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Scrivere col cibo: dalle ricette ad un libro con Dianne Jacob

Ho iniziato un cammino. Con in mano una frusta da cucina ed una mela sono alcuni mesi che su Instagram persisto con l’hashtag #scriverecolcibo. Butto sulla tavola libri e riviste di cucina in cerca delle parole che accompagnano la gola. Alla fine ho capito, che senza la penna ed i suoi volteggi sulla carta, anche la mela rimane muta. Così, tra automotivazione e sfoggio di tutta la carta che ho accumulato, ho iniziato questa avventura per parlare con te di foodwriting. Anzi, di scrivere di cibo che per me è scrivere col cibo (accanto). Oltre che amalgamare vorrei cogliere, tra avverbi e tempi coniugati, la vita che scorre e scoppia in fragorose risate. Ed intanto le uova si montano. Non può, però, essere un viaggio in solitaria. [For the English version, please click here]

Food writing: from a recipe to a cookbook with Dianne Jacob

I’ve started a journey. A slow one. A few month ago on my Instagram profile I introduced a kitchen whisk and an apple. I want you to respond and I want you to talk about of food writing. I introduced an Italian hashtag as #scriverecolcibo (ie. writing with food), as well. I do not want to start an endless debate on how translate into my language “food writing”.  In Italian I need a preposition to translate that simple english term. I’ve chosen “with” given that food is just of the characters of life, even if  a relevant one. I don’t want food to suffer from loneliness 🙂 At the same time, a food writing lover isn’t an Île flottante. I can not just use my whisk and apple (and hashtag) and close my pantry to you. I can talk about food and writing . I need you and some mentors. Someone more expert than me or with a different perspective. I’m looking for inspiration. Therefore, I decided to involve people as Dianne Jacob  and make them few question, …

Fichi sotto spirito tra vodka e Sauvignon

Non è cosa facile scrivere per te. Il problema non sei tu, ma io. Iniziai a scrivere il blog per imparare a narrare il bello della vita ed ora con questi fichi davanti a me…non so come dirtelo. E’ tutta una questione di piacere: cercato ed inaspettato, raffinato ed avvolgente, adulto e bambino. Mi perdo in queste sequenza di sensazioni intense e piacevole a cui non sa dar voce. La voglia che tu trovi questo barattolo di fichi online mi porta a farmi mille e mille domande su come mescolare aggettivi e parole chiave. Ma a te che importa. A te che non ancora non hai assaggiato questi fichi sotto spirito, cosa interessa? Il SEO o il Sauvignon? 🙂

Scrivere di cibo all’italiana: origini ed etichette

Le bucce delle clementine accanto alla tastiera mi riportano ad un paragrafo perso dentro Gastronomical me di MFK Fisher. Quel profumo che inondava casa è la mappa con cui ritrovo la strada nella ricerca dello scrivere di cibo all’italiana. Non ricordo chi fu la prima a chiederlo, probabilmente Laura di Ricette & Vicende. Fatto sta che da quel giorno a Colle Val D’Elsa si è avviato un percorso di critica ed autoanalisi che neppure Whatsapp riesce a banalizzare. Non ricordo neppure se la domanda fosse “da dove trai ispirazione, Giulia (Scarpaleggia)?” o se era un “da chi hai imparato a fare foodwriting?”. Ciò che quella domanda spontanea ha creato è stata una cascata di riflessioni sfociate in un collettivo “chi ci ha insegnato a fare foodwriting all’italiana?”, ossia dove sono le nostre radici di italiane che scrivono di cibo in italiano?

Una torta

Sono qui in panciolle sul divano con un panorama mozzafiato di fronte a me. Il sole mi bacia i capelli ed io addento una torta che sa di babà. Ho reso l’idea? Qui accanto c’è posto e non nego di avere una fetta di torta al rum anche per te, ma…Non credere a tutto lo storytelling che trovi. Potrei mettere la mano sul fuoco per la ricetta che porta alla torta che vorrei offrirti. Lo scrivo non solo per rassicuranti. E’ una ricetta di Yotam Ottolenghi e di Helen Goh. E’ tra le ricette di Sweet, una novità editoriale a cui non ho saputo dir di no dopo l’esperienza positiva con Jerusalem, altro libro di cucina sempre di Ottolenghi e Sami Tamimi, in quel caso. Non posso, però, prometterti né una vista da sogno ed ancor meno un caldo sole. Non è una questione di cambiamento di stagione, ma di onestà. No, non puoi invidiare la mia vita. Invidiami Sweet, ma non la mia quotidianità. Ho un blog, ho una mente che vuole impastare, mescolare, …