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Counseling e cibo: chiamalo M_eating se vuoi

counseling

M_eating Sensoriale Blogger Edition: l’evoluzione di un’esperienza di counseling incentrata sul cibo

Che siamo disposti ad elargire consigli, è un dato di fatto. Che siamo tutti avidi di scovare la pietra filosofale, è un’altra innegabile realtà. Ma avvicinarsi al counseling non è qualcosa che capita per caso. Ti invitano 🙂

Counseling e cibo: che è?

Wikipedia per il counseling parla di attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente. EIDOS, invece, ha come slogan Professionalità e passione al servizio della persona.
Scusami, non ti ho presentato EIDOS. E’ un’associazione romana di professionisti della relazione d’aiuto. Insomma, di persone che credono e lavorano sull’equilibrio bioenergetico, si dedicano alla riflessologia plantare, fisioterapia, osteopatia e tocco pranico ed affrontano i problemi attraverso il counseling vero e proprio.

Il 13 gennaio 2015, EIDOS ha organizzato una serata per un gruppo di blogger capitolini con la “scusa” di un #M_eating. Ironica e cripticità degli hashtag a parte, M_eating è stata un’occasione di counseling e cibo di gruppo organizzata e gestita principalmente da Maria Grazia D’AgataGiulio Uffreduzzi.

Non se il tono serio e compito tenuto fin qui ti ha messo un po’ di curiosità. Credo proprio di no. Ma abbia fede, ora mollo i panni del report e mi calo nel mood vero di M_eating.
Allaccia le cinture, pardon i tovaglioli e via…

M_eating: counseling e cibo e…

Il primo messaggio fu alquanto oscurio, diciamo pure ambiguo e dispersivo:

Hai mai provato il trattamento emozionale con il gusto?

Tu come avresti risposto?
Io Sì. L’ho messo nero su bianco nell’email di risposta e sono andata al M_eating. Agli inviti di Giulia Murdocca non dico (quasi) mai di no.
Cambiata d’abito, aspettato il bus, raggiunto EIDOS e …Blogger giunti, serata avviata.
Il M_eating si svelato ed è diventato:

  • un libera tutti. Le timidezze iniziali si sono tramutate in risate senza soluzione di continuità. E’ bastato che la spontaneità si sedesse sull’ultimo cuscino libero;
  • una grande tavolata, altezza, pavimento stracolma di cibi invitanti. Tempo medio di aggancio di un pezzo di pizza bianca? Questione di secondi 🙂
  • una serata con un special guest: la rabbia.
    Sì, lei, la fulgente rabbia. Il caso e la statistica hanno voluto così.
    Prima di arrivare al #M_eating, ai blogger era stato chiesto di mettere in ordine di importanza 12 sentimenti.
    Il premio per il feeling mediano se lo sono contesi la rabbia e la nostalgia. Ovviamente la prima ha scavalcato la più remissiva seconda.
    (PS. L’animo statistico mi ha fatto scrivere mediano. Deviazione e perversione professionale. In parole semplici e vere, la rabbia era il sentimento a cui, quasi tutti, hanno assegnato il punteggio intermedio, pari ad un bel 5. Batti cinque!)

M_eating counseling

  • un dare l’anima a delle citazioni. Maria Grazia e Giulio hanno selezionato della frasi. Ogni blogger ha pescato la sua dalla ciotola della rabbia (che per la cronaca è giunta integra a fine serata. Niente cocci per terra).
    A turno, ognuno ha letto la sua frase. E non è finita qui.
    Ognuno ha detto se, come e perché quella frase si legava alla sua rabbia. Poi, via ai commenti degli scalmanati blogger (ma non erano riservati all’inizio?)
    Patrizia ha aperto le danze: “Ma si conta fino a dieci prima … o dopo che l’hai steso con un pugno in faccia?“;
  • una sfida a ciò che pensavo (e spero pensavamo) tutte sulla propria ed altrui rabbia. Insomma, neanche con questo repentino e lacerante sentimento si può dire gatto se non ce l’hai nel sacco:
    Dei miei momenti di rabbia mi vergogno (lo sappia quello a cui è arrivato un fulmineo str…o un giorno), mi sfuggono;
  • una ricerca tra sentimenti, ricordi e parole.
    Non so come (si fa per dire) siamo passati dal cibo, alla rabbia, alla giustizia, all’annacquamento delle parole, alla confusione,  all’ordine, allo yoga, al controllo, al farsi trasportare fino … a fragorose risate (chissà quanto apprezzate dai vicino). Oops, ti scrivo ancora delle risate;
  • un’associazione non forzata tra cibo e sentimento.
    Prima Meg Ryan, poi il cibo che associ alla rabbia. Dai dillo. C’è.
    Ci ho pensato poco e subito mi si sono palesati loro. Mi ricordano non dei precisi momenti di rabbia, ma sono un simbolo di qualcosa (e non qualcuno) che può accendere la miccia.
    Mi schiarisco la voce …Il cibo che associo sono gli spaghetti scotti conditi con sugo al pomodoro annacquato (to’, un’altra parola che torna).
    Li ho mangiati ogni giorno, domenica esclusa, al ritorno da scuola. E’ il cibo prediletto dal più grande amante della routine che conosco. Vediamo se si riconosce un po’.
    Fanno rabbia? A me sì, sono il simbolo della non volontarietà a fare quel qualcosa che amo: cambiare!
  • un confronto, un incontro acritico. Mi spiego. Nessuno è stato bannato, etichettato, criticato per ciò che diceva (o sentiva), sennò non saremmo mai finiti con lo sganasciarsi dalle risate (Mi controlli se lo Zingarelli riporta questa espressione?);
  • un incontro mai scontro. Si sono usate espressioni forti, ma che non hanno lasciato segni verso i savoiardi, i pavesini, gli anni Ottanta, i quarantenni, le colonie estive, il pane con la cioccolata, i cibi etero e gay, la ricotta, i mac menu delle nonne siciliane etc. etc.;

counseling e vino

  • diciamolo, un percorso degustativo un po’ random.
    Il Food & Wine & Blogger Counseling perfetto:)

In conclusione, sì, l’ho detto una volta “Voglio lo stesso piatto della signora“. Per la cronaca è stato per una sorta di Sacher Torte in un locale a Grinzing (Vienna).
E mi piace pensare di contare fino a 10 dopo … il pugno (metaforicamente parlando, forse).

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