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Viaggio in Vallonia: 10 giorni di ricordi e consigli

Alla fine l’ho fatto il viaggio in Vallonia e ora è tempo di raccogliere le prime sparpagliate impressioni con la scusa di dare qualche consiglio.

In Vallonia…nel sud del Belgio“, dovevo sempre precisarlo. Alla mia risposta alla domanda “Dove andate in vacanza?” non mi aspettavo proprio di guardare facce così stupite. Sarà l’abitudine a sorbirmi…ehm… guardare in diretta le classiche del Nord del ciclismo, sarà per tutte le curiosità che la birra mi innesca, ma oramai sono anni che la parola Vallonia non è un mistero.

Invece, neppure il Belgio, tutto, è così conosciuto nonostante i voli low cost. Ma cerco di limitarmi a questa estate 2018 e non di divagare sulle cinque volte in cui il Belgio mi ha accolto (senza troppe cerimonie 🙂 ).

Perchè fare un viaggio in Vallonia?

Noi, io e la Cavia, lo abbiamo fatto come reazione alla nostalgia all’ultimo fine settimana a Bruges. Basta Fiandre, ci siamo detti. Le abbiamo girate in treno e bici, farlo anche in automobile è troppo. E allora vediamo la Vallonia, meno reclamizzata. Ci sarà qualcosa, no, oltre la Liegi-Bastogne-Liegi!

Quindi, una prima scusa è la voglia di scoprire un Belgio fuori dalle rotte più turistiche.  Un’altra può essere le colline ed i monti delle Ardenne belghe. Od ancora, potrebbe essere la curiosità di abbinare una birra all’abbazia dove è nata. Oppure, andare in Vallonia vuol dire fare un salto nell’aspra storia: mai sentito parlare dell’offensiva delle Ardenne?

Come organizzare un viaggio in Vallonia?

Oramai siamo tutti figli di Internet. E noi abbiamo cercato di mischiare i consigli di forum, enti del turismo e guide per costruirci una 10 giorni a misura di foodblogger e Cavia. Il che vuol dire: cibo, relax ed un po’ di movimento.

Per i voli tra Ryanair e Brussel Airlines, c’è l’imbarazzo della scelta da molti aeroporti italiani.
Per gli spostamenti in Belgio, stavolta, abbiamo noleggiato un’automobile per quasi tutti i giorni della vacanza. Per molte delle tappe che abbiamo scelto c’è un treno o un bus come alternativa. Non marginale è il fatto che nel fine settimana i treni, in tutto il Belgio, costano la metà. Dai un occhio al sito delle ferrovie belghe.

Per le tappe, a te la scelta. Le nostre sono state:

  • Dinant. L’abbiamo scelta per due notti per iniziare a capire la Vallonia, per il sax e poi abbiamo scoperto che c’era anche la Leffe. Imperdibile per chi ama la birra e per chi ama i musei moderni, quelli in cui l’interattività viene usata al meglio, la Maison Leffe.
    Qui ammetto che abbiamo evitato  Namur per una scelta personale di evitare i centri troppo grandi. Le nostre ferie sono spesso una fuga dalla città.
  • Chimay per una notte e con sosta (non forzata) all’Abbazia di Scourmount e all’Espace Chimay. Nota per il lettore: Chimay va letto come “scimè” e in città, se non punti al castello, fermati almeno a La Chimasiette. Il sorbetto alla Chimay Blue lascerà il segno, anche se è decisamente forte. Il menu, poi, ben gioca con la birra locale. Sempre che non ti perdi facendo due passi nel bosco accanto all’Espace Chimay 🙂

  • Mons per due notti con fuga di qualche ora in treno a Tournai. Entrambe si sono rivelate tappe imperdibili. Riassumono perfettamente la formula belga di centro piccolo e sorprendente, penso alle cattedrali (o collegiate). Quella di Tournai è addirittura nel patrimonio dell’UNESCO. I lavori di restauro, che non offuscano la maestosità della chiesa, dovrebbero terminare quest’anno (2018). Insospettabile, inoltre, l’esistenza della celebrazione del Doudou a Mons. Piacevoli le Grand Place.

  • La Roche en Ardennes per tre notti. In realtà, abbiamo trovato un alloggio a qualche chilometro da La Roche. Qui si entra nella vita dei villaggi. Nessuna vera città. Arrivando nelle Famenne (una fascia delle Ardenne) ci è toccato 🙂 fermarci a Rochefort. Giusto, per la birra! Anche qui dell’abbazia si vede poco, ma direi che non passa inosservata. E non solo per il robot che rasa l’erba nel prato con laghetto del convento ahahah

  • Altre tappe, sono state la turistica Durbuy e qualche villaggio come Ny e Wéris. Infatti, altra fonte di mete turistiche è Le Plus Beaux Villages de Wallonie. Se con Celles, a due passi da Dinant, ci aveva convinto molto, l’assenza di parcheggi a Ny ci ha deluso ed i megaliti a Wéris meritano, ahi noi, meno pioggia di quelle che ci è toccata. Quello che voglio dire è di dare retta con realismo a Le Plus Beaux Villages de Wallonie e di girare comunque con una mappa dei paesi per qualche idea di sosta lungo i tragitti. E’ una bella iniziativa!
    In aggiunta, non è male neppure fermarsi alla Brasserie D’Achouffe. Certo bisognerebbe prenotare due settimane prima, ma anche solo vedere il cappello dello gnomo svettare sui tetti ed una birra nel galopin, accanto al lago con le trote, hanno un loro perché.
  • Mechelen. E sì, alla fine siamo tornati anche nelle Fiandre, per due notti. Lungo la strada meritava una sosta Waterloo. All’andata per un caffè in centro, al ritorno per un salto al Memoriale. Diciamo una sosta istruttiva, perché Napoleone sembra avere un ruolo di secondo piano rispetto al vincitore che riecheggia ovunque.

  • Comunque, lasciata l’automobile a Bruxelles Zaventem, abbiamo preso un treno e dopo 10 minuti siamo arrivati a Mechelen che ha tutto quello che fa Fiandre più un carillon nella maestosa torre del Belfort. Birra, formaggio, canale e torre, ma anche Margherita d’Austria sanno riempire le ore. Unico rischio? Non allontanarsi troppo dal Vismarkt 🙂 Noi siamo stati fortunati e le note di Jo Vallì ci hanno fatto ballare nel parco.

Quindi, nel mio, pardon nostro, giro ci siamo tenuti lontani da Namur, Liegi, Bastogne è stata vista in lontananza, i castelli sono stati ammirati da fuori e ahimè Orval era fuori dalla nostra rotta. Di ritorno a Brussell Zaventem abbiamo puntato a Waterloo, come scritto, non pensando ad un salto a Grimbergen o da Tilquin.
Ce ne siamo fatti una ragione…in qualche modo.

A che guida affidarsi in Vallonia?

Qui è dove dovrei indicarti un’ottima guida. Uhm, mi è difficile dirlo.
Se anni fa, dieci credo, la Routard per la nostra prima volta nelle Fiandre è stata preziosissima, stavolta la Lonely Planet, con i suoi capitoli su Vallonia occidentale e Le Ardenne, ha manifestato dei limiti. Ho scritto dei limiti, restano validi i suoi consigli su dove mangiare, soprattuto a Mons. Il “dei limiti” si riferisce ad alcune assenza sulle cose da fare a Dinant (forse per un problema di aggiornamento della guida) e Tournai (per non chiare ragione non vien citata una chiesa).

Mentre merita un plauso l’Ufficio Belga per il Turismo in Vallonia. Seppure sintetiche le sui guide aiutano sia ad orientarsi in cittadine come Mons e Tournai, sia a capire cosa poter fare nelle varie province della Vallonia. Nonchè utile è la sua mappa-guida dei birrifici in Vallonia. Punta sui principali, taluni mancano, ma lo si capisce. Non tutti vanno in Belgio per la birra.
Insomma, consultate la sezione Brochure dell’Ufficio del Turismo.

Un’italiana tra Vallonia e Fiandre: cosa capisce?

Lasciamo stare il fiammango, che ho sentito parlare anche a Dinant.
Lasciamo stare il francese…a Mechelen.
Acccade che l’italiano sia compreso e soprattutto, a sentire quelli della Confraternita di Rochefort, in zona Liegi (che noi abbiamo evitato…stavolta).

Ma la comprensione non è fatta sola di lingua parlata. Vado ora di opinioni strettamenti personali.
La Vallonia tende ad apparire meno tirata a lucido delle Fiandre. Non sembra in fase statica, però. Si avvertono i passi che sta facendo per avvicinarsi, turisticamente, al competitor interno.
Eppure si avverte che alla base c’è un problema quasi sociale.

Per capire il tutto mi è stata d’aiuto ascoltare un local (come si dice oggiorno).
Senza il suddetto local non avrei mai collegato i bombardamenti alla decadenza dell’industria vallone e mai avrei ragionato sul fatto che quei bombardamenti hanno ribaltato il rapporto di forza tra Vallonia e Fiandre. E sì, perchè c’era un tempo, non lontano, in cui le Fiandre erano al traino della produttiva Vallonia. Poi è iniziata la fase in cui la creatività intraprendente della Fiandre ha dato i suoi frutti…

Beh, direi che una turista italiana in Vallonia deve ripassare la storia … tra una birra e l’altra. Già a Maison Leffe mi sono sentita più piccola di un luppolo non collegando, da sola, la distruzione dell’abbazia alla distruzione del lievito. Ahi ahi ahi, qui c’è da viaggiare ancora molto 🙂

Ma a questo punto, che domande hai sulla Vallonia o il Belgio tutto?

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