Vino
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Alla ricerca dei vini perduti

…Il vino, e soprattutto un gran vino, è una specie di “buona sorte”. Il vino è la risultante d’una serie di coincidenze non solo fortuite ma neanche matematiche. Alla sua nascita concorrono:

– la scelta d’uno o più vitigni e il loro equilibrio biologico, condizionato, nell’uno e nell’altro caso, da un seguito di congiunture metereologiche;
– il terreno, per la presenza o l’assenza di determinate rare sostanze e per il suo comportamento alla pioggia e alla siccità;
– il clima, con le sue componenti, tra cui ha particolare importanza la quantità di sole che la vigna ha potuto tesaurizzare;
– infine, l’uomo che ne condiziona la riuscita con ogni atto, dalla coltivazione alla cosidetta vinificazione. E’ difficile improvissarsi vignaioli: l’amore per il vino si tramanda di generazione in generazione, è come un ponte di passaggio tra passato e presente.

Luigi Veronelli in Alla ricerca dei cibi perduti

Se ho preso in mano un testo del 1966 alla ricerca di insegnamenti perduti, mi son ritrovata a scoprire quello che era prima di me. In Vitigni friulani scomparsi o quasi sono andata alla ricerca di nomi persi e recuperati, per poi dilettarmi nel raccogliere le sementi del Picolit. Qui invece mi abbandono al filosofeggiare intorno al vino e a quell’essere uomini ( e donne) con la passione autentica per il lavoro ed il saper vivere.

Perchè è facile elencare cosa serve per fare del vino. C’è il vino contadino ed il vino ricercato, almeno nel prezzo. C’è (o forse solo c’era) chi pigia il vino per la sua tavola famigliare, c’è poi chi disbriga la faccenda fino al punto della cooperazione o consorzio locale e chi invece intraprende l’avventura dalla terra alla tavola altrui tutto da solo.

Perchè ognuno lavora a modo uso. Ma cos’è che ci porta al Vino?

La faccenda si fa lunga. Per me si lega all’etica del lavoro che ognuno ha. E si lega, per me, al concetto di artigiano. Pur facendo un lavoro che viene qualificato come professionale, per me un Buon Lavoro può essere fatto solo con attitudine artigiana. Dove artigiano vuol dire curare e far crescere ogni aspetto del lavoro, dal progetto alla realizzazione passando per la costanza, la testardaggine e la speranza, o motivazione, che portano ad un esito.

Ed il vino ha il fascino dell’artigiano, artigiano agricolo. Non c’è bottiglia uguale all’altra al cento per cento, non c’è annata identica alla precedente, non c’è vignaiolo copia sputata del suo vicino, non c’è terreno replicabile a oltranza.

Grazie al cielo siamo diversi, grazie al cielo sappiamo (pardon, sanno) innovare e recuperare, insomma personalizzare.

Degustare il vino è sapere, chi più chi meno, come estrarre dal sorso una storia. Con un bicchiere in mano ci facciamo raccontare una storia per poi filtrarla attraverso i nostri sensi. Il vignaiolo ti può raccontare cosa e come ha prodotto e pensato quel vino. Ma siamo noi, artigiani della seconda ora, che adattiamo a noi questo racconto.

Artigiano, agricoltore, vignaiolo, bevitore… è sempre un’avventura dove l’unica responsabilità è imparare, ma imparare sempre a modo proprio, ma con alcune regole. Sempre a modo proprio, ma con costanza. Sempre liberi da ogni vincolo, ma mai come isole. Uno racconta all’altro la sua storia!

Il vino, e soprattutto un gran vino, è una specie di “buona sorte”…scriveva Veronelli. E’ la buona sorta di chi cerca, di chi va avanti, di chi vuole conoscere, di chi si mette in balia degli elementi ma reagisce a questi, si fa modellare e decide cosa essere. E’ la “buona sorte” cercata non solo aspettata, modellata e non solo parlata, fatta di gesti prima che di parole. E’ la “buona sorte” fatta di fatica.

Con questo spirito ti lascio agli eventi del fine settimana.

A Roma, domenica 13 nel pomeriggio

Immagine del post "rubata" a Percorsi di Vino.

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