Dove mangiare, Spagna, Viaggi
comments 4

Bodega Guzmán

Andalusia…nel cuore.
Avevo promesso che sarei tornata a raccontare il nostro viaggio di nozze dal punto di vista del cibo. Si era partiti con la voglia di cercare posti semplici, veri. Niente ricerca forsennata dei locali più trendy dove il cibo diventa sapiente rielaborazione.

Abbiamo trovato la nostra Andalusia tra le viuzze di Cordoba. Nel cuore della Juderia. Ne parlava anche Lonely Planet, ma l’incrociammo durante la prima passeggiata durante una  calda domenica. I turisti striminzivano i viottoli del centro storico, volevamo scappare da loro. Ma ci trovavamo tra loro.
Un odore emerse. Era vino. Come se qualcuso pigiasse l’uva. Vino rustico, vino della zona.
Scorgiamo un portone. Azzardiamo due passi.
Anziani del posto e qualche turista, più inglese che altro.
Muri e pavimenti che erano stati a braccetto col tempo senza che l’oste avesse perso nel frattempo la sua vitale ed insieme discreta  energia.

Passammo oltre sul momento, ma tornammo. Scoccò così qualcosa di ben più forte di un colpo di fulmine.
Bodega Guzmán, Judíos 7.  Nella città che diede a natali a Seneca, Maimonide e Averroè.

Seduti nella saletta interna. In penombra. Alcune signori a discutere di sport, giornale in mano, piegato. Distinti e placidi, senza affanni verso l’età o il vino. Il nostro Montilla amargoso arrivò. Alla spina. Copa bella piena.
Un complesso di sapori scuote, quel famoso bouquet che nello sherry richiedeva un olfatto più veloce o più abile del mio. Qui arrivavano con calma, passeggiavamo in un campo. Al sole. Eppure si era in una bodega.

Ritornai alle osterie di un tempo. Un tempo fatto di paese, vita semplice, con la tecnologia ferma al teleschermo. Ora impolverato, là in alto in un angolo.
Un tempo fatto di gesti, i soliti, quasi sinceri nella loro semplicità ruvida.
Ritornai ad un mondo contadino, al mio mondo. Orgogliosa di avere radici lì, nonostante tutta la foga messa nello scoprire la città.
Fu un sorso, un secondo sorso, una chiacchiera, uno sguardo alla fede al dito.

Fu tempo di tapas. Olive, chorizo, queso con aceite de oliva. L’olio che tiene a bada un formaggio di capra.

Formaggio di capra con olio d'oliva con in sottofondo aceitunas (olive) e il non resto delle albondingas (polpette)

Aspiravamo Hemingway, la sua rude sincerità ovunque. Lui non c’è mai stato qui, forse. Però ho le sue parole, il suo stile, tutto in testa, tutto nei ricordi. Fiesta!
Foto di corride, qualche locandina all’entrata. Colori nella penombra. Gesti coraggiosi, nella loro ritualità. Sfida alla natura. Impertinenza verso quello che si è. Di fronte ad un toro o ad una copa di vino. A volte parlare vale più di mille gesti, altre è fin troppo facile. L’amargoso tiene a bada  lo spirito, meno l’animo.

 

Era un’Andalusia per pochi e per tutti.

Vino ottimo, non premi internazionali ma fatto bene, come le tradizioni insegnano a fare.
Tapas di qualità, come le brave massaie san tirare fuori dalla credenza più semplice.
Prezzi  a dir poco competitivi.

Siamo ancora là, col cuore e l’allegria.

4 Comments

  1. pasticciona says

    questa è la prima puntata: aspetto il seguito.sempre con lo sguardo alla fede al dito.

  2. Simonetta says

    Cara Ross,
    riesci a trasmetterci le emozioni ed a farci visitare con la mente i posti che tu vedi Brava, complimenti! (noto con piacere che il matrimonio non ha influito negativamente sulla tua vena artistica. Scherzo, eh?)
    Un bacione a te e Paolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *