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Partire da una domanda come #bookinthekitchen

Qual è il libro che più ha influenzato il tuo modo di vivere il cucinare?

I miei buoni propositi del 2014 sono di cercare di vedere oltre e di mettere ordine. Detto così sembra la solita panzana motivazionale.
Volendo essere più chiara e spicciola, voglio imparare di più sullo scrivere, il leggere ed il cucinare mettendo ordine, appunto, tra tutto quello che sto facendo tra blog e vita reale, la vera sorgente del disordine.
Così, giusto per aggiungere confusione alla confusione, ma con l’intento di vedere oltre, supero il web e mi ributto alla scoperta delle riviste cartacee che mi tengano al passo con i tempi, le mode ed i capricci umani in generale. Nulla di serio, solo di futilmente comune.
Come direbbe Buzz Light Years : Verso il foodblogger…e oltre.

Per capire cos’ero prima di una blogger e per rimettere le mani nella terra nuda delle emozioni e sensazioni non guidate da smanie di condivisione nella prima newsletter di Ma che ti sei mangiato (ti sei iscritto?) ho posto una domanda che sto facendo, ora, circolare per il web.

Qual è il libro che più ha influenzato il tuo modo di vivere il cucinare?

#bookinthekitchen, questo il suo hastag, è una domanda aperta: aperta a chi ama cucinare, a chi non lo sopporta, a chi non ha la pazienza o ha la voglia di farlo, a chi…a chi però ha ricordi, emozioni positivi o negative attorno a quel gesto che si chiama cucinare.
#bookinthekitchen, è alla ricerca di libri che sono legati al tuo cucinare. Non deve essere necessariamente un libro di cucina, può essere un romanzo, un saggio etc.

Le primissime risposte raccolte sono state stupefacenti e presto ne arriveranno anche di selezionate. Mi sto infatti facendo avanti con non foodblogger per capire qual è il loro #bookinthekitchen.

Il tuo qual è?
Paura di farti avanti? Nessun problema Peso Piuma è la prima ad aver rotto il ghiaccio. Infatti, al primo tweet…

Peso Piuma ed il suo #bookinthekitchen

petronillaAl primo tweet,  @pesopiuma di Come le anatre non ha avuto dubbi. Il suo #bookinthekitchen è Le Ricette di Petronilla, una raccolta di ricette che ha mosso i suoi primi passi nel 1927 grazie alla penna e all’intraprendenza di Amalia Moretti Foggia Della Rovere, terzo medico donna d’Italia.

@pesopiuma  ricorda Le Ricette di Petronilla perché:

Di tutti, il libro più pregno di ricordi è proprio Petronilla, un volume scassatissimo, nonchè istigatore dei miei primi esperimenti (il “bodino”) (e in effetti, quelle pagine sono ricoperte da meteore di schizzi cioccolatosi).
Mia nonna lo guardava ogni tanto, per cambiare dosi, ingredienti e tempi, ma credo le servisse come ispirazione. Lo uso quando davvero in casa mi manca lo zenzero fresco, la wakame, ed i semi di papavero, mi ricorda che si può cucinare anche senza.
Per quanto possa sembrare una solenne cretinata, impastare “come la nonna” mi fa sentire vicina a lei, che a differenza mia la fame l’aveva davvero sofferta (era nata nel 1905…), e alla quale avere un piatto di carne sul tavolo doveva apparire come una vera benedizione.
Sono ricette che mi fanno rendere conto di quanta roba io possa mangiare, e di quanto – talvolta – poco basti per trasformare l’amore in uno sformato.
Ma le ricette sono quasi un pretesto per ricordare la nonna:
Mia nonna era un’anima bellissima, ed essendo roccia e amore, è stata messa alla prova in tutti i modi possibili ed immaginabili. Ha fatto – credo – a malapena la prima elementare, e in fondo all’aula, quindi ha poi imparato a leggere con gran fatica quando nacque mia sorella (1974). (Mi ricorda un altro signore che domò popoli e nazioni ma non seppe mai domare nemmeno le aste, tal Carlomagno).
Aveva poche ricette in testa (fra tutte, il pan di zucca, la tasca ripiena, le seppioline in umido, i totani, agnolotti)
Non conta l’età di Petronilla, anche se si scorge che il tempo è cambiato. Sempre @pesopiuma dice:
Mi stupisce vedere come la cucina sia cambiata nel tempo, ci sono pagine e pagine dedicate al fegato (urg), al rognone (puah), alla trippa (muoro), al frattagliame vario, alla frutta sotto spirito (quanti ricordi di precoci sbronze), a dolci che sì, infornava spesso, ma oramai sono secoli che non lo fa più – credo che avere due figlie adolescenti smorzi qualsiasi entusiasmo  fonellistico, anche perchè eravamo entrambe un po’ complicate (leggi: un tormento da far impallidire le bibliche locuste) per ciò che riguardava il cibo-
Qui @pesopiuma non parla della nonna, ma della madre, anche perché ancora più di Petronilla il suo #bookinthekitchen sarebbe:
Se avessero avuto un titolo, avrei in realtà citato i libri di ricette di mia madre, si tratta di tre agende risalenti agli anni ottanta (ovverosia, quando il Minuetto era di moda, suppergiù…) piene di ritagli di giornale. Rigorosamente sistemate in ordine di antipasto-primi-secondicarne-secondi-pesce-verdure-dolci (dire che da lei non ho preso l’organizzazione è superfluo), sono la rivelazione dei piatti con cui ci ha cresciute (ho una sorella, non doppia personalità).
Ecco cerco questo. Storie, emozioni, ricordi, ricette, momenti, pasticci.
«Tra i fornelli», titolo della rubrica di Petronilla, la vita scorre. In questo sobbollire :
Qual è il libro che più ha influenzato il tuo modo di vivere il cucinare?
 Immagine di apertura tratta da Cjargne Online.

5 Comments

  1. Il mio è La mia cucina naturale di Jamie Olivier, non perché sia un libro particolarmente bello o particolarmente curato, ma dopo averlo letto e sfogliato ho capito che cucina significa seguire la natura. Sempre.
    Da lì è stato un continuo divenire che mi ha portato ad essere una “cuoca” diversa.

  2. rossdibi says

    @Alem A me è successo con Super Natural Cooking di Heidi Swanson. Mi ha fatto scoprire non tanto il mondo della stagionalità quanto quei piccoli ed essenziali ingredienti per una cucina più naturale.

  3. Non sono una foodblogger e con il food mi diletto così, una volta ogni tanto, giusto quando ho gli schizzi di creatività. Però in cucina della mamma (che è una cuoca speciale e non lo dico solo perché è mia mamma) ho sempre visto il “Cucchiaio d’argento” che penso che ora avrà 35 anni, è scassato e avrebbe bisogno di una nuova rilegatura.
    Non è tanto per il suo contenuto, quanto per il suo essere una specie di Bibbia che come un amuleto è sempre rimasto lì sullo scaffale. A me sa di casa mia, di cucina casalinga, di cosine buone che ho mangiato per tutta la vita, di tavola apparecchiata e di famiglia seduta a mangiare insieme.
    [Insomma, non so se quello che ho scritto è tanto in tema con il topic del tuo articolo, ma così mi faceva piacere lasciarti queste sensazioni legate a un semplice libro di cucina.]
    A presto! ^_^

  4. rossdibi says

    @Vale Hai azzeccato in pieno l’argomento del post. Sono questi i commenti che cerco. E’ qualcosa di aperto a tutti. Sono in cerca di emozioni, momenti. Curioso che i libri ed i fogli volanti delle mamme con le ricette ci siano così cari.

  5. Cara Rossella,
    domanda difficile la tua, almeno per me che son un fritto misto genetico e culturale.
    Direi “Vital Vegetables” di Good Food Magazine, il mio primo libro di cucina fuori di casa, ai tempi dell’università.
    Un regalo di mia madre, con la prima ricetta di pizza che facevo a tutto spiano (ora al solo pensiero mi si accapona la pelle :D) e la tarte tatin di pomodori che ancora faccio.
    E i briouats con feta ed erbette, me li ero scordati grazie per averli fatti riemergere!
    Non è che sia un libro di chissà quale valore ma un po’ mi rappresenta, non appartenendo a nessuna vera cultura culinaria, votato più alla sperimentazione.
    Anche io avrei dei buoni propositi, studiare di più, cercare di esplorare nella cucina tipica di alcune culture e regioni, io che mi sento così con delle radici strane ed effimere (anche se in effetti il lato brit spesso prende il sopravvento).
    Spero di farcela, incostante e pasticciona come sono!
    Grazie perché con i tuoi post offri sempre un sacco di spunti.
    Un abbraccio e buona domenica
    Lou

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