Author: rossdibi

Cocktail: dalla ricetta ad Instagram

Cocktail: come si comporta un narratore quando gli versano del Daiquiri e ha Instagram a portata di mano? E’ un po’ che su Your Brand Camp rifuggo dalle ricette e mi ritrovo a scrivere di storytelling, che altro non vuol dire che narrare. Certo, non ogni blogger nasce narratore e non ogni foodblogger trova facilmente la sua metafora perfetta quando scrive della pasta alla Nerano o dei tortellini in brodo. Certo, quanto un presunto narratore si ferma davanti ad un Negroni la tentazione è molta. Dopotutto anche Hemingway scriveva con un po’ di Martini davanti (o era un Daiquiri?). Non di solo storytelling dell’uovo, la foodblogger campa. Un po’ di Lillet o di Saint Germain qui e là è d’aiuto. Ma come fare diventare il calice il protagonista del racconto? Ne scrivo, sobria, sull’ultimo post apparso su Your Brand Camp. Sotto il titolo Come fare storytelling dei coktail trovi quelle riflessioni nate leggendo e bevendo.

hotel butterfly roma

Hotel Butterfly: un invito a perdersi tra cibo, musica ed arte

Hotel Butterfly: un nome che svela la poesia, ma cela i piaceri di uno spazio tra cibo, musica, arte, tattoo e giochi vintage. Non resta che incontrarci nella serra tropicale del Guido Reni District.  Un nuovo locale a Roma rischia di essere una rondine ritardataria, che non fa più primavera. A meno che quella rondine non giunga in un giardino incantato. E sappiamo quanto Roma, seppure magica, è decisamente disincantata. Da lunedì 29 Maggio 2017 quel giardino incantato ci sarà. Lo troverai all’Hotel Butterfly. Nome creativo, location creativa. Quella Butterfly aprirà le sue ali sfiorando il Maxxi, l’Auditorium e soprattutto il Guido Reni District. Eppure alcuni lo continuano a chiamare quartiere Flaminio. Nome creativo, accoglienza creativa. La parola Hotel può fuorviare. Non ci sono letti dove dormire. Non c’è spazio per la noia. Cibo, musica, arte, design e pure quel toccasana dello shopping: sono questi i lussi ed i vizi che l’Hotel Butterfly asseconda.

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Pasteis de nata col trucco e senza glutine

Pasta sfoglia senza glutine diventa pasteis de nata: dove sta il trucco?  Ecco una ricetta nata in collaborazione con Buitoni. La poesia è una brutta bestia. Ti stuzzica, ti avvolge e tu non puoi far altro che cederle. Potrei giocare fin da subito con lei per convincerti che questi sono i pastéis de nata di Lisbona, anzi di Belém. Ma non ho il coraggio di farlo. Quello che qui troverai sono dei pastéis col trucco. Uno di quei trucchi che potrebbero servirti nella vita vera, di tutti i giorni, quella che ha bisogno di qualcosa di dolce anche dopo ore ed ore di lavoro (e di conseguente pazienza). Non gettare via l’opportunità che ti do. Nemmeno ora che ti dico che la base di questi pastéis è senza glutine. Impressionata? Scettica? Quale che sia il tuo stato emotivo non tentare di aggrapparti alla panna. La nata l’ho sostituita col latte per controbilanciare la ricchezza della pasta sfoglia senza glutine Buitoni. Qualcosa non ti torna?

Pain rustique: ode al poolish

Ho raggiunto il chakra del poolish e posso tornare ad impastare il mio pane. Storia di un amore ritrovato dopo alcuni tradimenti, non digeriti, col lievito madre. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Io comincio dal peccato taciuto. Ho ucciso il lievito madre. O lui ha deciso di abbandonarsi a sè. E’ successo all’improvviso qualche mese fa. Ero talmente presa dalle ricette (perfette) di Dissapore, che mi son scordata di lui. A lungo. Senza pensieri. Anzi, troppi altri pensieri. Come ogni assassino che si rispetti, sono corsa dalla mamma. Lei aveva un cugino del mio lievito madre. Ed eccolo di nuovo tra di noi: l’esigente lievito madre. Peccato solamente che i tanti altri pensieri continuavano ad esserci.

Torta ricotta e cioccolato bianco: ne hai bisogno

Toglietemi tutto, ma non la libertà di affondare i pensieri nel cioccolato. Il tempo delle cioccolate calde è lontano. Qualche cioccolatino continua a far capolino dalla scatola delle dolcezze. E le uova di Pasqua sono dietro l’angolo. Ma no, non le apro prima del tempo. Come posso viziarmi – ancora di più – senza che nessuno se ne accorga? “Ho ordinato un gin tonic. Lo so che non bevi nel pomeriggio, ma prima o poi lo farai.” Candice Bergen ha sempre ragione. In The Women dà il meglio di sè (e del film del 2008) quando accoglie così la figlia.