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Vercelli Rice Experience #1: strudel al riso rosso

Rosso è Cappuccetto Rosso, rossa è la passione, rossi sono i pomodori. Rossi sono i papaveri, alti alti, mentre tu sei piccolina. Rosso piccante è quello dei peperoncini. Ma a Vercelli cosa c’è di rosso? A Vercelli non si dorme. Ancor meno durante una Vercelli Rice Experience. Ma gli occhi non si fan rossi per la stanchezza. Quando arrivi non subito ti porteranno al mulino del riso e non impararei immediatamente come la pannocchia diventa riso. Prima quei cattivoni ti portano in cucina, anzi per precisione, prima al mercato e poi a sgobbare. Tu che hai già fatto una ricetta col riso Venere dovrai ingegnarti. Quindi niente nero, di giorno ci vuole un altro colore per distinguersi tra i mille chicchi. Come se non bastasse non sarai sola, ma attorniata da chi fa delle crepes con la farina di riso Venere e chi dei dolcetti più che invitanti d’origine siciliana. Poco più in là scorgerai una sorta di sushi. Insomma, rischierai di sudar freddo, se non dalla fatica quanto meno dall’amichevole concorrenza. E tu cosa …

Il tempo della torta di riso Venere

Ad ogni cosa il suo tempo. Così mi placava la mamma quando adolescente ambivo alla vera vita. La vita, quella viva, che affascinava, lasciava a bocca aperta era sempre nella mia testa altrove. Lontano da casa, dalle abitudini e dalla famigerata routine. Allora un riso della mamma al pomodoro, inondato di formaggio Latteria vecchio, sì era gradito, ma non era il massimo della vita. Quando l’università mi portò nella cittadina più vicina, la vita quella vera era ancora altrove. Ma lei imperterrita. Ad ogni cosa il suo tempo. Sempre lei, sempre la mamma, che voleva far fare al tempo il suo calmo corso, mentre io ero alla ricerca delle rapide. Ed io mi buttavo, lo ammetto, sul riso precotto. Poco tempo e poco sapore. Ma io avevo fame di vita, non di chicchi. Giunsero i mesi intensi e frenetici tra le grandi città del Nord. Non mi lasciavano il tempo di ascoltare. Ma lo so, lei lo diceva. Ad ogni cosa il suo tempo. Il tempo era poco, pasti rapidi, efficienti, c’erano ambizioni da sfogare. …

Quasi muffin per i 125 anni

Arrivarci a 125 anni. Jakob Pagitz c’è l’ha fatta. Lui ed il fratello Franz cominciarono negli anni Ottanta dell’Ottocento a mettere il succo di frutta dentro le bottiglie di vetro. E nel 1949 a questa abitudine commerciale venne affibiato un vero marchio: Pago. Pagitz più la tedesca frutta (Obst) fa Pago. E io pago… scusa, ho troppi estimatori di Totò in casa per non fare questa battuta. Eppure Pago, quello con la P maiuscola,  ha pensato a me e a te. Nel 2013 Pago scrisse infatti ad alcuni foodblogger. Vuole festeggiare un compleanno con un nuovo succo Pago. Ed io chi sono per poter rifiutare? Dopotutto nei pomeriggi lavorativi è oramai consuetudine scambiare uno sguardo con la mia collega e dire: “Succo romantico?” “Sì, succo romantico sia” Scendiamo al bar dell’ospedale dove lavoriamo ed ordiniamo il nostro succo in due bicchieri. Al bar ci conoscono tante che alla richiesta di un ACE ci chiedono perché e noi due rispondiamo: “Perché ci piace” come ci insegnò un giorno uno dei barman. Ma se ci presentiamo al …

La tasca del contadino per un Montalcino

Un Montalcino tra le mani mi incuote un grande rispetto. Come ogni mese Fernando Wine mi da un compito. Creare un piatto per un vino che sceglie lui. Data la mia personalità del tipo “faccio io che è meglio” mi sembra sempre strano dovermi fidare. Ma Fernando Wine non ha mai deluso, quindi anche stavolta ho lasciato a lui il timone. Mi ha presentato un vino come prodotto da Illy. Illy? Vino? “Amore e Magia” il nome. Prodotto in Toscana ovviamente. Francesco Illy? Toscana? Sarà che in piena campagna elettorale siamo tutti reticenti a credere alle favole, anche perché ce ne raccontano fin troppe. Ma come dicevo, mi son fidata. Amore e magia è stato. Dal Podere le Ripi è arrivata quindi la bottiglia. Se fino al 1988 il podere era abitato da un pecoraio ora è un’azienda biologica e biodinamica. Non mi rimaneva che interpretare l’abbinamento. La prima idea, quasi immediata, è stata un Shepherd’s pie, ossia uno sformato del pastore. Poi mi sono accorta che la confondevo in realtà con una cottage pie. …

Strudel salato con stracchino

Strudel. Mancava da un po’ sulla mia tavola. Giovedì lo attendevo. Nonno Nanni mi aveva chiesto di pensare ad una ricetta green nell’ambito della sua iniziativa volta a ridurre le emissioni di CO2 in collaborazione col Ministero dell’Ambiente. Ero un po’ scettica. Noi blogger spesso rischiamo di diventare un mezzo di pubblicità, o come più garbatamente si dice ora di visibilità. Gli ho detto sì per la sua storia, per il modo con cui mi ha approcciato. Della serie non ha fatto il provolone 🙂 Poi mi ha colpito al cuore. I formaggi sono arrivati freschi, in una borsa frigo e portati a mano all’uscio di casa. Mi aspettavo un corriere. Invece era un uomo in giacca e cravatta che ha avuto il paziente dovere di aspettare l’ora comoda a me. Ossia ha atteso che io finissi di lavorare. Quindi anche la consegna è stata a suo modo green. Sabato è stata il giorno della ricetta green.