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Irlanda del Sud: percorsi, ricordi e sapori

L’estate fa finendo, ma non mi metto a cantare. Avrei l’età giusta, un po’ meno le abilità, per farlo. Preferisco far scivolare la tipica nostalgia da pomeriggio di fine estate in un leggiadro racconto sui giorni in Irlanda del Sud.

Un pezzo di Wild Atlantic Way

A fine agosto bisogna pur vantarsi con qualcuno delle proprie vacanze anche se l’abbronzatura è quasi invisibile. Mi basta, però, vedere quanto rilassata è la pelle della mia fronte per avere la controprova che è stato un viaggio al limite del perfetto.

Niente bicicletta neanche quest’anno. Abbiamo, però, raggiungo col 2019 un punto di equilibrio: 7 viaggi estivi in bicicletta seguiti da 7 viaggi in automobile. Il futuro apre le strade a nuove soluzioni diplomatiche. Godiamo l’ora.

Un ora fatto di un’infinità di verdi ricordi dell’Irlanda del Sud. Dublino e Cork hanno aperto e chiuso la nostra vacanza. Nel mezzo una Opel Corsa, presa a noleggio a Cork, ci ha portato alla scoperta della Wild Atlantic Way tra le contee di Cork e Kerry. Abbiamo “scoperto” la nostra costa sud dell’Irlanda.

Più che la pioggia, ricordo l’onnipresente vento irlandese.
Più del cielo, ho nostalgia della gentilezza irlandese. Non mi era mai capitato di essere ringraziata per l’educazione dalla proprietaria di un B&B.
Più che dalle note di flauto irlandese, vorrei ancora farmi avvolgere dai suoni e dai volti della natura. Chi si ricordava il canto dei gabbiani “veri” che non hanno bisogno della spazzatura per vivere? Chi poteva immaginare lo sguardo di una mucca al pascolo che un po’ si sentiva disturbata da me? E poi, quella pecora là, si sarà veramente messa in posa appena ha visto il cellulare o è stato un semplice caso?

Della guida a sinistra è rimasto poco. Affrontabile sopratutto con una stressante navigatrice come me 🙂
Posso confermare che certe strade, lontano dalla Wild Atlantic Way, sanno essere a doppio senso anche a se a careggiata ampia quanto un’automobile. Ma la geometria e la civiltà locale sanno risolvere ogni cosa. Lì, oltre che gentili, sanno rispettare i limiti di velocità e le precedenze.
Ammetto, non troppo a margine, che per paura di certi tornanti lungo il ring of Kerry e dei pullman turistici abbiamo cambiato il percorso. E meno male sennò ci saremmo persi il tratto da Kenmare a Killarney. Spettacolare!

Tra chowder e pizza

Mescolo la nostalgia e mi calo nei sapori.

In terra d’Irlanda ho imparato qualche parola in più come la West Cork Fish Chowder, il Dublin Coddle e pizza!

In ordine, il chowder è una zuppa di pesce dalla densità variabile. Infatti, ho confrontato il chowder della Sherkin Island con quello di Valentia Island.

Sulla terraferma, invece, a Dublino al pub JW Sweetman ho optato per il coddle. Il coddle è un piatto che nasce, così si dice, dagli avanzi, che può essere anche nobilitato in tanti modi ivi incluso quello di scegliere bene la carne, in primis le salsicce. Si discute, almeno tra me e la Cavia, se sia una zuppa o meno. A mio dire, lo è.

Poi, c’è stata la pizza.
Lo so, fa troppo italiano andare all’estero e rifugiarsi in una Margherita. Stavolta l’ho fatto per colpa della fama di Pompeii (con la doppia i). Non solo era citata dalla Lonely Planet, ma anche alla reception del nostro ostello c’erano degli entusiasti estimatori.
Si tratta di una pizzeria dentro una birreria. C’è anche l’angolo cocktail, ma non puoi ancora immaginare come una volta seduti sotto il pergolato del Franciscan Well il profumo di pizza vinca su ogni reticenza.

Per saperlo vai a Cork. Ringrazia che non ti mandi fino allo Skellig Art Caffè di Ballinskelligs, perché anche lì fanno una pizza col lievito madre che sorpassa in fatto di qualità la maggioranza delle pizze che puoi trovare a Roma. Sembra proprio che la nuova chef, Rebecca Leech, sappia il fatto suo.

PS. Quella di Cork ha forti origini romane, almeno ascoltando l’accento di chi infornava una pizza dopo l’altra.

Irlanda del sud imperdibile (secondo me)

Sono pronta a mettere nel cassetto dei bei ricordi la giornata passata a Sherkin Island, la scoperta del Killarney National Park ed il percorso a piedi oltre Cill Rialaig nella penisola di Skellig.

Il pub dei sogni lo abbiamo trovato!
Il suo nome è The Jolly Roger e sta sulla Skerin Island, a 10 minuti via mare da Baltimore. Accogliente, birre e sidro anche locale e una buona cucina. Il tutto in un ambiente come noi italiani ce lo immaginiamo e colmo di legno. Ed è stato l’unico posto in cui ho trovato una testimonianza – fotografica – del potheen, un distillato di patate ora illegale.

Per del soda bread, e non solo, speciale, al mercato di Cork c’è la bancarella dell’Alternative Bread Company.

Per chi ha bisogno di un po’ di cultura, c’è la Crawford Art Gallery a Cork. Possiamo vantarci quanto vogliamo di avere il più grande patrimonio artistico mondiale, ma qui sanno come allestire e gestire quello che hanno. Per affrontare il tuo scetticismo, l’ingresso è gratuito ed è aperta anche parte della domenica.

Concludendo, ci incontriamo nella spiaggia di Owenahincha?
Lì ha cominciato ad aver effetto su di noi l’incantesimo irlandese.

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