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Lezioni sul progresso con i robot dei tuoi desideri

Lezioni sul progresso

Lezioni sul progresso con i robot: da Caterina a Supervicky passando per rock n’ roll robot. Ossia come tre ingegneri come Giorgio Metta, il cantautore Elio e Natasha Stefanenko sono giunti ad ipotizzare iRocco.

Lezioni sul Progresso è giunta fino a La società dei robot: nuovi amici o antichi schiavi?
Correva l’anno 2016 ed un 25 gennaio Giorgio Metta, Direttore dell’ iCub Facility all’IIT di Genova, ha affrontato l’eclettico cantautore Elio di Elio e le storie tese, seguendo il flusso delle domande di Natasha Stefanenko. Al Teatro Palladium (Roma) tutte le età e le perplessità erano presenti in sala e tra quelle c’ero pure io.

Robot èIo e Caterina di Alberto Sordi, Supervicky rock n’ roll robot?
Realtà o no, superati gli anni Ottanta, quando si sente la parola robot si pensa subito a come può esserci utile. E’ come se fossero già tra di noi, anche se Giorgio Metta non vuole neppure tentare di dire quando questo potrebbe accadere.

Che cosa ti faresti fare da un robot? Ti faresti salvare? Pulire casa? Se ne sono pensate molte a Lezioni sul progresso. Elio è giunto a sognare, persino, un iRocco…Rocco dal nome di un benemerito attore, chiaramente. Anche se la pensata più pericolosa, e lo dice una donna, è il robot personal shopper.

Lezioni sul progresso umanoide

Tra imparare e pensare, twittare, ascoltare e irridere (quasi) chi gli sforzi li fa per fare il robot perfetto, a Lezioni sul progresso ho imparato che:

  • Siamo dei copioni. “Copiamo la natura per fare robot umanoidi” l’ha detto Giorgio Metta.
    Vogliamo copiare la natura anche quando sogniamo un futuro più umanoide che umano. Anche qui, quindi, sembra che non riusciamo a fuggire all’ironia che ci lega alla natura. Voglia di superarla eppure senza di lei ci sentiamo persi.

  • A propria immagine e robot. Giorgio Metta ha solo accennato, eppure è uno spunto che mi è rimasto. Sembra che i robot debbano somigliarci affinché possano “pensare umano” … e capirci.
  • Un robot è complesso quanto un uomo. Ridete, ridete della complessità delle donne, ma anche questa contribuirà a creare il miglior robot possibile. Le difficoltà di chi lavora alla robotica sono di copiare l’essere umano ed già alzare un bicchiere è complicato, figurarsi poi far pensare un uomo e far copiare quell’uomo a quel robot.
  • Pochi ma buoni, non i robot ma gli scienziati che si occupano di robotica. Sembra che un convegno internazionale di scienziati della robotica non conti più di 300 persone. Pochi! Ma buoni se sanno tutti spiegare il loro lavoro come Giorgio Metta: semplice, lineare, eppure capace di rendere concreta la complessità.
  • Non un solo robot. Da iRocco ai robot che affronteranno i nostri disastri o che aiuteranno a superare le nostre barriere. Diverse dimensioni e ruoli, diverse complessità ed ovviamente costi. E se avessimo affrontato il disastro di Fukushima con un robot mandandolo subito a chiudere quella manopola che avrebbe evitato ulteriori danni ambientali?
    Ci sarà un momento nel futuro in cui il “prima le donne ed i bambini”  diventerà “prima i robot“?!
  • Di mezzo c’è l’INPS, persino lei. L’INPS sta finanziando studi di fattibilità per protesi umani che potranno essere, poi, eventualmente rimborsate. Un robot indossabile per tornare a camminare, una mano robotica per riavere una mano sembrano essere le frontiere future più a portata di robot.
  • Servono algoritmi per la novità (non solo) ai robot. Come si cresce? Affrontando scenari nuovi ed imparando anche da quelli. Nella nostra complessità lo facciamo inconsciamente. Un robot non ancora. Ha bisogno di algoritmi per gestire le novità da un nuovo oggetto, non pre-memorizzato, ad un gradino più alto.
  • Non lasciate suonare Chopin ad un robot. Elio ha lanciato un video del pianista Roberto Prosseda che mostra chiaramente come robotica e Chopin non si parlino ancora. Il robot è perfetto, Chopin è celestiale.

  • Non basta un ingegnere per fare un robot. Un po’ come per montare i mobili di Ikea 🙂 Psicologi, matematici, esperti di neuroscienze, chi più ne ha, più ne metta. La complessità umana e la complessità di semplificare e codificare fanno sì che per essere robotici non si può progettare su un’isola deserta. Serve l’apporto di diverse competenze.
  • E’ complessa l’economia anche per un robot. Arcano svelato: ho studiato economia e vedo problemi di sostenibilità ovunque. Ho apprezzato molto come Giorgio Metta ha tenuta testa alle paure complottistiche che anticipano il futuro umanoide ed anche come abbia accennato alle criticità economiche del primo robot in tutte le case. Dov’è il robot oeconomicus con batterie che hanno bisogno di ricaricarsi meno frequentemente di quelle di uno smartphone? Che è meno fragile di un settantenne?

Detto questo, Che cosa ti faresti fare da un robot?

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