… merlo! Il nome avrebbe radice nel colore del suo piumaggio “nero”… per di più, il gesto di toccarsi un dito dopo l’altro starebbe a indicare le 5 lettere che lo compongono: m-e-r-l-o! Molto tenero questo ricordo di nonna Nicea e del suo mondo, grazie per averlo condiviso. Ci hai fatto pensare alle nostre nonne, alle nostre radici. Un abbraccio forte Tonino
Merlo o coniglio: questa è bella!
@Tonino Grazie per la spiegazione delle 5 dita-lettere, questo quindi vuol dire che era una cantilena popolare, I suppose.
Anche se con merlo, aveva ragione mia sorella. Sgronf.
Il nierut, sarebbe nieurùt o gneurùt nella pronuncia di alcuni paesi e non è altro che la lepre!!! Non il merlo. Non si mangiano merli. La filastrocca è bellissima io lo scoperta solo un paio d’anni fa. Io non avevo, purtroppo, chi mi raccontasse le filastrocche. Il mio mondo friulano era ancora più povero e arido d’affetto di quanto già non sia.
La matrice della lingua Friulana è proprio quell’accento così ^ che però non è detto accento grave ma accento circonflesso.
@Laura e dove hai sentito la filastrocca? Sono curiosa nella mia ignoranza di accenti e tradizioni.
Ricordo anche un’altra che non ho mai capito se l’ha inventata mia nonna o se era un’altra tradizione orale. Era su una certa Ansule Parusole…o qualcosa del genere.
E ce ne era un’altra dove mi dondolava sulla sedia da dietro ed il finale a sorpresa prevedeva un abbraccio, in luogo di un essere mangiata da un fantomatico mostro
Ehh, qui è dura, ci vorrebbe un brain storming di nonni e nonne … La filastrocca è Rusule Pàrussule ce fàtu su che mùr, i manghi pàn e còcùlés e… e chi si ricorda il resto. Qui un collega mi parla di un certo Diego Navaroni che per la KV ha pubblicato un libro su queste cose. e poi c’è quell adi gnò bàrbe cròt cal pesave 1 e vòt…del resto t rispondo in sede privata via mail.
Correggo il precedenet commento: Diego Lavaroni, edizioni Kappa Vu e Carocci.
@Laura adi gnò bàrbe cròt cal pesave 1 e vòt…so bene il finale
ha a che fare con un pont su la roe…
Rusule Pàrussule ce fàtu su che mùr, i manghi pàn e còcùlés …con audio http://www.youtube.com/watch?v=3BzXlhuIRNw
Quest’ultima l’avevo sentita anch’io in qualche visita a nonne e zii, anche se la ricordavo come “Ursule parusule” o qualcosa del genere, ma da una di Varese non ci si puo’ aspettare troppo. Chiedero’ a mio papa’ la sua versione, alla mia prossima visita, anche se poi mi “tocchera’” ascoltare tutti i racconti d’infanzia, ma in fondo con piacere. Se dai racconti emergono altre filastrocche tornero’ a postarle qui
@Chiara Brava. Attendiamo i resoconti da Varese
Ciao, Chiara, fai pure incetta di tutti quelle filastrocche e racconti, tu che puoi, sono un tesoro da tenere custodito nel cuore e da tramandare con amore.
Ciao Chiara, io che sono friulana come te, ti posso assicurare che il njeurut è proprio il leprotto!!!
Un saluto dal Friuli, e da Nimis!!!!
silvana
@Silvana Nimis? Ci sono passata due settimane fa durante la visita ai miei. Bel paese veramente e anche Ramandolo
Si confermo che il nierut è il leprotto!!!! Mi chiamo Solema, sono friulana e abito ad Adegliacco, frazione di Tavagnacco, ormai periferia di Udine!!!
io la sapevo cosi`:
ator ator dal pradisit
al coreve il lieuvrisit (la piccola lepre)
chest l’ha cjapat (il pollice)
chest l’ha scorteat (il pollice)
chest l’ha fat cuei (il pollice)
chest l’ha mangjat (il pollice)
e chest l’ha dit “nancje un pocutut a mi ?!” (il mignolo, con contorni di moine, e’ rimasto a secco
ciao e buoni cjalsons – v.
in realtà la pronuncia è circa “lijeurùt”….un leprotto!!!!
Cercavo proprio il testo di questa filastrocca….un vago ricordo di quando me la cantava mia nonna!
gneurut o gneurisin , mia mamma cambiava a seconda dei giorni
a domanda mia rispose che era un leprotto
@Fabiana Allora se lo ha detto la nonna, ora abbiamo la conferma ufficiale
Grazie
Che commozione! Anch’io sono una friulana emigrata (è un po’ la tradizione di quella terra) e mi hai ricordato un’epoca lontana e serena
Chissà com’è, quella regione cosi arida e povera ce la portiamo dietro ovunque, cos’avrà di speciale ‘sto Friuli!
Confermo anch’io che il gneur è la lepre, e anche se vado allargandomi troppo, questo è quello che cantava mia nonna a me:
Din don campanon
trê pulzetes sul barcon
una a fila
una a daspa
une a fâs pipins di pasta
una a prea par San Vît
par che ai mandi
un bon marît
blanc e ros e colorît
come il pan come il vin
come la flôr
dal lôr mulin
(da noi si parla con la -a)
@Mara Veramente, chissà cosa c’è? Io me ne ero scappata e ora ritornano a galla saperi, ricordi e una gran voglia di curiosare per sapere di più.
Conosco Din don campanon, mia nonna mi “dondolava” sulla sedia di legno che c’era a casa sua, mentre mi canticchiava questa filastrocca.
Anch’io la conosco e la canto ai miei nipotini. Il nieurut per me è gneuressut che fa rima con pradessut. E ti ricordo anche ” din, din, din, la mame e va a mulin, el papà al va a seà, la gjatute e ten la lun e… (met il non dal frutin!) al mur di sium.
HO SCOPERTO OGGI QUESTO SITO,bELLISSIMO.Di cantilene ne conosco parecchie,ma quella che mi ha fatto scoppiare a ridere è quella cantata da mio zio settantenne alla nipotina (quello che era veramente grave in questo fatto era che era la terza femmina consecutiva,mentre era atteso un maschio)e diceva (scusate la scrittura non esatta)”nana pipin codai,biade l’ore che ti hai e se o no ti vess i faseres lo stess”.Mandi a duc
@Marusa e Nonna Mandarina Quanto mi fate felice. Dopo un anno questo post raccoglie ancora memorie. Le vostre filastrocche sono anzi erano a me ignote, me le voglio memorizzare.Io ho un vago di ricordo anche di una sul puint da roe…ma non era elegante
Il “gneurùt” è il leprotto, il piccolo della lepre.
Il testo in corretto friulano è questo:
Atôr, atôr dal pradissùt
al còreve un gneurùt:
chìst lu à cjapât
chìst lu à copât
chìst lu à spelât
chìst l’à fàt le polèntute
e chèl chì le à mangjàde dùte…
Traduzione:
In giro, in giro per un piccolo prato
correva un leprotto:
questo (pollice) l’ ha preso
questo (indice) l’ ha ucciso
queso (medio) l’ ha spellato
questo (anulare) ha fatto una piccola polenta
e questo (mignolo) se l’è mangiata tutta..