38 anni
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La (ri)carica dei 38 anni: un approccio non teorico

38 anni: compleanno alle spalle, è tempo di darsi da fare

Ci sono campanelli, richiami. Non mancano stupidi pregiudizi. La lucidità dei 38? La paura dei 40? L’estro dell’età qualunque?
Bullshit…direbbero gli americani. Cazzate dico io. Lo dico, forte, chiaro.
Ho aperto gli occhi sul tempo. Orgogliosa, direi fieramente, di ciò che è stato. Orgogliosa, dico testardamente, di ciò che vorrei fare con lo stesso spirito.

Ho visto il 38, l’ho persino atteso il 24 maggio 2014.
Mi attirava quell’otto: tondo, pacioccoso, godereccio.
Per una convinta come me che i trenta sono meglio dei venti, non ho voluto farmi fuggire neppure questa occasione.
Il 38 fa la donna (gazza) ladra?

Ho deciso di fare questo anno mio, tutto.
Basta sentirsi con l’acqua alla gola.
Basta farsi prendere dal timore di non farcela.
Basta con questa crisi economica che attanaglia la psiche oltre che il portafoglio.
Basta con letture esistenziali e pessimiste. Non è quella la mia trama.
Basta con gli alert mentali del papà, quelli che ti bloccano, quelli che ti fanno pensare solo agli ostacoli. Come si domandava Luigi Veronelli “Sai che fai quando piove? Lascia piovere?“. Sì, lascio piovere e vado avanti per il mio sentiero, anche perché con l’estate che non c’è stata…
Basta con le vocine insidiose di mamà.
Devo essere io. Questo anno è mio.

Mio: fatto di io, lui  e gli altri. Stay calm, non elimino ciò che mi sta attorno.
Voglio vivere a mio modo e ho cominciato con:

Il quaderno dei 38 anni ossia Decidi

Se lo sa mia madre che ho usato un quaderno Moleskine per scriverci su i miei capricci da 38 enne, mi direbbe: “Ma sai quanto costa?”.
Se lo so io che ancora penso a cosa può dirmi mia madre, divento rossa dall’imbarazzo.

38 anni_quaderno

Fatto sta che ho preso un quaderno Moleskine, sogno di tanti anni e regalo di un marito (il primo 🙂 ), e ho messo nero su bianco:

  • obiettivi di lungo termine;
  • punti di forza;
  • punti di debolezza;
  • cose che voglio imparare e migliorare;
  • eventi a cui prima o poi dovrei partecipare;
  • scenari per il futuro;
  • letture per crescere (ancora).

Aperto, scritto e posto accanto al divano.
Serve?
Sì, serve. Serve se lo vedi, lo apri e ti ricordi perché l’hai fatto.
Sì, serve. Dopo settimane intense che ti distraggono dai tuoi obiettivi, te li ritrovi nero su bianco e riscopri quella fiamma che ti arde ancora dentro.
Sì, spero che servirà…intanto, lo apro, ci scrivo e lo leggo.

Poche parole d’ordine per farlo:

  • sincerità, a me stessa non racconto balle;
  • schiettezza, so cosa sono e so che qualcosa posso ancora cambiarla;
  • motivazione, quella motivazione che ti fa dire che non sono gli altri a decidere chi sono. Già i geni fan troppo;
  • amore per le missioni impossibili. Io sono una di quella 🙂

Il piano dei 38 anni ossia Pianifica

Per tenere in piedi questa baracca e far tutto, doveri e capricci inclusi, non manca che pianificare.
Col quaderno dei 38 anni mi sono date le priorità e ho tracciato una linea immaginaria verso gli obiettivi.
Ora è tempo di rendere (o cercare di rendere) concreta quella linea. Non rimane che rimboccare le maniche e fare tutto.

38 anni_pianifica

Se lo sa mia madre che voglio fare tutto questo, mi dice (lo ha già fatto): “Non seguire troppi progetti, tu non puoi farlo“. Cuore di mamma che si preoccupa della mia salute, più fisica che mentale.
Se lo sa mia madre, che non la sto a sentire 🙂 E se lei dice io, io dico sì ancora più forte.
Ma mi conosce. Ci conosciamo da tempo.

Eccomi allora con l’agenda in mano a bilanciare doveri, capricci ed energie.
Riprendo mentalmente in mano i 7 Pilastri del Successo, che mi aiutarono in un momento no dell’Università, e rivedo tutto quanto in termini di:

  • impegni settimanali. Dicono che aiuta vedere il da farsi con una griglia di sette giorni;
  • obiettivi settimanali. Non obiettivi esistenziali. Mi fermo la domenica e scrivo il minimo che devo fare;
  • scenari mensili. Questi solo per capire meglio quali eventi mi perderò o quando vorrò fermarmi un attimo.

Per tutto questo ancora non esiste un quaderno. Sto valutando ancora varie opzioni “gestionali”.
Nel frattempo imbastisco con l’A-team un piano ben riuscito.

La stanza dei 38 anni ossia Fermati

Se lo sapesse il papà, che a 38 anni finalmente la sua Furia* ha imparato a prendersi delle ore di riposo.
Se lo sapesse il papà, che per me riposo è fare qualcosa che mi piace.

Una stanza tutta per sè diceva Virginia Woolf.
Un lusso per me, però io mi ritaglio il mio tempo, anzi costruisco una stanza temporale.

Ho imparato un paio di anni fa a lasciarmi la domenica tutta per me: niente computer, niente post da scrivere, ma letture o noia in libertà. Peccato solo che poi è arrivato lo smartphone nuovo che ha stravolto la routine e che piccoli e grandi impegni abbiano riempito la domenica.

Ora torno sui miei passi e mi sono imposta, nero su bianco, di concedermi la domenica per me. Ed in quel me ho inserito, oltre le solite letture, anche quella cura che sa divenire vanità.
Qualcuna mi ha ricordato che esiste il mondo frivolo, così dopo tante cose il mio fermarmi sarà fatto di:

  • riviste femminili;
  • libri scelti da me tra seri e faceti;
  • trucco e parrucco. Sto scoprendo il mondo del vegan beauty, mi sto facendo una cultura sul make up cruelty free e so cos’è un trucco smokey eye. Così come seguivo la Formula 1 all’università per capire lunedì Veronica, ora studio il make up per …beh non lo so ed non è necessario saperlo;
  • scrivere, ovviamente su carta;
  • definire gli obiettivi dei 7 giorni che verranno.

Ora mi fermo, perché il post ha detto quello che dovevo dire.
Tu come ti (ri)carichi quest’anno?

38 anni_fermati

*da piccola mi chiamavano Furia. Si narra che non stessi mai ferma. Si dice anche che chiacchieravo molto e mi divertivo un sacco. Sul divertimento ho memoria anch’io. Sul resto, sono voci.

 

 

 

7 Comments

  1. questo articolo mi trova con un quaderno bianco a righe accanto al computer, con un elenco di letture da fare, con il proposito di crearmi quella stanza temporale di cui parli, per fermarmi.
    Come mi ricarico? non l’ho ancora capito, e spero di trovare un modo prima di finire la batteria.
    Articoli come questi, però, mi ricaricano, e mi fanno lo stesso effetto che ti fa rileggere il quadernino accanto al divano, riaccendono la fiamma.
    Grazie

  2. 36 anni. Nell’ultimo anno,ho scritto mentalmente questo post almeno due volte al giorno.
    Quindi sulla teoria sono preparatissima.
    Ora devo capire come passare alla pratica realmente e felicemente.
    🙂 bacione

  3. rossdibi says

    @Juls @Cate Sono in ottima compagnia.
    Il quaderno per me ha cambiato molto. Una cosa così banale. Ho letto un mare di libri, di post che dicevano di mettere le cose per iscritto. Non ci credevo. Me le segnavo in testa e basta. Tre mesi fa l’ho fatto. Dopo alcune settimane ho visto il quaderno, l’ho aperto e ha fatto il suo effetto. Mi sono ricordata di dove voglio andare e ho fatto un piccolo passo quotidiano verso quel desiderio.

    La stanza temporale è importante. Non ce nulla da fare. Facciamo troppe cose, a volte bisogna fermarsi a fare quello che ricarica. Per me la domenica è il momento ideale. Domenica pomeriggio per l’esatezza. Il marito va dalla mamma a pranzo. Io ho i nostri 35mq tutti per me. Ammetto che una parte del tempo è dedicata alle pulizie, ma poi…una doccia, un pasto leggero e poi letture.
    Yogurt o un frutto, un pomodoro addentato come quando correvo a mangiarlo di nascosto nell’orto della nonna …Poi finché fa caldo mi siedo per terra, accanto alla finestra grande della camera. Mi godo la luce naturale, un bel libro (anche di cucina) e quell’ora che resisto lì, per terra, mi rigenera.

  4. Un quaderno per segnare, per progettare…ne comincio uno l’anno, a dicembre lo scelgo, lo compro tutta contenta scrivo i propositi…ma i progetti non fanno per me.
    Segno ancora tutte le cose in mente, anche adesso che c’è solo un uragano di pensieri e cose da fare. Mi piacerebbe imparare da te da Giulia come si fa, a fissare i progetti e a seguirli per non perdersi.
    Intanto questo post mi ha fatto riflettere e mi ha portato in un blog che non conoscevo e che da oggi seguirò
    🙂
    Buon compleanno in ritardo

  5. Il mio trainer di PNL dice spesso che quando non si riesce a raggiungere un obiettivo è perché non era ben formato e quindi la nostra mente inconscia, quella che ci sostiene e ci sprona ogni giorno non lo capisce e non lo fa suo. E che un obiettivo è un sogno con una data di scadenza.
    Un esempio: è molto diverso dire “vorrei leggere di più” o “per il prossimo 31 dicembre voglio aver letto almeno 4 libri di Tizio. Ogni giorno gli dedico un’ora alla sera dopo cena”.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi? quale delle due frasi è più comprensibile per l’inconscio?

    😉

  6. rossdibi says

    @Flo Sarà che io vivo tra contratti a progetto da 14 anni oramai, ma mi son detta “Faccio tanti progetti per gli altri, è tempo di pensare a me”. Prima di arrivare al quaderno ci sono state negli anni varie prese di coscienza. Quest’anno voglio indirizzare meglio gli sforzi. E si vedrà cosa succederà.

    @Daniela Di sicuro darsi un obiettivo concreto è il vero passo. Al di fuori del lavoro “ufficiale” sono cosciente che finora tra opportunità sorte ed energie da calibrare alla fine ho un po’ deviato dall’obiettivo vero. Ora voglio costruire tassello su tassello quell’obiettivo.

  7. Cara Rossella,
    tu lo sai già, perché non l’ho mai nascosto, che per me sei un grande punto di riferimento.
    Tra i primi fellow blogger che ho scoperto, mi sei piaciuta da subito.
    Grazie per questo post…perché leggo tutto quello che vorrei per me ma non riesco ancora ad agguantare.
    Ti stimo molto, nella tua tenacia e nel tuo modo di gestire e affrontare la tua avventura.
    So che farai molto.
    Perci`in bocca al lupo per il tuo quaderno, e brava, bravissima per le tue domeniche…piano piano sto introducendo anche io il concetto del giorno senza fare nulla…anche se mi genera molta ansia.
    Ti mando un grande abbraccio
    Lou

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