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Scrivere col cibo: la lettrice Beth Bonini sfoglia e cucina

Quando a parlare è una lettrice “qualunque”: oggi succede questo per #scriverecolcibo. Beth Bonini l’ho incrociata su Instagram e la sua passione per i libri mi ha convinta a disturbarla con le mie solite domande.

Dal Texas con la passione per i libri: in estremissiva sintesi questa è la Beth Bonini che puoi conoscere online. Sebbene su Instagram potresti farti l’idea, giusta anch’essa, che viva in Gran Bretagna. Quello che forse non t’aspetti è che ti faccia scoprire una tastemaker texana del secolo scorso.
Il mondo dello #scriverecolcibo comincia così a scoprirsi sorprendente ovunque.

Beth si presenta come un ex insegnante e una volontaria. Attenzione, volontaria in una reading charity. Non so neanche come tradurre a dovere in italiano una realtà come questa, ossia quella di un’associazione che cerca di promuovere la lettura.
Se sei più interessata ai dati anagrafici, Beth è una texana che vive in Inghilterra da 25 anni.
Detto questo, per lei  parla la sua pagina Instagram e lei stessa. Lo fa rispondendo alle domande di #scriverecolcibo.

So che sei un’avida lettrice, Beth. Quale ruolo ha il cibo in una storia? Lo vedi più come uno dei possibili personaggi principali o è un elemento, come tanti, di un romanzo?

Assolutamente sì, il cibo può avere un ruolo in un racconto. Più viene descritto, meglio è, secondo me. Però, ammetto di non averlo mai considerato, finora, come un personaggio, ma solo come un elemento in grado di aggiungere un “sapore” all’atmosfera e all’umore di un romanzo. Senz’altro è un elemento cruciale per l’ambientazione essendo in grado di contribuire alla trama ed a rivelare dettagli culturali.

Pensando ai racconti per bambini, questi spesso si focalizzano sulla descrizione dei cibi e forse per questo li associamo fortemente a sensazioni di intimità e calore. Jane Brocket nel suo Cherry Cake and Ginger Beer scrisse del cibo e del suo ruolo nella letteratura per l’infanzia, in particolare in quella britannica a cominciare dai dolcetti per il tè pomeridiano.

Qual è il tuo rapporto con i libri di cucina? Per caso, hai qualche autore o libro di cucina da farci conoscere? E ad una lettrice come te cosa ti lasciano i cookbook? Ricette o persino emozioni?

Il mio rapporto con i libri di cucina è lungo e … disordinato!
Come credo accada a ciascuno di noi, sono abituata a cercare le ricette online, su Internet, eppure niente potrà mai rimpiazzare il piacere che mi da un libro di cucina. Mia madre aveva una collezione immensa di libri di cucina e questo ha influenzato molte la mia attitudine a collezionare, soprattutto libri.

I primi libri di cucina che ho letto sono stati quelli di Helen Corbitt. Li aveva mia madre.

Helen Corbitt è conosciuta per aver introdotto la ‘gourmet cuisine’ nel Texas ed in particolare al Neiman Marcus di Dallas e al Driskill Hotel a Austin. La sua opinione spiccava, chiara e colta. Amavo il suo modo di raccontare il ricco appetito dei rancher e petrolieri texani negli anni ’50-’60.

Non avevo mai sentito parlare di Helen Corbitt prima. Grazie Beth!
Cos’è il Neiman Marcus? Puoi spiegarlo a noi non texane?

Certamente. Il Neiman Marcus è un famoso grande magazzino di lusso di Dallas. Per noi, cresciuti in Texas un po’ di anni fa, è sinonimo di “grande” e di “ricco”.

Grazie Beth, hai altri libri, da texana ed inglese, a cui sei legata?

Uno dei mie piccoli tesori, sebbene non l’abbia molto utilizzato in cucina, è il Farm Journal’s Complete Pie Cookbook di mia nonna. Fu pubblicato nel 1965 quando lei era la moglie di un allevatore in una piccola fattoria di bestiame ad Atene, in Texas. Tra le pagine di quel libro ci sono alcuni fogli con sopra alcuni appunti presi a mano da mia nonna. Capisco quali erano le sue ricette preferite dal numero di macchie che trovo sopra quelle pagine volanti 🙂

Te lo devo dire, per me un libro di cucina non deve rimanere immacolato. Si deve riempire di farina, macchie di grasso tra le pagine. Solo così vive.

Mentre il primo libro di ricetta che mi è stato regalato è il Better Homes and Gardens cookbook. Fu mia madre a prendermelo per Natale. Di quel libro ho fatto e rifatto più volte la chicken pot pie. E’ un piatto veramente tipico dell’America del 20esimo secolo. Rientra nella nostra idea di home cooking. 

Non è un caso, quindi, che la prima cookery writer di mi sono innamorata sia stata Laurie Colwin. A fare la magia sono stati il suo tono di voce ed il modo con cui trasformava le ricette in racconti. Ho letto e riletto negli anni sia il suo Home Cooking, che il suo More Home Cooking. Lei rappresenta veramente quello che io chiamo “comfort read“.

Appena sono diventata una mamma, durante i miei primi anni in Inghilterra, ho scoperto il food writing di Nigella Lawson. Anche Nigella era una fan di Laurie Colwin, come me e te. Nigella ha un modo veramente erudito e sensuale assieme di descrivere il cibo ed il suo ruolo nelle nostre vite. “Nigella” – la sento come un’amica – è ancora uno dei miei food writer preferiti.

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Per chi senza un’amica non entra in cucina, com’è quell’amica? O amico, non si discrimina impastando😉 Te lo chiedo perché un’amica non è mai uguale all’altra. La tua è più #lauriecolwin o più #nigellalawson? O ne hai una speciale con altre doti, narrative e culinarie? È reale o, come dire, virtuale? #scriverecolcibo . . . Mi pare fosse una settimana fa che con la scusa di #parlarecolcibo ho aperto Home Cooking di Laurie Colwin nelle Stories. Ma non sono rimasta sola con lei in cucina con una melanzana. Mentre, forse, già ti immagini con Nigella alle prese con la sua sontuosa torta vegana al cioccolato per la quale basta imparare il semplice numero della ciotola col mestolo di legno (bowl-and-wooden-spoon number). Sì, mi faccio accompagnare ai fornelli da entrambe, ma mai assieme. Ci divertiremmo troppo 🤣 . . . #foodwriting #writerslife #booksarelife #bookworm #cookingwithlove #readersofinstagram #amreading #consiglidilettura #leggerechepassione #leggerefabene #cucinarechepassione #libribelli #scrumptiouskitchen #readandwrite #stillwithstories #onmytable #littlestoriesofmylife #shareyourtable #aquietstyle #vivodiparticolari #faidellordinariounapoesia

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Secondo te, i food writer sono scrittori al 100% o si perdono una parte della storia puntando tutto sul cibo?

Non tutti gli scrittori hanno quel dono d’immaginazione che permette di scrivere con successo della fiction, sebbene quando penso ai miei food writer preferiti – Nigel Slater e Nigella Lawson  – riconoscono che sono veramente degli scrittori di talento. Questa abilità va di pari passo col loro ruolo di essere food guides o esperti di cibo. Forse si focalizzano solo sulla vita domestica, ma sono capaci, al tempo stesso, di allargare la prospettiva.

Un po’ come hai fatto tu con questa intervista, Beth.
E tu lettore, quanto ne sapevi della cucina texana?
E cosa pensi, in tutta sincerità, di chi scrive di cibo, solo di cibo o col cibo accanto?

 

2 Comments

  1. hetschaap says

    Per me chi scrive di cibo e sa farlo bene scrive. E basta. Non importa l’argomento. Se uno è uno scrittore lo è a 360°, indipendentemente dal tema che tratta. I grandi scrittori hanno la capacità di farti immergere completamente in un altro mondo, che questo mondo sia popolato di cibo o di animali fantastici poco importa!

  2. rossdibi says

    Grazie @hetschaahp. Anch’io la penso come te o meglio ho cominciato a pensarla come me affrontando con occhi diversi quegli autori ed autrici che prima consideravo come “troppo leggeri”.

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