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Un caffè con lo Zio d’America

Dai, hai uno zio d’America? Che cool!

Calma, se vai a sbirciare i blog di Rosso di Sera e Le Franc BuveurCucinaSMS scoprirai che lo Zio d’America non è altro che un locale a Roma. Certo non un locale turistico, ma questo anche per la sua ubicazione. E’ vicino al raccordo, lontano lontano dal centro. Ma appena ci si arriva davanti si intuisce a vista, più che a naso :), che quel locale c’è da tempo e che ha un suo ruolo ben definito nella zona.

I foodblogger romani selezionati per l’occasione si sono riuniti dallo Zio d’America lunedì scorso per una cena con un produttore. Un produttore un po’ speciale come Illy. Una cena a base di caffè? Sì, esatto.

Dai leggi il post, ti aiuterà a rispondere alle domande:

– Come si prepara un buon caffè a casa?

– Dove è nato il caffè?

– La quantità di caffeina da cosa dipende?

– In quanto matura il caffè sulla pianta?

– Quanti chicchi contiene un osso di caffè?

Il menù era stato studiato da Simone Rugiati versione pre Isola dei Famosi. E direi che era stato ben studiato. La mousse finale al caffè ha avuto un gradimento generale.

Ma andiamo con calma cercando anche di non sovrapporsi a quanto già detto dagli altri. Primo, sai fare un buon caffè?

Le regole secondo Illy per fare un buon caffè sono:

– riempire la moka di acqua fin sotto la valvola

– versare il caffè senza schiacciarlo o fare cunette o fare buchini

– cuocere a fiamma bassa

– lasciar uscire metà del caffè e poi togliere la caffettiera dal fuoco.

Ed il caffè al bar quando è fatto come si deve? Munisciti di cronometro 🙂 Il caffè deve uscire in 25 secondi e nell’uscire non deve goccioline. Ahahah ti lascio immaginare cos’ho scoperto del mio caffè al lavoro il mattino dopo! Scherzo, non è così male.

La prova amaro: non tutti lo sentono. Altra lezione della serata!

 

I presenti sono stati anche deliziati anche con alcuni brevi accenni di storia del caffè. Dove è nato il caffè? No, non in sudamerica, ma negli altopiani dell’Etiopia. In qualche modo nei Paesi Arabi il caffè andava a sostituire il vino. Era, inoltre, proibito portare via le piante di caffè ecco allora che l’ingegno e la voglia di aggirare i diviti (cosa non solo italiana 🙂 ) ha fatto viaggiare il caffè prima in Yemen, poi in India, da lì fino a Copenhagen e poi arrivando in America.

La quantità di caffeina da cosa dipende? Ovviamente dal tipo di caffè ma anche dalla macchina usata per preparare il caffè fumante.

Ancora, In quanto matura il caffè? la coltivazione del caffè risente del clima dei Paesi del Sud America. I cambi di stagioni là non si caratterizzano tanto per il cambio del guardaroba, quanto per l’arrivo delle pioggie. Un chicco di caffè giunge a maturazione in 9 mesi, ma su una pianta di caffè si possono trovare chicchi rossi insieme a chicchi verdi, meno maturi. La pioggia incide sulla nascita del caffè. Per dividere i chicchi maturi da quelli non maturi si usa semplicemente l’acqua. I chicchi maturi galleggiano, gli altri no.

In realtà bisognerebbe parlare di osso del caffè, dato che al suo interno contiene due di quelli che noi chiamiamo chicchi.

Basta imparare: è ora di mangiare 🙂

A parte la lezione piacevole, con Giulia di Rosso di Sera e Max di Cucina SMS e ovviamente la Cavia, i piatti sono stati degustati,mangiati e commentati. La crema di ceci, limone e caffè era ottima e intrigante. Il risotto, nonostante quell’aroma di cipolla, era studiato bene. La carne col caffè spettacolare e a me è piaciuto pure il tortino di carote. L’apoteosi è stata raggiunta con la mousse finale: impalpabile ma dal sapore deciso e molto golosa. Se l’è battuta quasi alla pari col cremoso di cioccolato assaggiato ad una cena da Open Baladin.

Il lato vini? Beh, ancora complimenti. Specialmente l’abbinamento al risotto. Il vino regalava nuova vita a quel risotto che aveva irretito molti nasi.

Infine, un saluto ai blogger dell’altro tavolo non ancora menzionati come Croce e Delizia e Foodies. La padrona di casa in dolce attesa ha colpito per la sua giovialità e determinazione ed infine Grazie a Pia che ha tenuto i contatti e come tutti aveva sempre un bel sorriso stampato in faccia.

La carne uhm, ma quel tortino quanto vorrei farlo io.

Al prossimo evento tra foodblogger romani (e non solo) e al prossimo buon caffè 🙂

6 Comments

  1. Avevo ricevuto l’invito ma avevo già un altro impegno purtroppo.
    Speriamo ce ne siano altri!!

    :-))

    PS: ma lo sapevi che negli anni ’90 Vissani gestiva la cucina dello zio d’America? Ne so una più del diavolo!!

    PPS: dal raccordo dista 3 km in linea d’aria, vicino ma non troppo. é ancora Roma :-)))

  2. rossdibi says

    @Daniela
    Per me non di Roma arrivando in motorino dal centro, lo Zio è lontano, ma mi ha lasciato a bocca aperta appena arrivata.
    Puoi dire a Vissani che alcune sue cose sono ancora là? 🙂

  3. Pingback: diggita.it

  4. Wow Rossella, che memoria di ferro, grazie per aver riportato tutte le dritte ascoltate nel corso della serata 😉

  5. Ciao Rossella sono passata per un saluto; molto interessante questo post, ti seguo con piacere.

  6. rossdibi says

    @Pina Non è questione di memoria, ma di appunti disordinati e intellegibili. Ma ai primi bicchieri mi son bloccata 🙂

    @Daniela Ciao, anch’io ti seguo, ogni giorno, tramite Google Reader causa malefiche politiche di accesso internet al lavoro. ma dico io, vogliono farmi lavorare 🙂

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