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Essere bio con poco

Essere bio cosa vuol dire per i precari d’oggi?
Essendo una precaria decennale, che non si lamenta dopotutto, ma essendo sempre una precaria e quindi con un’idea incerta del domani, legata alla volontà e ai capricci altrui, faccio sempre attenzione al prezzo (innegabile), allo spazio (dato che in due condividiamo 35 mq) e alle ricadute a lungo termine. Perchè essere precari vuol dire anche pensare al domani, vicino e lontano, costantemente.

Ecco allora come si può essere bio con poco. Parto coi miei primi 5 passi per essere bio e le iniziative di Agrycult in fatto di ricotte e orti in abbonamento (con premio in palio fino a domenica 4 luglio 2010).

1- Usare buste di tela

O sacchetti (il termine cambia da zona a zona d’Italia ho scoperto). Un sacchetto di tela costa poco, lo tieni in borsetta anche quando non ti serve, si rompe raramente. APPROVATO. Il mio sacchetto di tela, bello spazioso, datato aprile 2009 preso al supermercato di Ottawa è ancora un ottimo supporto e non esco più senza. Questo è veramente il primo passo.

2- Liquido bio lavapiatti (e per lavatrice) alla  spina

Lo volevo da tempo. Cosa c’è di meglio di un liquido lavapiatti bio e disponibile a litri non dovendo buttare ogni volta il contenitore di plastica? Al primo acquisto puoi arrivare col tuo contenitore o prenderne uno a vita per 1€. Il prezzo è decisamente conveniente. APPROVATO. Io mi rifornisco all’Erboristeria degli Angeli di via del Pellegrino a Roma.

3- Acquisti al GAS

GAS, Gruppo di Acquisto Solidale. Niente politica in mezzo però 🙂 Vuol dire che tu ogni settimana puoi acquistare prodotti della tua zona (anche se ti invito a controllare prodotto per prodotto la convenienza) dalla verdura, alle uova, passando per i formaggi. Non sei obbligato ad acquistare tanto o poco ogni settimana. Io di solito mi rifornisco di uova, formaggi della fattoria che conosco e burro. Entro un dato giorno devi inviare l’ordine e un altro giorno, comune a tutti del tuo GAS, devi ritirare i prodotti. APPROVATO. Il mio GAS è quello della Sala Cromatica di via Giulia.

4- Mercato e non supermercato

Questo per dare ragione a mia madre che se la ride ogni volta che le dico che sono stata al mercato di Campo dei Fiori. Ovviamente durante la settimana vado anch’io al supermercato, ma alcuni prodotti, ad esempio i carciofi, io li acquisto solo al mercato il sabato. Hanno un altro non so che. Ovviamente vanno selezionate le bancarelle. La mia favorita è in maggioranza fatto di donne, non perchè le donne sia più bio, ma un po’ di solidarietà fa bene 🙂 A parte ciò, al mercato si riscoprono i profumi. APPROVATO. E nella parola mercato ci vanno anche i mercatini bio che con regolarità animano le piazze, come quello bi-mensile di via Giulia. Ahimè è scomparso quello di Rea Silvia di Trastevere, che per alcuni mesi fu una tappa obbligata.

5- Farine e legumi bio

Non solo quelli, ma da quelli io ho cominciato. Il pane in casa lo faccio solo con le farine bio, perchè la differenza di prezzo è minima, perchè le farine bio disponibili hanno una varietà di tipi maggiori rispetto a quelle commerciali, perchè se vogliamo farci del bene facciamocelo al 100%. E per i legumi idem. APPROVATO. Le mie farine bio vengono dall’Erboristeria degli Angeli e dalla Sala Cromatica.

6- Abbonarsi ad Orti e Ricotte

Questa è una versione hard 🙂 del GAS da poco attiva anche per la zona di Roma. Agrycult le ha lanciate e  SenzaPanna le sta diffondendo. Si ordina la ricotta e la si riceve tramite corriere o ci si abbona ai prodotti dell’orto che daranno luogo a varie spedizioni frazionate nel corso della stagione. Tra l’altro fino a domani, domenica 4 luglio 2010, si può vincere anche una cassetta omaggio Re-Twittando il messaggio sottostante o se hai un blog parla dell’iniziativa.

Io l’ho scoperta tramite SenzaPanna e devo ammettere che l’idea delle ricotte mi intriga assai, finora ho rinviato l’ordine per problemi logistici miei, ma presto testerò l’ordine per due ricottine.
L’abbonamento ai prodotti dell’orto sembra perfetto per chi non ha tempo di andare a fare la spesa, o vuole semplificare questa incombenza. L’orto si trova in Molise ed è fatto di pomodori (vari tipi), melanzane, peperoni, peperoncini e friarielli, zucchine, verdi e bianche, lattughe,  zucche, patate, piselli, cipolle, fagioli borlotti, fagiolini, meloni etc. Per sapere come sono i prodotti ecco la reazione di Emanuele, che ha vinto una cassetta di ortaggi. Io sono conquistata dalle foto o meglio dagli ortaggi, così così…veri. Tu?

Insomma, 5 suggerimenti bio precari 🙂 ci sono per tutti, per i romani c’è Agrycult da scoprire.


A me l’essere bio sembra essere un ottimo modo anche per mantenersi in forma: fa camminare, fa pensare, fa essere curiosi verso ogni nuova iniziativa. I ma rimangano come è la natura della vita. Preferisco pormi dei ma e fare poco nel mio piccolo, che vivere di certezza e fare solo la viziata.

Tu, invece, come hai cominciato ad essere bio compatibile e come continui ad esserlo?

4 Comments

  1. Non sono così bio come te però la spesa la faccio con il bustone in tela regalo di mia madre, quello sì.
    🙂

    Anche io vorrei provare ricottine e ortaggi, solo ch enon avendo portiere i corrieri non mi trovano mai e ogni volta è di una scomodità unica. 🙁

  2. Pingback: Essere bio con poco

  3. Ecco, la sporta della spesa di tela l’ho anche io e la uso sempre.
    Abitudine acquisita a Parigi.
    E quando cambierò casa mi troverò vicino mercato e, spero, anche ditributore di detersivi.

  4. rossdibi says

    Che bravi amici che ho!
    @Daniela Anch’io coi corrieri ho dei brutti rapporti, più che altro consegnano a chi capiva a volte.

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