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scones inglesi

Scones inglesi: storia, ricetta e curiosità

Scones inglesi per golosi, curiosi e persino romantici Il viaggio alla scoperta degli scones inglesi comincia con un mare di domande capaci di esaurirsi solo al cospetto della ricetta presa in prestito da Nigella. Il primo più ovvio quesito è una solo: Da dove vengono gli scones? Scozia, ci sono pochi dubbi su questo. Sebbene oramai c’è chi dedica attenzione alla differenza tra scones inglesi ed americani, in realtà dovremmo parlare di scones scozzesi. Fortemente legati agli scones, quindi, sono gli scotch pancakes o drop scones, i quali sono ancora menzionati nei libri di cucina. Da dove viene il nome scones? Nacquero come Skone, parola che ha le sue radici nell’olandese schoonbrot. Schoonbrot letteralmente significava bel (schoon) pane (brot). Ma il termine potrebbe derivare anche dal gaelico sgon, ossia gran boccone. C’è, però, chi sostiene che prendano addirittura il nome dalla Pietra del Destino (Stone of destiny) dove i Re di Scozia venivano incoronati.

succo mela brulè

Brulé soul

Brulé. Non voglio spaventarti, anzi. Certo non fa ancora freddo per avere una buona scusa per difendersi con un vin brulé. Non ha ancora tutta la conoscenza necessaria per parlarti delle varie versione di questa caliente e potente bevanda. Per ora ne ho provata qualcuna in giro per l’Europea, ma prima di scriverne più ampliamente, ho un’urgenza. Devo darti il prima possibile una ricetta speciale. L’ho letta sull’ultimo numero di Jamie Magazine, ossia la rivista mensile di Jamie Oliver. Ha a che fare col vin brulé anche se qui di vin non se ne vede un goccio. Intendo nella ricetta, non nella mia vita quotidiana 🙂 Niente vin, però c’è il brulé. Jamie voleva del rum, io da brava friulana inside indovina un po’ con cosa l’ho sostituito? Inoltre, ho avuto una valente recipe taster. Sara, l’amica che avevo salutata col pane di segale e nocciole, si è rifatta viva. O meglio io le ho scritto, ne sentivo la mancanza. E tra una parola e l’altra mi fuggì di scrivere di un Succo di Mela …

ibisco_bicchiere

Ibisco intrigante

Granada mi ha arricchito molto in fatto di infusi. Assieme ai fiori di arancio mi sono comprata anche l’ibisco e da lì è nata un’ossessione. Fai un infuso, lo lasci raffreddare ed i giorni dopo ti segue fidato. Apri il frigo e lo ritrovi, pronto per distrarti un po’. Un sorso al ritorno dal lavoro e la spina dello stress si stacca. Sarà il colore, il fatto di essere fresco, ma quel piccolo o grande sorso che sia ecco che sorvolo quei bei giorni in Andalusia. L’ibisco, il cosidetto tè rosso della mamma degli anni Ottanta, nasconde proprietà gradevoli. A me è rimasto impresso il fatto che combatte il colesterolo cattivo. A Granada mi hanno voluto avvertire che non è adatto alle donne incinta. Nunca problema. E così litri e litri di ibisco sono stati bevuti fino a giungere a questa versione intrigrante per via delle spezie.

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Il profumo di Siviglia

Avenida el Cid. Sevilla. 16 aprile 2012 pomeriggio. Sole. Un volo alle spalle, traballante verso la fine. Un matrimonio da poco celebrato. Noi due. Confusi da un aereo, da un anello, da un viaggio che cominciava. Le porte dell’autobus si aprono. “Che profumo” “Che profumo” Il nostro piccolo coro stupito. Profumo di arancia. Aggraziato ed elegante. Rinfrescante nella sua presenza. Una luce viva, forte, africana esplodeva del profumo. Peccato solo che subito ci si abitui. Come a tutte le cose belle. Gli scherzi del destino han voluto che a Granada mi comprai del Fleur de Azahar per farmi un infuso. Non sapevo che cos’era. Non mi interessavano tanto le sue proprietà calmanti, piuttosto il suo mistero, dovuto all’ingnoranza linguistica. Il naso avrebbe potuto guidarmi, quel sentore di miele…miele di arancia.

muffin fiori arancio

Muffin Fiori d’Arancio

Se un’amica ti invita a prendere il tè delle cinque da lei, tu che fai? Mica ti presenti a mani vuote? Sia mai. Noi signorine del Duemila non ci facciamo mai cogliere in castagna. La casetta brulica di mille libri di cucina, che pretendono attenzione. In particolare quel libro là, bello corposo, di qualità, che mi sono autoregalata per Natale. Non potevo non dargli vita. No,no,no. Dorie Greenspane già mi aveva convinto a fare i World Peace Cookies: ottimi, ma non per un tè delle cinque. Sfoglia che ti risfoglia il suo Baking: From My Home to Yours ecco i muffin. Lei li arricchiva di semi di papavero e limone, io? Un salto dal mio teista di fiducia (Biblioteq) con in mente una sola richiesta: “un tè all’arancia o con anche dell’arancia”. Ed ecco i Fiori d’Arancio, un tè nero. Un rapido adattamento della ricetta e et voilà: