Contorni, Secondi
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Rape rosse alla carnica

Col libro di Gianni Cosetti tra le mani come resistere a testare una ricetta? Ma…
Ma c’è troppo caldo per fare del Frico, troppo stanca per fare un tortino di patate diverso da quello classico della mia famiglia, troppi pochi ingredienti in frigo…

E allora? Ecco le rape rosse o meglio gli Ufiei. Gli ingredienti già mi ricordavano le rape fredde fatta dalla mamma, però le sue, così detto, erano fredde. Gli Ufiei invece di Cosetti sono caldi.

Ricetta semplice che ha animato una cena subito applaudita da parte della Cavia. Parlo di cena, perchè ho abbinato gli Ufiei a della polenta fatta con la farina del Molino di Godia di Udine. Farina ottima, misto di farina di mais gialla e bianca, regalatami da Laura. Lauraaaa, la farina è quasi finita 🙂

Rape rosse in padella o Ufiei

Dosi per 2 persone

250 gr di rape rosse già lessate

10 gr di burro

15 gr di zucchero

2 cucchiaini di sale

1-2 cucchiai aceto di vino bianco per Gianni Cosetti, rosso data la dotazione della mia cucina

Ricetta veloce e semplice. Ho tagliato le rape a fettine più per abitudine che altro. Cosetti non accenna all’affettamento.
Ho fatto sciogliere il burro in padella, su fuoco medio, assieme allo zucchero e al sale e al pepe. Ho unito le rape, ho mescolato. Poi ho aggiunto l’aceto. Ho mescolato ancora e ho fatto cuocere per 5 minuti circa. Ogni tanto mescolavo per far scaldare uniformemente le rape.

Et voilà. Ho servito assieme an alcuni cucchiai di polenta.

Entusiasmo alle stelle della Cavia, mentre un po’ mi vergognavo della semplicità. La prossima volta, unico appunto, renderò più marcato l’effetto agrodolce. D’altronde questo è un adattamento, in fatto di dosi, della ricetta di Cosetti pensata per4 persone.

Questa ricetta very easy si va ad aggiungere alle altre testate d’inverno che sfruttano le rape rosse:

3 ricette con le rape rosse (risotto, quinoa e minestra)

Insalata di rape rosse e mela

Tatziki alle rape rosse

4 Comments

  1. Pingback: Rape rosse alla carnica

  2. nex says

    Io adoro le rape rosse (o barbabietole, come si chiamano da noi) ma le ho sempre mangiate arrosto, come si usa in Piemonte e in Emilia. Si comprano già arrostite, si sbucciano e si condiscono con olio e aglio.
    Questa versione mi sembra buonissima, ma che tipo di barbabietole servono? quelle bollite?

  3. rossdibi says

    @Nex Quelle bollite semplificano il lavoro. Arrosto io non le ho mai mangiate.

  4. nex says

    Le barbabietole arrosto sono assolutamente da provare: lo zucchero caramella un po’ e le dà un gusto caratteristico. In piemonte sono un must con la bagna cauda.
    Ti lascio la descrizione delle barbabietola fatta da Tom Robbins in “profumo di Jitterbug”, un libro che mi è piaciuto molto, in cui la barbabietola è parte integrante della storia 🙂

    “La barbabietola è il genere di verdura più profondo. Il ravanello, è senza dubbio il più febbrile, però il suo è un fuoco freddo, il fuoco dell’insoddisfazione e non della passione. I pomodori sono già più gagliardi, attraversati però da una vena frivola. Le barbabietole, invece, sono mortalmente serie.
    I popoli slavi traggono le loro caratteristiche fisiche dalle patate, la loro latente inquietudine dal rafano, la loro gravità dalle barbabietole.
    La barbabietola è un tipo di verdura malinconico, quello più disposto a soffrire. Non si può di certo cavar sangue da una rapa…
    La barbabietola è l’omicida che torna sul luogo del delitto. La barbabietola è quel che succede quando la ciliegia la fa finita con la carota. La barbabietola è l’antenna della luna d’autunno, barbuta, sepolta, pressoché fossilizzata; le vele verde scuro del vascello lunare impantanato percorse da vene di plasma primordiale; il filo dell’aquilone che una volta legava la luna alla terra e che adesso è un peluzzo infangato che scava disperatamente in cerca di rubini.”

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