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Wine Spectator è nudo

Sì, Wine Spectator è stato messo a nudo, come l’imperatore della favola.

 

Wine Spectator, rinomanta rivista statunitense dedica ai vini, anzi ai grandi vini, è stata aggirata. Infatti ha assegnato il suo Award of Excellence all’ Osteria L’Intrepido di Milano. Cosa c’è di strano?

L’Osteria L’Intrepido  non esiste, è stata creata a tavolino da Robin Goldstein per puri fini di ricerca scientifica. Come dire è il successo di un collega, che dopo aver ideato la “truffa”, o meglio l’esperimento, ha presentato il sorprendente risultato all’American Association of Wine Economist.

Incredibile, esiste un’associazione di economisti del vino! Ed io che mi arrabatto con l’health economist. Quando si dice sbagliare tutto J

 

Burla nella burla, la lista dei vini usata dalla fantomatica Osteria L’Intrepido era composta da vini giudicati mediocri da Wine Spectator. Ma allora perchè il premio?

 

Ma quanti Robert Goldstein si occupano di economia? Questo nome l’ho sentito citare anche altrove durante i miei studi economici.

 

Leggendo qua e la sembra che dei dubbi sul valore, diciamo morale, del premio già esistevano, dato che nel 2003 ben 3573 ristoranti beneficiavano del premio per la contentezza di Wine Spectator che incassava $625,275 per l’assegnazione del premio.

 

Un’ultima perla, la notizia è apparsa nel blog dell’Osteria L’Intrepido il 15 agosto, la notizia è stata data al telegiornale il 21 agosto.  

 

Ora in compenso i blogger, come me, stanno dando un grande risalto alla notizia. Come dire l’onda si cavalca quando c’è. Peccato per chi ne è stato sommerso.

 

Ma fino a che livello un esperimento come questo può intaccare l’attendibilità di una rivista?

Se lo chiede una che assaggia per passione non per professione e che quindi già riconosce un valore limitato alle tante parole spese dagli esperti intorno ad un vino, ad un cibo…Io rimarrei più male se ad essere svelata fosse la falsità di un cantastorie, piuttosto che la falsità di un tecnico. Sono le storie a portare avanti il mondo. Che ne pensate?

E questa è una storia. Quindi dipenderà tutto da chi la racconta, da come la racconta, da chi la ascolta e oggiorno anche da chi la publicizza.

4 Comments

  1. cinzia says

    A me la credibilità della rivista non sembra semplicemente “intaccata”, a me sembra una sputtanata mondiale.

    Poi che nessuno di noi si stupisca, è altra cosa.

    Chiunque abbia un ristorante, un albergo,un’azienda vinicola sa quanto un articolo sulla stampa di settore sia molto spesso frutto di uno scambio con il giornalista di turno , di regalie, ospitalità o di semplice adulazione.

    In altri casi ( vedi il caso di alcune riviste di viaggi, in teoria anche autorevoli), quelli che sembrano articoli sono solo redazionali mascherati, con un tariffario dell’ordine di qualche migliaio di euro per tre righe che oltretutto ti devi scrivere pure da solo perché nessuno viene neanche a dare un’occhiata.

    I giornalisti di settore sono gente che si comporta come se avesse il potere di lanciarti nell’empireo delle attività che contano come di stroncarti la carriera, e di conseguenza sono abituati a scroccare, scroccare, scroccare senza un minimo di decenza. Non fanno neanche il gesto di mettere mano al portafoglio.

    Insomma, dei parassiti che, oltretutto, pontificano su ciò che non pagano. E, se non possono scroccare, non perdono neanche il tempo di andare a verificare se stanno scrivendo una boiata pazzesca.

  2. rossdibi says

    @ cinzia. E’ assurdo dare il premio a qualcosa che non esiste. E danno il premio dopo che ricevono 250euro, se ricordo bene. Insomma hanno scroccato anche in questo caso,in qualche modo.

    Loro si difendono dicendo che non possono visitare ogni ristorante che premiamo. Dal servizio in tv sembra che abbiamo tentato di telefonare alla fantomatica Osteria, ma rispondere una segreteria telefonica.

  3. luigi says

    Ma se lo sanno tutti, che tutte le guide imbrogliano, che sono poco serie, che servono solo a far campare gente senza arte ne parte…..perchè tanti sottostanno al “ricatto”? Forse perchè, le guide, sono un potentissimo strumento di vendita?
    Ma allora perchè lamentarsi, scandalizzarsi, indignarsi?
    Tutti guadagnano da questo indegno teatrino, e per l’unico che ci rimette, Il Cliente, non provo nessuna pena, la fragatura l’ha cercata e trovata in libreria. Peggio per lui.
    Tra l’altro, qualche sito che fornisce buone indicazioni senza fregature, io lo conosco, ma trovo significativo il non aver mai trovato un solo link sulle riviste più “prestigiose”, evidentemente si pagano anche quelli.

  4. rossdibi says

    Credevo di essere solo io scettica sulle guide enogastronomiche.
    A volte ho la tentazione di prendermi una guida, ma poi spesso mi frena il fatto che per me mangiare / bere è un piacere ed un piacere deve avere libertà per esprimersi. L’unico valore che riconosco alle guide è di farmi scoprire la varietà di vini, ad esempio, tra cui poter scegliere.

    I link credo proprio che si paghino. Ahimè…

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