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La mia Normandia

Tutti i bei sogni finiscono. Difficile descrivere altrimenti i dieci giorni passati in buona compagnia, con la Cavia, in Normandia. Piccoli paesi tanto da diventare villaggi, giornate più soleggiate del previsto, un ferragosto passato in spiaggia in costume, gente cordiale, un mondo diverso da quello di Roma.
Come in ogni buona vacanza non c’era fretta né ansia.
La vita dei pescatori, l’aria di mare, i bolée di sidro. Nulla di speciale nel Cotentin, eppure ci ha preso il cuore.
Le piccole chiese a raccontar ancora prima delle più famose spiagge dello sbarco la storia. Ogni paese venne liberato a tempo debito, dopo giorni o settimane dall’azione militare ed umana che ci raccontano i polverosi libri di storia.
Forse abbiamo evitato i luoghi più scontati, quelli da bravi e diligenti turisti. Niente Mont St.Michel o Omaha Beach o Etretat. Ma Jobourg, Banfleur, Jumieges, Omonville. Sulla cartina geografica forse si trovano, non preoccuparti.
Sono stati momenti resi allegri dal navigatore di Google. Lo svincòlo di Caen non verrà dimenticato facilmente, così come la quantità di clacson sentiti a Rouen.
Eppure La mia Normadia è fatta soprattutto di quelle mucche che brucavano l’erba di fronte alla nostra finestra a Jumieges. Silenzio e quel brucare.
Quasi a giustificare questo ricordo per ora ti lascio alcune fotografie della mia Normadia. Sono più evocative che altro.

Primi passi nella Normandia a Rouen cominciando dal sidro.

Passando per Caen si arriva nel Cotentin.

Nel Cotentin succede che Jobourg ci strega.

E ci strega ad ogni ora del giorno.

E si gira fino ad arrivare a Banfleur, che vedi anche nella fotografia di apertura di questo post.

 Ci si muove passando per Pont Audemer.

A Honfleur esplode il gioco …

…e l’animo artistico di molti.

L’addio alla Normandia si avvicina giungendo anche a Vieux Port.

Per il resoconto fotografico estemporaneo fatto tappa per tappa vai a visitare pure il mio profilo di Istangram. Ho usato il tag #normandie alquanto spesso.

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