Month: Marzo 2012

The Last Farmer

In principio fu Tirebouchon a farmelo scoprire. Poi fu The Last Farmer a farsi vivo online e a colpirmi al cuore. L’ultimo agricoltore…l’ultimo cultore della terra, altro che The Day After. La terra…cosa ne sa una che vive a Roma? Qui la terra si misura in metri quadri e non sempre coincide col suolo. Quindi c’entra poco, ma durante la fanciulezza c’era attorno a me. Credo che uno dei periodi più belli della mia vita siano stati quegli anni spesi a crescere e, tra le tante cose, a seguire le stagioni. I nonni avevano dei campi. C’era il campo di fronte a casa, quello della Biscia, quello della cava e qualcun’altro che non ho mai visitato o che rientrava in pluriennali contese ereditarie. A parte questi dettaglio, potevo unirmi a loro, ai nonni paterni, quando volevo. Bastava correre dall’altra parte del giardino non appena udivo un trattore o notavo curiosa un fare non da tutti i giorni. Ho avuto questo lusso. Ho vissuto la campagna come gioco e non come giogo per soppravivvere. Insomma, ho avuto il lusso di chi …

Oh, ma ci sposiamo #11: mettiti la fede

Infilila e via. Sembra un anello. Sì, sì andiamo a comprarlo. Sembra una cosa da niente. La voce trema al “Possiamo provarlo?” Domanda stupida. Uhm…sguardi stupiti… “Io me lo tolgo subito” “Io me lo metto e basta” Sempre la solita drastica sono. Mettiti la fede… promette che io ci sarò. E’ la garanzia che io farò le pulizie di casa e che tu butterai la spazzatura. E’ la prova che avrò una motivazione nello spaventarti ogni domenica. Sarò lì a spazzare con quella piacevole tensione sul volto, mentre tu lascierai cadere un oggetto qualsiasi sul pavimento bagnato al momento sbagliato. Tanto poi ritorneremo a riabbracciarci e tu a prendermi in giro.

Conosco l’acidità?

Conoscere veramente qualcosa non è tanto un dato di fatto, ma un processo tra il formativo e l’esistenziale. Lo so, mi son chiesta se conoscevo veramente il miele e l’olio extra vergine d’oliva. Cose banali, che si mettono in bocca e via. Cose da tutti i giorni. Ma la quotidianità è il tarlo di molte vite, tanto vale affrontarla di petto e capirla, conoscerla meglio anche a tavola. Stavolta mi chiedo se conosco veramente l’acidità. Non è un prodotto, un bene materiale, ma qualcosa che ha a che fare coi sensi. Varrà la pena domandarsi cos’é? Se stai leggendo questo post, ne dedurrai facilmente che la risposta che mi sono data a questa domanda è un sonoro Sì. Per cercare la risposta sono andata alla fonte, la mia fonte sulla consapevolezza dell’acidità. Ancora una volta mi sono rivolta a Vittorio Rusinà, tal Tirebouchon su Twitter. Questa è un’intervista nata sul web e condotta su Skype. Tutti mezzi moderni, apparenti asettici, ma che per una volta diventa acidi 🙂

Zuppa invernale con bulgur

Sebbene la primavera incomincia a palesarsi, la mia voglia di country style non m’abbandona. Sarà l’effetto dell’imminente matrimonio, la voglia di assaporare le nuove radici che sto impiantando o semplicemente l’effetto della crescente fascinazione per una tavola che si costruisce al mercato. Ammetto che questa ricetta ha qualche settimana. Prima ci sono state la zuppa di cavolo nero e lenticchie rosse, quella vellutata viola che giocava coi colori, oggi ti presento questa zuppa con cavoli e bourghul. Sono tutte ricette home made, nate durante un weekend che vuole ridare energia ed entusiasmo ad una coppia di giovani fidanzati 🙂 Sì, sì, giovani dentro. Tra gli ingredienti trovi il cavolo nero, le carote viola e il topinambur. Tutti prodotti presi al mercato bio. Le carote viola? Sì, viola, perché si dice che in origine le carote fossero viola e non arancioni. L’arancione sembra essere stata una mutazione genetica. Le carote selvatiche erano bianche o gialle pallide, mentre le prime carote coltivate in Afganistan ben 5000 anni fa divennero viola o gialle. Solo nel 17° secolo comparvero …

Oh, ma ci sposiamo #10: e mo’ che dico?

Era una sera di fine febbraio. L’influenza giocherellava ancora con le mie energie. Il nubendo era fuori casa, in cerca di un pianista per la cerimonia. Ricerca certo non disperata dato che era accompagnata da un birra con un’amico. Ed intanto io ero lì, sul divano. La tv lanciava immagini a go go. Non seppi far altro che lasciarmi andare a Sex & The City. Mentre Mister Big tramortiva con le sue scelte la povera Carrie ecco che… Che mi accorgo di una cosa e quella cosa grande e banale insieme mi lascia senza parole. E sì, perché mancano quasi 40 giorno al mio…nostro…non essere più single. Sì, siamo una coppia, ma quel Sì taglierà le vene ad ogni sogno futuro di essere single. Single vuol dire…e mo’ che dico? Single è, almeno nella mia testa, avere un tubino nero mozzafiato, le forme in bella vista (ben oltre quelle che ci sono), lo sguardo mozzafiato e la parola col sorriso giusto al momento giusto per l’uomo giusto. Il mio esser single prevede energia a mille, …