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Percorsi di mezza estate di vino

Alla scoperta del gusto per caso durante una serata romana.
Si arriva all’Osteria dell’Incannucciata superando l’ingorgo classico di Corso Francia, si assapora per un attimo l’aria più fresca, ci si allieta con qualche battuta alla vista delle confezioni OneGlass, si acchiappa un posto a tavola e via alle degustazioni e alla chiacchiera libera.

Ecco i ricordi, fatti di piccole scoperte del gusto.

Prosecco Colfòndo

Le danze Andrea Petrini, responsabile dell’intera serata, le ha aperte con del Prosecco. Aspetta, non dire che originali sorridendo, si è trattato di un prosecco Colfòndo.  Da ignorante ho dovuto scoprire che cos’è. Oltre ad essere il prodotto di un @belecasel è anche un vino che vuole sfruttare il gioco dei lievito. Perchè nella bottiglia dell’Asolo Prosecco Colfòndo i lievito vengono lasciati, anche dopo che hanno fatto il loro usuale lavoro.  Quando il loro compito è finito diventano lievit-ivori (da carnivori 🙂 ), ossia si mangiano tra loro e vanno a dare nuova anima al vino. (ps non sono una tecnica della materia, immaganizzo in memoria man mano qualcosa). Il Prosecco Colfòndo è stato degustato sia semplice, senza puntare ai lieviti, sia muovendo la bottiglia prima per vedere l’effetto del fondo.

Impressioni? Colfòndo no lievito, da ignorante, li darei ancora un po’ di tempo prima di essere bevuto. Beverino, come si dice per le birre, ma mancava di carattere. Colfòndo con lievito molto meglio, eccolo il vino con un’anima. Quindi No lievito No Colfòndo 🙂 , rimango curiosa di vedere l’effetto del tempo tra il 2008 e l’eternità.

Nel frattempo è passato in tavola l’apparentemente semplice antipasto. Apparentemente, perchè il formaggio era sorprendentemente saporito, un sapore ricco, di classe a suo modo. E poi ecco giungere una crepes con melanzane e…tanta fame.

OneGlass

Secondo assaggio…ahi ahi ahi…OneGlass. E’ un nuovo modo di presentare il vino, un bicchiere alla volta. Solo che il vino non ti arriva in bicchiere ma in…ecco, come si può chiamare la confezione? Io ho manifestato subito un po’ di acidità dicendo che la confezione me la vedevo bene dentro una rivista, come prodotto omaggio. Confezione in plastica, della seria strappa e versa. Talmente strappa, che dal mio strappo non è uscita una goccia. Ho dovuto ricorrere ad un coltello, ma tutte le altre confezioni sono state aperte agevolmente. Commenti? Tanti. Nel segreto delle email del giorno dopo ho tirato fuori una lista da 9 punti dibattuti democraticamente alla tavola.

I  9 punti OneGlass sono:

  1. Vorrei sapere chi produce il vino. Non per prenderlo a botte (non solo 🙂 ),  ma per capire che vino è. Si legge solo che il vino è imbottigliato per conto di una ditta di Verona e basta.
  2. Il Vermentino non era il vino più cattivo bevuto in vita mia, ma cerco si
    collocava nella fascia bassa.
  3. Tavernello vs. Oneglass, credo vinca decisamente il Tavernello
  4. Perchè tanto dispendio di forze sul packaging se poi il vino è così? Tende a vendere illusioni.
  5. Discutendo al tavolo non abbiamo capito il target o dove possa essere
    venduto. I posti più gettonati: l’aereo e la mensa.
  6. Facendo il rapporto tra prezzo al bicchiere e bottiglia standard, una
    bottiglia di quel vino verrebbe sui 13€. Mah.
  7. Secondo la scheda tecnica, i vini bianchi avevano tutti lo stesso aggettivo per descrivere il colore.
  8. Bisognerebbe fare una degustazione cieca. Senza sapere che il vino viene da Oneglass.
  9. La confezione a me ricorda troppo quelle dei prodotti in omaggio dentro le riviste estive 🙂
  10. O meglio 9+1 (un po’ come SenzaPanna+1, il blog del futuro, da un’idea di CucinaSMS) : rimane il dubbio del perchè sia stato offerto in degustazione ad esperti o attenti del gusto questo vino.

Nel frattempo giunge una pasta con colatura di alici e bottarga. Molto apprezzata.

Exrubro

Ossia  Sangiovese fermentato in bianco del Poggio al Toro di Scansano Vino bio. Qui alle buccie viene lasciato poco tempo per fare il loro lavoro, ossia il colore viene stoppato alla fase bianca senza fare il passo successivo al tipico  sangiovese.

Vino decisamente piacevole, dal prezzo intrigante e molto alla portata, sebbene superiore alla soglia di qualità dei 5 euro.

Svejo di Italo Cescon

Premetto che il nome Cescon mi ha ricordato il prof. di ragioneria dell’università, si parla di più di 10 anni dato che il tempo passa e non invecchia 🙂 . Il vino era buono, su una scala bipolare buono-non buono. Al naso mi ha ricordato un fiore che si apriva deciso, romanticamente ho pensato ad una malva, più esattemente di quelle grosse viste solo a Bolzano. Ma temo che anche più l’associazione università e prima vacanza con amici a Bolzano, abbia giocato molto. Ah che vino? Lasciando da parte quindi la psicologia, Vejo di Italo Cescon è un incrocio di Riesling e Pinot Bianco, nato da un incrocio Manzoni.

L’etichetta cosa dice? Ehm, da CucinaSMS non posso che riportare una delle migliori battute della serata:”Voglio sapere come il Professore Manzoni impollina il Riesling… a volte è meglio non sapere tutto” 🙂

Per chi è serio ad oltranza, per fare il vino il Prof. Manzoni utilizza del polline di Pinot Bianco e feconda fiori di Riesling ottenendo così l’Incrocio Manzoni 6.0.13 (numeri che stavano ad indicare il filare e la posizione della pianta lungo la fila).

LaTour a Civitella 1994

Siamo alla chicca della serata, che al primo sorso ha deluso molto, ma al secondo ha cominciato a manifestare anche agli ignoranti come me il suo carattere. Se avessi imparato qualcosa, avrei subito, o quasi, notato il colore, che lasciava intuire bene. Nonostante l’iniziale ironia “..vino laziale, de la Lazio :)” lanciata dall’insospettabile Senza Panna, il vino, almeno alla sottoscritta, ha lasciato sospettare il suo livello quando è arrivato il piatto di manzo.

Vino australiano

Shiraz by Mont Avoca, si dice nell’etichetta, con grande dubbio di molti. Si è parlato di tanto attorno a quest’ultimo vino dai truccioli al tappo. Avendo assaggiato vini canadesi, non ho notato grandi differenze. Della serie, il terroir non sortisce effetto in questo caso.

Però un giudizio negativo netto non lo do al vino, perchè non conosco la storia della vinificazione australiana e quindi non posso dire se è meglio o peggio della media australiana. E’ un po’ snob dire questo, forse sì, ma dopo aver letto un articolo di Gourmet sulla storia della vinificazione statunistense, ho colto l’importanza del sapere anche questo aspetto del vino. Perchè? Come dicono gli anglossassoni, per poter esordire con I know where you come from (conosco da dove vieni) e per proseguire con I understand where you are going (capisco dove stai andando). Perchè se ci vantiamo dei ‘nostri’ percorsi di vino, vanno rispettati anche i percorsi altrui.

Meno male, comunque, che c’era un doppio dessert. Un applauso al cheesecake dolce-salato fatto col caprino. I tanti esperti di gusto si sono arrovelati minuti e minuti sul fatto che il salato venisse dal caramello o meno, poi è arrivato Dino de Bellis, stravolto dai postumi della cena de la bestia, e ha detto: “caprino”.

Un aroma di whisky affumicato (o attorbato 🙂 ) ha chiuso la serata.

Grazie per l’attenzione e l’invito.

28 Comments

  1. Rossella, hai fatto un lavorone, complimenti!!!

    Vorrei premettere che la mia battuta sui laziali era completamente slegata dal giudizio sul vino. Era tanto così per confermare che sono abbastanza #cazzarona.
    🙂

    Su Colfòndo dirò anche sul mio blog, da non esperta oltre al “buono” di rito aggiungo che l’ho preferito anche io con i lieviti e che ho apprezzato molto l’acidità presente ma non prevaricante, che gli dava la freschezza giusta e dissetante adatta a una serata calda romana. Insomma lo promuovo a pieni voti. Sempre da non esperta (e me ne vanto in fondo) aggiungo che mi aspettavo un approccio leggermente più difficile anche perché so che non piace a chi non amma i vini naturali, invece sarà che appunto di vini naturali ne ho bevuti/assaggiati tanti, sarà che difficilmenteparto con dei preconcetti, insomma io l’ho trovato subito amichevole.

    Afine agosto/inizio settembre ci sarà la degustazione definitiva con @alcheringia e ne vedremo delle belle!!!

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  3. Mi sono proprio divertito a leggere questo post. A parte che è ironico al punto giusto e secondo me molto ben scritto, è divertente vedere una cena che dal punto di vista delle bevande propone (tutti insieme!) alcuni dei protagonisti di tasting panel e discussioni sulla rete… complimenti anche per le immagini

  4. Sono felice di leggere qualcosa in merito…
    Rossella sei sempre meticolosa nei tuoi racconti avete assaggiato proprio dei vini interessanti questa storia dei lieviti e del prosecco mi ha proprio incuriosita

  5. rossdibi says

    Sapeste che faticata scrivere tutto durante un caldo pomeriggio di luglio …
    Son contenta che sia stata gradita la fatica 🙂
    @Elisa Anche a me la storia dei lievita mi incuriosisce. Si parlava di effetto birra, ma direi di no. E’ un effetto vino con lieviti, è un’altra dimensione ancora. E sarebbe bello anche scoprire da dove viene l’idea di lasciare i lieviti. Quante curiosità ancora 🙂

  6. Bel racconto Rossella, grazie. Spero che la serata sia piaciuta a tutti. MAgari ne facciamo altre così!

    Solo una specifica: l’Ex Rubro è sangiovese e non sagrantino.

  7. rossdibi says

    @Andrea Corretto. DIcevo io che è stata un faticaccia causa caldo scrivere tutto. Un errore, anche erroraccio, era d’obbligo

  8. È un piacere come sempre leggere i tuoi articoli. Tanto per cominciare ti ringrazio per aver descritto così bene il vino di cui mi sono follemente innamorato.
    Il prosecco è nato così, quando le vendemmie si facevano anche sotto alla neve e immancabilmente c’erano dei blocchi fermentativi. Il prosecco rimaneva dolce e così veniva imbottigliato. A primavera con l aumento delle temperature avveniva la rifermentazione e nasceva il prosecco col fondo.
    Un vino sano,vivo e beverino. Senza se e senza ma. Un vino che rispecchiava nettamente il territorio di provenienza,un vino da portare a tavola e da bere per il piacere di farlo.Ecco perchè ho voluto ritornare a fare il vino che mio padre imbottigliava 30 anni fa, dobbiamo secondo me lasciare da parte le guide per ricominciare a bere vini semplici e che possano accompagarci lungo tutto il pranzo o la cena. Come dice andrea scanzi i vinoni di maroni ci hanno rotto li co…i. 🙂
    P.s. Perdonatemi qualche errore ma dall iphone puó succedere;)
    Luca

  9. rossdibi says

    @Luca Grazie! Concordo anche con la filosofia, allora, del Colfòndo.
    Allontanarsi dalle sofisticazioni credo sia il passo da fare per apprezzare la vita ed il semplice “buono”. Nonostante questo il Colfòndo non cade nella categoria dei “vini onesti”, ossia da osteria per intenderci.
    E’ un vino onesto perchè “sano, vivo e beverino”, ma non perchè banale o perchè fatto per caso o a caso.
    Grazie ancora per aver commentato e risposto alla mia curiosità di sapere che cosa stava dietro al vino.

  10. Caro Luca come vedi qua a Roma sto diffondendo il verbo di Bele Casel. A breve su Percorsi di Vino uscirà la mia recensione che sarà ovviamente positiva.

    Continua così!

  11. Ehi, ma c’era anche il “mio” Mount Avoca. Che onore. Ad averlo saputo ti avrei corrotto prima 🙂
    Ciao.davide

  12. Questi vini hanno una storia alle loro spalle, hanno sempre accompagnato i nostri vecchi a tavola. Ma le guide e alcuni sommelier hanno voluto premiare per anni quei vini ” costruiti “, mi viene in mente bolgheri, se ne beve un bicchiere e poi si medita. È tempo di fare una rivoluzione, un passo in dietroper riscoprire ivini con un anima. Si! Il colfóndo è un vino beverino,piacevole che racconta un territorio, ma non per questo dev’essere visto come un vino minore, anzi.
    Aiutatemi,aiutateci a far tornare il vino a tavola, a far tornare il piacere di bere in famiglia.
    Noi popolo del web possiamo farlo e dobbiamo farlo!!

  13. rossdibi says

    @Luca sono dalla tua parte 🙂
    Il richiamo della terra, del territorio, passa anche un bicchiere di buon vino, semplice e diretto, fatto con la testa ed il cuore.

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  15. @Luca quante volte ti ho detto di fare una scappata a Roma che hai tanti estimatori?

    @Davide ottima vista, alla fine il tapping panel è andato bene. gli appunti che ti ho fatto , e che pubblicherò anche su Percorsi di Vino, sono nulla al confronto di Oneglass. Davvero, il tappo è fatto bene e siamo andati a trovare proprio il pelo nell’uovo

  16. Bellissimo istruttivo post, complimenti, bella serata. Ho letto con attenzione le perplessità/stroncature a Oneglass, che tuttavia si presenta davvero bene. Io lo comprerei subito, il packaging fa il suo effetto. E poi…mi hai fatto ricordare la malva, Bolzano, canederli (mai mangiati altrove così buoni), l’altopiano del Renon, il profumo di mele dal treno e …un viaggio lunghissimo su carrozze d’altri tempi. Dal vino ai canederli…Sui canederli vorrei saperne di più.

  17. Bella serata, interessante. Il prosecco con i lieviti, amichevole e piacevolissimo da bere, è stato quello che mi ha colpito di più. Oltre al prof. Manzoni impollinatore. 😉

  18. cara rossella, ho letto con piacere il tuo post con le tue riflessioni divertenti ma non banali. sono contento che ti sia piaciuto il mio bianco da sangiovese, un vino che ho prodotto quest’anno per la prima volta quindi sono sempre molto curioso di leggerne i commenti. il post è stato un occasione per conoscere gli altri vini della serata, che a parte quelli di luca ferraro che già apprezzavo, non conoscevo. un saluto

  19. A settembre, se bissiamo, vorrei farvi degustare il rosato e il morellino di Vincenzo. Vera goduria per il palato.

  20. rossdibi says

    @Andrea Come dire di no?!
    Il Sangiovese di @Vincenzo ha incuriosito assai e la compagnia era buona. Se 2+2 fa 4 mi sa che si bissa:)

  21. bhè che dire…..io ci sono. ricordati andrea, ma l’invito vuole essere allargato, di venirmi a trovare in agriturismo che a settembre è ideale (magari mi dai anche una mano per la vendemmia anticipata dell’ex rubro). un saluto, vincenzo

  22. rossdibi says

    @Vincenzo Vendemmia? Se non è il weekend del 18, aiuteri volentieri. Sono anni che dico di volerla rifare. Le mie esperienze sono solo da bambina e adolescente con nonni miei e altrui, nel Friuli non vinicolo famoso

  23. rossdibi says

    @Daniela
    Questo post mi ha dato tante soddisfazioni grazie ai commenti. Quasi quasi se la batte con la serata di degustazione 🙂

  24. Pingback: Cucina SMS

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