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The Last Farmer

In principio fu Tirebouchon a farmelo scoprire.
Poi fu The Last Farmer a farsi vivo online e a colpirmi al cuore. L’ultimo agricoltore…l’ultimo cultore della terra, altro che The Day After.

La terra…cosa ne sa una che vive a Roma? Qui la terra si misura in metri quadri e non sempre coincide col suolo. Quindi c’entra poco, ma durante la fanciulezza c’era attorno a me. Credo che uno dei periodi più belli della mia vita siano stati quegli anni spesi a crescere e, tra le tante cose, a seguire le stagioni. I nonni avevano dei campi. C’era il campo di fronte a casa, quello della Biscia, quello della cava e qualcun’altro che non ho mai visitato o che rientrava in pluriennali contese ereditarie.

A parte questi dettaglio, potevo unirmi a loro, ai nonni paterni, quando volevo. Bastava correre dall’altra parte del giardino non appena udivo un trattore o notavo curiosa un fare non da tutti i giorni.

Ho avuto questo lusso. Ho vissuto la campagna come gioco e non come giogo per soppravivvere. Insomma, ho avuto il lusso di chi assiste senza troppe filosofie in testa ai passaggio storici.

Era come un gioco andare a fare la nostra piccolissima vendemmia. Si partiva nel primo pomeriggio, con un caldo ancora estivo. Seduta sul trattore o nel biroccino a traino dietro. Un’avventura fatta di mani impistricciate d’uva, di qualche chiacchiera, piccoli sudori e la gioia invidiosa di vedere infine la nonna pestare gli acini con i piedi.

Poi a settembre arrivavano tutti quei chicchi delle pannocchie da porre nel fienile. Un lavoretto al timido sole quasi autunnale. Erano ore fatte di cesti, mani e di una fune da tirare per farsì che tutto arrivasse al primo piano del fienile. Quanto mi piaceva quel giorno. Affondare le dita nei chicchi, riempire i secchi, agganciarli alla fune e sentirmi forte tirando la fune.

Un anno, l’ultimo anno da contadini, il campo destinato al mais fu spennato delle pannocchie a mano. E così per alcuni giorni, col sole ancora estivo, io e la nonna finimmo a tagliare uno a una le pannocchie. Che faticaccia! Ma ricordo la sorpresa finale: un piatto di foglie di soffione cotto per me. Una delizia unica! Aspro, deciso eppure equilibrato il sapore.

Ma c’erano anche i pomeriggi dedicati alla raccolta del fieno ed il ritorno mozzafiato a casa sopra tutto il carico nel carro. Salivo fin lassù solo con mia nonna. Le balle di fieno erano per i ricchi, noi solo fieno libero. Il carro era sovrastato da quella massa di erba medica. Si dondolava, ma sembra senza mai il rischio di cadere di basso. Così mi dicevano…

All’epoca erano solo emozioni, ora son ricordi e desideri di ridare valore a quel lavoro.
Il lavoro dei campi è stato bistrattato. I nonni si rallegravano che lo facessi col sorriso, come un gioco, ma mai e poi mai avrebbero voluto vedermi lì come destino. Parlavano di fatiche, di povertà, ma anche di semplicità.

E oggi son qui a sentire da adulta le storie di The Last Farmer.
Sento valori, fatiche, sogni, diritti che conosco, quasi per legame di sangue.
Riconosco esigenze di ritorno ragionato ad un’ altra economia. Un’economia che rispetti, dalla terra all’uomo, i valori, le vere esigenze. Un’economia che non illuda che la vita sia facile e solo egoistica. Una vita che non si faccia ottenebrare dai fumi pubblicitari. Il lusso non è un diritto, a volte è uno spreco. Il sapere trovare il lusso in quel che ci circonda non è qualcosa che viene dato, ma un dovere. Dove sta finendo il saper vivere?

A volte mi chiedo se i miei nonni han sopportato tanto, dalle guerre alla vita semplice, per darmi solo le comodità moderne fatte di capricci e apparenti esigenze sociali. Avrebbero voluto altro…forse si aspettavano altro dallo sviluppo più che dal destino. Destino umano dopotutto.

Scoprire cosa mangio, ascoltare chi produce cosa mangio, riavvicinarmi alle stagioni, essere consapevole della fatica che sta dietro un mio bene-capriccio son modi per essere consapevole di cosa mi succede e di cosa quei nonni, in quel piccolo paese, senza i famosi grilli per la testa, avrebbero voluto per me.

The Last Farmer racconta una parte di questa storia…anzi di queste storie.

1 Comment

  1. condivido tutto quello che dici, oggi si vuol avere tutto ma senza interrogarsi su chi e cosa c’è dietro, vado a guardare il documentario
    buona settimana e grazie

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