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Cosa ho imparato a The Hive Conference

Cosa succede in una conferenza di blogger come The Hive a Copenhagen?

Lo ammetto. Sono allergica alle conferenze.
La timidezza o la noia in un attimo sono capaci di cogliermi più che impreparata. Eppure nella veste di blogger le cerco, le desidero e riconosco che hanno un loro ruolo. Così quest’anno, dopo The Food Blogger Connect di un paio di anni fa, mi sono messa in viaggio verso Copenhagen per The Hive Conference.
Molte erano le aspettative sia verso la conferenza che verso la città. Copenhagen l’ho visitata poco, ma bene assieme ad un’amica come Annamaria Tuan. Ho un debole per chi, come lei, si mette in gioco e va a studiare o lavorare in un’altra città, in un altro stato ed incontra e si scontra col “diverso”. Ma sono qui, tastiera alla mano, a raccontare cosa ho imparata a The Hive Conference.

In breve, per non distrarre nè te nè me dalle buone intenzioni di oggi, ecco perché sono tornata carica. E te lo raccontò a suon di A PERO’.

A- A come Autenticità

Si è parlato di cose “strane” a The Hive come autenticità, valori e archetipi.
Argomenti che non sembrano nulla aver a che fare con la vita di una geek, di una donna/uomo/ragazzo/ragazza che costruisce i suoi sogni con uno schermo davanti. Eppure…non si finisce mai di crescere.

C’era un tempo in cui si diceva che il blog era un diario, poi è arrivato il tempo in cui il blog è diventato una vetrina, ed ora è arrivato il tempo di capire che cosa mostrare in questo vetrina. Il perché risiede tutto nella volontà di comunicare.
Come un bambino impara il linguaggio dei grandi, una blogger deve impostare la sua voce per farsi sentire in mezzo alla folla di altre vetrine e per convincere il lettore a dedicarle del tempo.

The Hive_autenticità

Chi si mette a raccontare una storia sa che vi deve essere una trama, ma la trama nasce man mano dalla mente del narratore, non è sempre un’entità predeterminata. La (il) blogger deve impostare la sua storia. Per farlo deve scegliere che parte di sè mostrare, a che archetipo appartiene.
Nella  mia Moleskine ho segnato il Creatore, il Campione, l’Innocente, il Saggio, ma anche il Fuorilegge come archetipi che avevano qualcosa di me. Katie Treggiden ha presentato una serie di aggettivi per descrivere ciascun archetipo ed esempi di brand che idealmente si richiamavano a queste figure. Un bel punto di partenza.

Tutto questo però non deve diventare una maschera. Recitare un ruolo non proprio stravolge l’attore e non convince lo spettatore. Ci vuole autenticità.
Autenticità nella storia raccontata, nei modi usati e anche nei progetti che decide di intraprendere anche con i famigerati sponsor. Tra blogger e sponsor ci deve essere un punto di unione idealmente basato su criteri professionali e sui mitici valori.

The Hive_archetipi

Di questo ne ha parlato  Katie Treggiden di Confessions of a design geek e Bugaboo.

P – P come personal branding

E’ un po’ che mi sto galvanizzando adornandomi di colori.
Da qualche settimana mi riconosci persino subito per strada, sono quel cappottino rosa laggiù. Oppure una maglia a righe bianche e blu normanne potrebbe farti sospettare che quella sono io. E vogliamo parlare dei pantaloni verde mare?
Insomma, anche al di là dell’onnipresente borsetta gialla, è un po’ di tento che mi sto concedendo ai capricci dell’apparire.
E’ tutto cominciato perché non volevo impanarmi moralmente in una certa noia e paranoia d’ufficio.
Così mi sono creata una piccola immagine di me stessa, caotica ma molto sincera (lo dico io e non si discute 🙂 ).

Così anche sul fronte del blog sogno e perlustro nuove vesti.
Non l’avrei mai detto, ma The Hive sembrava in sintonia con me e mi ha pure convinto di alcune cose.
Lo ammetto, non amavo la parola personal branding, ma sentendone parlare …. ho capito. Ho compreso che quasi quasi anche la mia nuova immagine era una sorta di personal branding de noiatri.
Che creare e gestire un’immagine “pubblica” è un’esigenza per darsi degli obiettivi, contornare la propria strada di un’auto-motivazione costante e per essere sempre determinate nel raggiungere il proprio obiettivo.

The Hive_april&may

Poi Malene Marie Møller di  Boligcious giustamente ha ribadito,  più volte che “dobbiamo farci prendere sul serio ed essere professionali“.
Molti dichiarano che i blog sono morti, altrettanti se ne interessano tanto da chiedere ai non-defunti-blogger dei servigi. Ogni servigio però va onorato da, come dire, una sorta di riconoscimento che dovrebbe andare oltre la solita visibilità. Perché io, tu, noi valiamo. Allora diamo una veste anche professionale a questo, sennò continueranno anche online a chiamarci “signorina” o “signora”.  Ma noi valiamo, in qualcosa siamo esperte. E’ questa esperienza che cercano, che serve. Rispettiamola!

Lo ammetto, mi sono alzata la termine della presentazione di April & May  sul personal branding e col coraggio di una timida sono andata a congratularmi. E l’ho scoperta unicamente semplice, non costruita ed emozionata dai complimenti che riceveva face to face.
Quindi nel futuro più attenzione alla forma e mi dirò che valgo… premesso che continuerò a partire dalla sostanza. Friulana sono 🙂

E – E come E perché non io

E perché io non io? Perché lasciare agli altri la gioia di una meta raggiunta?
A parte questa banale esortazione, le tipe Scandinavia Standard hanno presentato il loro business plan. Essendo cresciuta come un’economista non mi aspettavo di imparare qualcosa di nuovo. Ma si sa i fatti superano la fantasia 🙂
Mi hanno colpito per la determinazione, la lungimiranza e perché avevano un’energia che rimpiango molto.
Sì, sono giovani, l’età giusta per puntare al centro del bersaglio. Mi hanno decisamente rianimata.

Basta vergognarsi di avere un lavoro e un blog. Basta farsi mille problemi su questa sorta di doppia vita, perché è quello che voglio.
Da mesi mi è tornata alla mente la mia ossessione di bambina che non sapeva ancora scrivere che chiedeva alla nonna di comprarle i block notes per scrivere. Lo ammetto, di innato io sono una con la penna in mano.
Giustamente mi hanno convinto che lo scrivere non fa campare (economicamente parlando). Ma giustamente io continuo a scrivere e sto dimostrando che pian piano mi sto costruendo il mio talento. Sì, un talento che va rispettato perché autentico, sincero, forse un po’ ottuso e testardo, ma che è reale e realistico. Non campato sui sogni.

The Hive_values

E per questo basta dubbi. Mi devo armare di un elevator pitch. Grazie Scandinavia Standard  per avermi fatto comprendere il valore, l’utilità ed il realismo di questo elevator pitch di cui ho letto tante volte nei libri di management.
Dicasi elevator pitch “un tipo di discorso con cui ci si presenta, per motivi professionali, ad un’altra persona o organizzazione”. Non è una banalità. In pochi secondi bisogna presentarsi e far capire a cosa si punta. Rapidi, efficaci, concreti e soprattutto convinti. Non è un formula magica, neppure un mantra o una poesia da imparare a memoria.

Mi devo mettere al lavoro e capire come presentarmi come scrittrice, blogger, economista e curiosa senza risultar scontata o persino pazza.

R – R come Riposo

E riposo come “lascia del tempo per te” ” lascia uno spazio per te“.
In più presentazione è sorto il tema di delineare dei confini. Confini tra vita personale ed online e tra lavoro e riposo.Ossia diamoci da fare,  ma senza credersi invincibili ed inaffondabili.
Bisogna rispettarsi nei propri limiti umani e personali.

O’ – O come Ora & Osare

Aper…non Aperol per uno Spritz, ma APERO’.
Sì, farsi notare, essere autentica, professionale, ma alla fine ci sono io.
Non rimane che l’ultima spiaggia: andare oltre timidezze, paure, scetticismo materno, permalosità paterna e chi più ne ha ne metta di paletti mentali e reali.
Ora & Osare nel fare e nell’imparare.
Imparare ancora di più di SEO grazie ai suggerimenti di Thorbjørn Johansen. Lasciarmi andare ad Instagram migliorando le fotografie dopo il workshop con Charlotte Østervan.

Dopo questa sfilza di entusiasmanti APERO’, il classico saluto a distanza alle blogger con cui ho interagito di più come Kochen, Kunst & Ketchup, Italian Bark, A Dustry Olive Tree, Zero The One e The Orange Gift Bag.
Per scoprire dell’altro segui l’hashtag #hive14 e segnati The Hive Conference web page, perché ancora con più energia le Trendbloggers e tutto il team lavoreranno per The Hive 2015 a Berlino.

3 Comments

  1. pasticciona says

    Evviva la tua esplosione di grinta e determinazione. La tua personalità, che a lungo hai covato nella mente, deve sbocciare e scontrarsi con la realtà: tu ti stupirai di te stessa , di quanti tesori possiedi

  2. Rossella non hai idea di quanto io abbia scalpitato tutto il giorno in attesa di leggere questo post.
    Tanto che son sul treno, telefono smart alla mano…non potevo attendere!
    Ti voglio ringraziare per tante cose.
    Da quando ho aperto il mio blog ti seguo.
    Non è moltissimo ma ho seguito questo tuo sbocciare, soprattutto nel tuo scrivere.
    Già l’ho detto che ti ammiro, e mi stai insegnando molto attraverso i tuoi post sul food writing e la tua determinazione.
    Il tuo APERO è per me una manna dal cielo, come il tuo consiglio di andare a Londra al foodblogger connect.
    Però davvero, l’anno prossimo l’apero ce lo prendiamo face to face…adoro Berlino e saranno 5 anni che non ci rimetto piede.
    Ti auguro una buona serata
    Lou

  3. Ciao Rossella! Bellissimo post. Mi sorprende vedere come le slides che ti hanno colpita siano le stesse che hanno colpito me, e anche le riflessioni. TheHive a me ha dato una forte carica (e vedo anche a te!!) di cui dobbiamo fare tesoro, sappiamo bene come vanno le cose nelnostro paese e la cosa piu difficile e’far fronte alla negativita’ che ci circonda ogni giorno….e weekend come questi servono davvero!!
    Ps E’stato un piacere conoscerti!
    E

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