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Focaccia con pomodori

La mia prima focaccia Nasce dall’amata Ciabatta. “A volte si sanno fare più cose di quelle che crediamo… Dentro di noi ci sono potenzialità inesplorate… Dai, fatti coraggio, affronta il tuo problema, forse ne conosci già la soluzione.” Quante volte ti sei sentito dire questo e non ci hai mai creduto? Anch’io facevo parte del popolo del “non ce la faccio”. Ne parlo orgogliosamente al passato, qui, ora, per questa focaccia. Col coraggio del lievito madre, ho deciso. La Ciabatta la sapevo impastare. Le potevo dare solamente un’altra forma, quella di una focaccia. Ebbra di ottimismo, ho fatto quel passo in più. Ho giocato col tempo fino a protrarre la lievitazione a 18 ore. Ora, qui, orgogliosa e sazia, ti tramando la ricetta della mia prima focaccia. Con l’umiltà del lievito madre, attendo i tuoi suggerimenti, perché gli esami e gli impasti non finiscono mai nella vita.

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Twelve Loaves: Couronne des Rois Provençale

Una corona di pane che per tradizione è dedicata all’arrivo dei Re magi Vi siete mai messi una corona in testa? Se sì, come vi sentivate? Cartoncino, spesso preso da una scatola di scarpe, e carta stagnola, un paio di forbici: questi erano i materiali delle mie corone. Ricordo l’orgoglio di presentarmi alla mamma con una corona disegnata da me. Le prime erano, come dire, in stile medioevale: semplici, lineari fatte di una sequenza di punte. Poi, quando la ragazzina ha cominciato a farsi sentire, ho cominciato a renderle più arzigogolate. Solo da grande la parola corona è stata abbinata al pane. Dopo una certa età si guarda solo alle cose concrete. Il vostro stile, in fatto di corone, qual è? Quest’anno per il 6 gennaio ho fatto scansare la Befana e ho preferito accogliere i Re Magi. Oggi infatti arrivano. Colgo del fermento nel presepe. C’è qualche statuina da spostare per fargli posto. Arrivano colmi di doni: in realtà solo tre, un po’ tirchi 🙂 Oro, incenso e mirra che sulla corona di pane …

cracker lievito madre

Cracker col lievito madre e paprika

Cracker col lievito madre, paprika, Luisa e fantasia   Non brillava certo per iniziativa: cantava Fabrizio De Andrè. Da qualche parte però dovevo pur ricominciare a giocare in cucina. L’ ho fatto con del lievito madre e con tutta la croccantezza della ricetta di Rise the sourdough preacher, alias Luisa. Era una (abbastanza) calda mattina di fine agosto. Dal mercato ero tornata e non mi rimaneva molto oltre rinfrescare il lievito madre. Prima però un po’ di Facebook. Lì, sul social media, quel coso un po’ intrusone nella nostra vita, che è successo il fattaccio. C’era un link … non cliccare quel link, mi dissi. C’erano le parole di Luisa: rincuoranti ed entusiaste. C’era persino la parola magica: lievito madre. Anzi, resti di lievito madre. Lì, tra Facebook e realtà, necessità e capriccio, è cominciato l’impasto. Luisa pensa in grande. Il mio lievito madre era disponibile solo in piccola quantità. La sua ricetta parlava di 1 kilogrammo di lievito madre, io avevo alcune centinaia di grammi di pasta madre destinata al secchio dell’organico. Decisi di …

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Pan Brioche pasquale

Qual è il sapore della primavera? Un problema non certo amletico, ma nel mentre delle preparazioni emotive e materiale per la Pasqua in famiglia mi sono chiesta pure questo. Avevo la ricetta fidata di un pan brioche di origine armena da adattare e trasformarlo in Pan Brioche Pasquale. Per Natale lo avevo arricchito con cioccolato e datteri, ma in pieno aprile come trasformarlo? I bei pranzi in famiglia tanto festeggiati quanto temuti. Difficile presentarsi a mani vuote. Non sarebbe giusto dopotutto. Bisogna aggiungere qualcosa di proprio alla caciara e all’abbondanza di questi momenti. C’è qualcosa quasi di arcaico, ineluttabile in un rito che riunisce generazioni e famiglie diverse. E poi c’è l’ironia della sorte… In questo banchetto c’era, infatti, una piccola generazione in corso, una di quelle di soli sette centimetri che, dati i tempi, si vede per ora “solo” in una riproduzione in 3D fatta durante una delle prime ecografie. I pro-zii non stavano nella pelle. Mentre le pro-zie acquisite, tra cui io, erano entusiasticamente spaventate dal divenire tali. “Ma chi è la mia …

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La Gubana

Gubana. Quante cose ti dovrei raccontare. Ti dovrei dire che si tratta di un dolce del Friuli. Lo si fa per le occasioni speciali, come quando arriva il figliol prodigo. Lo fanno le cuoche vere, quelle che pesano gli ingredienti per costruire e sfamare le famiglie. Ma non solo. Ha qualcosa dello strudel eppure a vederla, la Gubana, sembra un vortice. Le origini del suo nome sono disperse tra tradizioni, tempo ed etimologia. Però è un dolce che ha l’anima di una terra. Nascosto e ricco è il suo tesoro. Tutto arrottolato su di sè, alla ricerca perenne di una sincerità che guai a scambiare per un istante di banalità, per un gesto fuori orario. Eppure è un dolce allegro grazie allo slivovitz (anche la grappa è concessa, ahimè 🙂 ). Come tutti gli scorbutici basta mostarsi gentili. Prendi mio padre, appena fai la gentile lui da silente comincia a lanciarsi in chiacchiere. Timidamente ricco dell’entusiasmo di una piena di gioia si lascia andare…E così in questa di gubana, ritrovo mio padre. Nonostante il perenne …