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Salone del Turismo Rurale: alla scoperta della RurEALITY d’Italia

Salone del Turismo Rurale: può  il Turismo Rurale finire dentro un Salone? A Verona ci hanno provato

Per quanti anni la mia sorellina ha voluto andare alla Fiera dei Cavalli di Verona? Molti, tanti e pure troppi, talmente troppi che alla fine è stata la sorellona a finirci con la (non) scusa del Salone del Turismo Rurale.
Il Salone del Turismo Rurale è la sorellina della Fiera dei Cavalli. Nel 2015 hanno compiuto rispettivamente 1 e 116 anni. Entrambi hanno voluto festeggiare dal 5-8 novembre con 160 mila visitatori.
Il Salone del Turismo Rurale è giovane, ma vispo. Non soffre di alcun senso di inferiorità, forte dell’attenzione crescente che il turismo rurale calamita su di sè.
La prima edizione del Salone ha potuto contare su 200 espositori distribuiti in maniera molto ragionevole su 15.000 mq espositivi. L’imbarazzo della scelta c’era dalla varietà di prodotti presenti all’alternarsi di stand, showcooking e degustazioni. Bastava studiarsi bene il programma.
Così è successo che …

Turismo Rurale è…

Non è ma un sono. Il Turismo Rurale sono aziende agricole che lavorano e trasformano i prodotti della terra, ma non si fermano a questo. Pensa agli griturismi, fattorie didattiche, fattorie sociali. Hai bisogno di esempi più concreti?
L’Agriturismo Tre Rondini di Vigo di Legnago, che mi ha ospitato insieme ad altri blogger durante il tour da cui prende vita questo post.
Ma fanno parte del turismo rurale anche i Musei Rurali Famigliari – Una rete vivente di memorie contadine del Consorzio Agrituristico Mantovano. Dal Museo dei meloni antichi al Museo ApeTilia nell’Oltrepo Mantovano non si pecca certo d’iniziativa, accoglienza e memoria storica.

RurEALITY e Turismo Rurale

RurEALITY altro che real tv. RurEALITY è il contatto con la vita rurale che il turismo, appunto rurale, vuole promuovere. Mettiamoci Alla Ricerca della RurEALITY con un video.

Alla ricerca della RurEALITY from Ma che ti sei mangiato? on Vimeo.

I prodotti del Salone Turismo Rurale

Non si vive di sola aria, ancor meno dentro il Salone del Turismo Rurale.
Non ho potuto che mescolare l’aria veronese con:

  • i formaggi dell’Agriturismo San Faustino tra cui spicca il Fatulì, presidio Slow Food e che a breve finirà in un risotto di mele;
  • le chicche di formaggi di Rotolo Gregorio. Formaggi barricati od ottenuti mescolando latte di vacca e pecora: tesori profumati tra cui perdere i sensi come si fosse nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Tra Lazio e Molise c’è il suo Bio Agriturismo Valle Scannese. Io te l’ho detto e Agnese Gambini te lo mostra ancora meglio nel suo perfetto reportage;
  • la farina di mais cinquantino di La Bona Usanza. Ne avevo sentito parlare a lungo del mais cinquantino, non gli ho quindi resistito. Così pure i tizi de La Bona Usanza non hanno che potuto mettersi alla ricerca di questo mais molto diffuso fino agli anni Sessanta pure nella campagne marchigiane. Ora lo raccolgono a Serra de’ Conti (AN) e lo macinano a pietra presso il Molino di Sirinaldo Spolentini ad Arcevia;
  • LaDoppiia che sorpresa! Una birra che presto cambierà nome, ma che ha chiesto di essere assaggiata sia nella versione lager hell (Terra), sia sotto il nome Tempesta, ossia dunkel weisen. L’Azienda Agricola Bottarelli Igor semina e raccoglie l’orzo distico Tunika e punta ad un prodotto biologico e locale;
  • l’Amaro di Birra Alta Quota esposto è stato un grande desiderio, da soddisfare as soon as possible. Ma è tutta la Birra Alta Quota di Cittareale (Riete) che non scherza. Solo lei ha le Birre Estrose e utilizza il sedano bianco di Sperlonga. Un progetto in fermento dal 2010 e di cui conoscevo la birra di farro Omid e di cui, al Salone, ho incrociato la sua Principessa;
  • birra, birra ma pure Durello. Prende vita dal vitigno autoctono dei Monti Lessini (Verona) detto Durella. L’uva dalla buccia grossa e ricca di tannini si caratterizza per il  sapore acidulo. Fin dal Medioevo se ne ha memoria e non ci si stufa di tramandarla;
  • e per finire l’Acetaia Giusti. Giuseppe Giusti trascrisse la ricetta dell’aceto balsamico nel 1863, ma fin dal 1605 l’acetaia è attiva a Modena. La famiglia Giusti, giunta alla 17° generazione, non si è stufata dei poteri dei legni di castagno, gelso, ginepro, ciliegio e rovere. Non si ferma neppure di fronte agli incrocio dell’aceto balsamico con i mirtilli o i fichi.

Un video per farti capire il clima degustativo 🙂

Il Salone del Turismo Rurale 2015 from Ma che ti sei mangiato? on Vimeo.

Deve crescere il Salone del Turismo Rurale?

Assolutamente sì.
Dovendo spronarlo per farlo crescere bene, segnalo solo due piccoli talloni d’Achille del Salone del Turismo Rurale:

  • il Salone alla sua seconda edizione si spera abbia una migliore copertura nazionale. Non solo io, friulana, son rimasta male dall’assenza di prodotti bandiera della mia regione, ma anche i siciliani. Il successo della prima edizione motiverà di certo una ancora più capillare partecipazione;
  • il Salone lo si è capito che non vuole essere una fiera di paese e che vuole promuovere non solo il prodotto finito, destinato alla digestione, ma tutto ciò che cade sotto la parola turismo. In mezzo ai prodotti comparivano alcuni stand turistici (musei, enti del turismo ed agriturismi): per questi forse c’è da migliorare la visibilità.

Buona la prima, ora non resta che affrontare la seconda…nel frattempo godiamoci il turismo rurale.

 

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