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Ottolenghi’s style: Torta di semola e mela

Di lui mi fido.
Imparo, sogno, mischio emozioni e mi ritrovo in cucina.
Spesso non lo imito, ma ne seguo i metodi.
E’ da un mese nel mio salotto, ma oramai è uno di casa.

Mia sorella per Natale mi ha regalato un bellissimo libro di cucina, uno di quelli che vive con me e io faccio vivere da noi.
Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi è l’ultima fatica editoriale di questo duo nato a Londra da un incontro casuale, come nelle migliori  tradizioni. Yotam aveva oramai abbandonato da tempo il suo dottorato, entrambi si erano trasferiti da Tel Aviv, ma non si conoscevano. Uno ebreo e  uno musulmano. Cosa possono fare nell’ombelico del mondo? Innovare.

Se a dicembre leggevo sulle pagine del New Yorker come Ottolenghi e Sami han dato vita all’Ottolenghi che spopola oltre Manica. Se a dicembre scoprivo che dietro il nome Ottolenghi si nasconde una famiglia di matematici e agenti del Mossad, con radici fiorentini, che sofferse la perdita del fratello maggiore di Yotam. Se rimanevo a bocca aperta davanti la vita di Yotam, fatta di dottorati e di svolte di vita. Era sì un intelletuale, ma si appagava nutrendo gli altri, come se le parole, la filosofia della mente prima di quella della vita, non bastassero a vivere quest’ultima.
Ora quasi addento l’effetto di questi destini incrociati sulla cucina di casa mia.

Tra le pagine di Jerusalem si scoprono i diversi cuori palpitanti di una città crocevia di storie, ancora prima che di Storia. Mi trattengo dal filosofeggiare sul fascino e le rabbie del Medio Oriente.
Leggere come la cucina supera o coabita con tutto questo è già un piacevole dovere.
Perché le discussioni sul migliore hummus di Gerusalemme sembra non conoscano confini tra i quartieri della contorta città.

Ed in mezzo a questo sfogliare e pensare ecco la torta di semola imbevuta di sciroppo. Un’immancabile presenza in tutto il Medio Oriente, così imparo.
In Jerusalem ne viene proposta una versione con succo e marmellata di arancia mischiati col cocco.
Io ho aperto il frigorifero e l’ho trasformata in una torta sempre di semola, ma arricchita con marmellata di pere (dono di un’altra Rossella), succo di mele e mela stessa.

Dubbi c’erano, ma mi fidavo di Jerusalem. Di lui mi fido. Sarà per l’insalata calda di cavolfiore che è già diventato un classico varie volte rivisitato, sarà per la fiducia che i volti dietro il libro mi ispirano. Per ora è fiducia sempre ben posta.

E’ una torta molto morbida e flessibile. Tagliata un fetta, ecco che scappa subito un’altra.
Ha il fascino del dolce. Meno appiccicosa delle attese.
Piacevole finale per alcuni pasti…alcuni, perché le fette non sono infinite 🙂

Torta di semola con succo di mela

90 gr olio extra vergine d’oliva
120 gr succo di mela
80 gr marmellata di pere
2 uova

35 gr zucchero di canna
90 gr farina tipo 00
90 gr semola di grano duro rimacinata
1 cucchiaino di lievito per dolci
1/2 mela annurca grattugiata

Per lo sciroppo:
35 gr zucchero di canna
45 gr succo di mela

Cominciare con il preriscaldare il forno a 170°C, perché la preparazione è veramente veloce.

In una ciotola unire l’olio extra vergine d’oliva, il succo di mela, la marmellata di pere e le due uova. Con una frusta amalgamare il tutto.

In un’altra ciotola mescolare lo zucchero con la farina tipo 00, la semola ed il lievito.

Unire agli ingredienti secchi quelli umidi. Con le fruste elettriche amalgare il tutto e sbatterlo per 2-3 minuti.
Poi aggiungere la mezza mela grattugiata, buccia compresa.
Mescolare il tutto ancora qualche minuto.

Versare il composto in uno stampo da plumcake da 24 cm di lunghezza. Se non è di silicone, prima passare del burro e della farina nello stampo.

Cuocere a 170°C per 45 min. Prima di togliere dal forno fare la prova dello stecchetto.

Poco prima che termini la cottura preparare il succo.
In una pentola versare il succo di mela e aggiungervi lo zucchero. Su fiamma media far sciogliere lo zucchero.

Spento il forno, atteso un minuto, togliere il dolce e cominciare a spennelarlo col succo.
Io ho proceduto per tappe. Ho spennelato ben bene il dolci, ho lasciato 5-10 minuti, perché il succo fosse assorbito e spennelato un’altra volta. Questo andirivieni è stato replicato due-tre volte.

Aspettare almeno un paio d’ore prima di assaggiare la torta.
La torta può essere tolta dallo stampo dopo 1-2 ore dalla fine della cottura e dello spennellamento.

Ottolenghi’s book 🙂 avverte che il dolce resiste anche 5 giorni. Il difficile è resistergli.

6 Comments

  1. Buongiorno cara!!!
    Sai, mi trovo molto a mio agio in un post in cui parli di Ottolenghi 😉 …. Sarà forse ora che acquisti questo libro? Oppure aspetto qualche tua altra ricettina di avanscoperta? 😉
    Buona (anche se uggiosa) giornata… 😀

  2. rossdibi says

    @Vaniglia O te lo faccio sfogliare con una birra:)

  3. Avevo sempre sentito parlare di Ottolenghi, così una volta a Londra ho colto l’occasione per provare uno dei suoi locali. E’ stata una piacevole scoperta, un mix di colori e sapori mai scontati e sempre ben bilanciati tra loro. I libri poi mi son sembrati uno più bello di quell’altro…per ora ho preso solo il primo, ma mi sa che non passerà molto tempo prima di acquistare gli altri 2!

  4. L’ho recentemente acquistato anche io questo libro. A furia di leggere recensioni entuasiaste, ho ceduto. In realtà non ho ancora avuto tempo di leggerlo, ma da una prima sfogliata sembra essere davvero interessante! 🙂

  5. Mi sembra sia venuta più che bene! Ma anche la ricetta originale mi ispira molto… penso che le proverò entrambe e poi ti faccio sapere quale mi (anzi, ci) è piaciuta di più!

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