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100 cose che ho fatto nel 2019

Non amo le liste. C’è poco Umberto Eco dentro di me, seppure eliminare le cose fatta dalla lista dei doveri mi doni un brivido al limite del piacere.
Accetto, invece, di buon grado le sfide. So fare, però, la schizzonosa anche con quelle. Devono essere ardue e tra di esse preferisco quelle con me stessa. Parto dall’assunto che la tizia più difficile da zittire, nella mia testa, sia me stessa. E così…
E’ giunta l’innocua newsletter di Austin Kleon con le sue 100 things that made my year (2019). Ed ecco comparire il desiderio di tirare fuori tutto quello che ho accumulato nel 2019.

Senza fare attenzione all’importanza o alla sequenza temporale, si parte. Rombo di motori e memoria in azione. Un quanto basta di vanità ed un briciolo di banalità. Se ricordo ancora bene nel 2019:

  1. Ho bevuto della retzina e ne ho nostalgia. Era bianca e sapeva di pino. Ce l’ha servita la sosia della protagonista de Il mio grosso grasso matrimonio greco.
  2. Cavia ed io abbiamo fatto colazione ammirando i tetti di Rodi. Non conoscevo ancora la retzina.
  3. Mai mangiata una buona pizza in Irlanda? Io sì, persino due. La prima fu a Cork ed era ottima, sopra e di molto alla media romana.
  4. Fino a quando resisterò? Mi è già concesso dirti che ho letto 26 libri per oltre 7.000 pagine lette?
  5. Nine Pints: ecco il consiglio di lettura. Quello che non trattengo. Sì, parla di sangue. Nulla di splatter. Tutto medico, divulgativo ma non troppo. Affidabile e sorprendente. Quanto ne sai della storia delle trasfusioni e delle banche di sangue? Ogni capitolo è un mondo a sé, seppure rosso come il sangue. Brava Rose George.
  6. Sabato, pizza. Direi che ho mantenuto fede al desiderio di crearci un’abitudine. Ce l’ho fatta impastando – chiaramente amorevolmente – una pizza dopo l’altra.
  7. Che brava figlia che sono. Ho concesso alla mamma di venirmi a trovare per il mio compleanno e ho pure preso ferie per noi (leggi tutto con ironia pur essendo tutto vero).
  8. Roma-Baltimora-Roma in tre giorni: fatto. Era lavoro e poche scuse per trattenermi oltre oceano. La valigia era piccola e io sono atterrata a Fiumicino non stressata. Momento di orgoglio personale!
  9. Colgo l’occasione per sorridere su quanto Hugh Grant ho visto durante i voli. E lì ho sentito la malinconia degli anni Novanta. Nessun cellulare e tanti amici. Son ricordi, lasciami ricordare tutto come meglio preferisco.
  10. Non può mancare Travel with Gusto, uscito in inglese ed io, pardon Roma, è stata tra le prime ad affidarsi alla lingua straniera.
  11. La prima cosa bella a Villa Medici a Roma: spettacolare serata di cinema e l’ho detto pure ad una lettrice di Travel with Gusto Roma. Son le emozioni che fanno me.
  12. Una persona che ammiro mi ha fatto i complimenti per una presentazione che ho fatto ad un convegno. Le cose non chieste e neanche sognate sono le migliori.
  13. Select Spritz: viva Venezia, Elisabetta Tiveron, l’Osteria Al Squero ed i volti più veraci dello Spritz.
  14. Ho camminato e sognato ancora a Torcello. Amate la laguna.
  15. Cottage pie di Miss Foodwise: fatta e resa uno dei piatti della nostra domenica.
  16. Ho dato retta alla moglie dell’ispettore Barnaby e così ho imparato a fare la Boueuf Bourguignon.
  17. Concedermi almeno un Victorian Tea da Babingtons.
  18. Io, Duolingo ed il mio sogno di parlare di francese a cinquant’anni. Ci ho lavorato su.
  19. E se studiare fosse ancora possibile? Eccomi con Coursera e con l’ultimo compito da fare per una specializzazione.
  20. Osservare la Cavia e rimanerne incantata, tanto lui è occupato a ridere.
  21. Girare per Siena con Giulia. C’è sempre qualche raviolo – cinese – da scoprire. Per il resto c’è una sua guida alla città, sempre by Travel with Gusto.
  22. Bologna e l’amica dell’università. E’ sempre una soddisfazione farsi scarrozzare fino a Dozza, comprare cioccolatini all’outlet center, parlare di lavoro e sfide e poi finire a ridere per quei piacevoli nonnulla da ventenni (+ 20 a parte).
  23. Mai abbandonare il gruppo allegro dell’università. Whatsapp c’è ed aiuta anche quando si ha a che fare con notizie pesanti.
  24. Rimanendo in tema, c’è stata la suocera e l’abbiamo salutata.
  25. Ho rivalutato i cimiteri di paese. Prima Porta a Roma è stata un’esperienza.
  26. Sì, ho ascoltato…Storytel. Mi ha rapito e sorpreso. Anche se in fatto di podcast avevo già la mia Copertina preferita (by Marco B.Bianchi).
  27. E’ stato l’anno delle atmosfere della letteratura giapponese oltre Banana Yoshimoto. Affrontate, ma ora voglio crearle.
  28. Intanto ho imparato a dedicare dei minuti alla colazione. E’ una storia lunga il mio addio ad essa. Ora con Mel Robbins sono tornata sui miei passi. Non è merito di un’americanata, ma di piccole convinzioni che crescono.
  29. Ho comprato dei libri di carta in libreria. Anacronistico, eppure che soddisfazione.
  30. Ascoltare le prove di un coro: fatto e questo approccio alla musica di L’Altroquando è una bella rivelazione, con e senza Kwak (sì, la birra).
  31. Ho capito il tè matcha. Ora devo imparare a spiegarlo agli amici. Finora ho fallito.
  32. Ho tenuto in braccio Margherita, la figlia di Concetta.
  33. Quanto è bello giocare con i propri nipoti! Lo so, li tiro in ballo ogni volta che nomino dei bambini.
  34. Dieci chili di biscotti e dolci di Natale. Sono questi i numeri che mi piace raggiungere quando sono in ferie.
  35. Ventitré piani: lo dice l’app del cellulare. Appena arrivata a Venezia a fine dicembre sembra che abbia camminato così tanto. Che bel fondoschiena che debbo avere ora.
  36. La Venezia che vorrei e l’inquinamento turistico sono le cose che credo di aver più citato quest’anno.
  37. Digital health è un altro tema in cui mi sono tuffata spesso.
  38. Elle, Internazionale, MIT Technology Review sono le riviste che ho letto più spesso.
  39. La poesia, che poi è prosa, di Auður Ava Ólafsdóttir. Dopo Hotel Silence è arrivata Miss Islanda.
  40. Selma Lagerlöf ed il suo Libro di Natale (e non solo). Un primo premio Nobel meritato.
  41. Sweet il libro che ha profumato la fine d’anno. L’ho regalato pure alla mamma con annesse istruzioni vocali che suonano più ho meno così “se leggi panna, usa la panna. Capito?”.
  42. “Zia mi senti?” le parole più dolci sentite al telefono.
  43. Tornare a Grado e finire in spiaggia.
  44. Andare a Venezia il primo giorno senza acqua alta.
  45. Imparare dall’app hi!Tide tutto o quasi sugli orari dell’acqua alta.
  46. Ho preso un taxi a Roma (forse più uno, ma meno di cinque). Insomma, accetto il fatto che a volte serve pure lui.
  47. Per me la primavera è meditazione … anche nel 2019.
  48. Ho scritto poco, ma ho molto pensato a cosa scrivere. Intelligente, vero?
  49. Ho ancora desideri.
  50. Amo ancora le cartolerie, Paperness inclusa.
  51. Sono tornata a twittare, poco. Il digital detox funzionò.
  52. Gloria Rovere, i suoi colori ed i nostri incontri. Piccoli gioielli che mi porto dietro.
  53. Posso scrivere che ho visto troppo il dentista?
  54. Sapiens è il libro che ho regalato di più. Yuval Noah Harari mi ha stupito per l’approccio alla Storia.
  55. Anche a casa della nonna ci sarà una tazza di tè. Quanta fiducia mi dona questa frase da Un’estate con la Strega dell’Ovest. Magie giapponesi.
  56. Ho passato un giorno a passeggiare su un’isola irlandese per poi sedermi in una spiaggia deserta e perdermi in un chowder al pub.
  57. E ballammo, Cavia ed io, ad un matrimonio in riva al lago.
  58. Ad un certo punto ho mescolato parole ed immagini inseguendo le Stories di Paperness.
  59. Le ceramiche senesi di Bianco e Nero e le chiacchiere attorno alle campanelle di Santa Lucia. Ecco gli istanti in cui mi abbevero serena.
  60. Raga! A 43 anni sono scesa per la prima volta in piazza. Non per politica, ma per una questione di educazione civica.
  61. Mariachiara mi ha convinta a fare una diretta su Instagram.
  62. Ho provato la lussuria del Banana Bread di Nigella con la tahina ed il cioccolato Mezzasoma.
  63. Ho il Forno Monteforte vicino a casa. Non ho contato le colazioni che mi ha donato. Segnalo i cornetti e la pizza bianca.
  64. Non ho scordato gli aperitivi in Birreria da Eataly a suon di amiche. Momento di girl power. Girl sempre, mi raccomando.
  65. Sorrido ripensando al viaggio che ho fatto assieme ad un sampietrino da Roma a Pordenone. Poi lui ha raggiunto Trieste. Tutto cominciò con La Strada Vestita.
  66. Plasè è ancora una tappa fissa. Sono questi i friulani che ammiro. Nel 2020 devo tornare al Casale Cjanor.
  67. Ho un MacBook. Mio.
  68. Abbiamo svuotato lo sgabuzzino e ho messo in ordine la cassettiera tutto in un giorno. Sono atti di eroismo che vanno segnati nella memoria.
  69. Ancora ed ancora aperitivi in terrazzo.
  70. La penpal cinese mi ha mandato la fotografia della sua figlia su Whatsapp. Sono legami nati quando il muro c’era ancora e aspettavamo un mese per leggerci su carta. Io, la Storia ed i legami che ho avuto la fortuna di tenere in piedi. E’ il momento del Grazie al vento.
  71. E così si spiega perché ho cominciato ad ascoltare Cinesi d’Italia.
  72. Mi sono lasciata fotografare. Ridevo.
  73. Ho un orologio con le fotografie dei miei nipoti. Ogni sera l’ho visto prima di andare a dormire.
  74. Bello Bevere in riva al Tevere. Memories di un’estate romana.
  75. Ho portato mamà al Tram Depot.
  76. Sono andata ad un matrimonio con i pantaloncini dorati.
  77. Ho regalato un vermut andaluso. Lustau è il suo nome.
  78. Dante a Castel Sant’Angelo: l’ho ascoltato più di una sera.
  79. Ci fu il compleanno di una 96enne.
  80. Ho letto prima di dormire. Direi di averlo fatto ogni giorno.
  81. In media ho camminato 7632 passi ogni giorno, pari a 11 piani o 5.5 km. Ad agosto ho fatto molto di più.
  82. Per fare le lasagne, mi sono riletta su Dissapore.
  83. Domitilla Ferrari è stata ed è la mia motivatrice in incognito.
  84. Ho visto alcuni miei capelli bianchi.
  85. Tutto ciò in cui crediamo è una scelta. Qui do ragione a Marie Forleo.
  86. Ho ammirato James Corden. Quanta professionalità in Fecanos. Quante volte l’ho visto leggendo Bad Blood.
  87. Mi sono rifugiata nei documentari di Rai 5.
  88. Ho abbracciato chi mi ha regalato a Natale la grappa Nonino.
  89. Kings of the Yukon mi ha insegnato molto tra salmoni ed “indiani”.
  90. Mi sono preoccupata della plastica ed ammirato Greta. E’ come se la sedicenne dentro a me avesse scalciato ancora.
  91. Sono stata felice al Killarney National Park.
  92. Tra tutoraggio e mentoring mi sono messa in gioco.
  93. Ehi, ho ceduto al Black Friday.
  94. Ho aperto gli occhi con This is one decision that can absolutely ruin your career success.
  95. Mi è piaciuta Letizia Battaglia agli Stati Generali.
  96. Abbiamo visto l’Eurovision Song Contest non dal divano di casa.
  97. Ho imparato dell’arte a Szentendre grazie all’Accademia di Ungheria a Roma.
  98. Per la prima volta ho usato una planetaria ed ora la prendo a prestito .
  99. Ho visto meno tv, ma posso fare di meglio.
  100. Sul mio desktop ho messo la fotografia del post. Non mi sento sola e sono ancora a Sherkin Island.

4 Comments

  1. bello bellissimo post. Come sempre invoglia leggerlo tutto, dall’inizio alla fine. Fiera di essere in queste 100 cose!

  2. rossdibi says

    Ci scambiamo i grazie senza soluzione di continuità?! 🙂

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