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Cosa fa un Amaro Indigeno?

Che spazio c’è oggigiorno per l’inventiva? Se da un lato abbondano i corsi per la creatività, dall’altro siamo ben ancorati alle tradizioni. Chi e come può sfidare questo status quo? Intanto, mi verso un po’ di Amaro Indigeno.

Ed intanto lancio uno sguardo all’etichetta: erbe spontanee di Sicilia.
Penso subito al solito liquore tradizionale, con una storia talmente infinita da essere indefinita. Eppure c’è quel non so che…Rileggo l’etichetta: melagrana.
Uhm, ma allora non è la solita storia.

Decisamente no. Se ho detto sì a questo amaro è per questo. Un nome originale, Indigeno, e una storia altrettanto indigena, anche se non secolare. Ma quanto conta l’età quando i gradi alcolici sono 32%?

Agata, Rita e la Sicilia: questo racchiude l’Amaro Indigeno.
Potrei parlarti delle salde radici di una giornalista e di una maestra di cucina, ma preferisco scriverti di come Agata Di Fede e Rita Cocuzza abbiano abbiano avuto la capa tosta di distillare il gusto siciliano fino a farlo diventare prodotto siciliano.
Sono partite dalla la melagrana, la mela granata (malum granatum) dai mille chicchi.

Sicilia è…un amaro indigeno

Sicilia è…un vulcano, l’Etna, il sole alto in cielo, il profumo di arance, colori intensi e molte sorprese.
Un amaro siciliano è…amaro innanzitutto, un vermut senza vino, con un sapore  complesso ed equilibrato tra dolce e amaro. Non manca la nota fruttata e fresca. Innegabile è il suo carattere deciso che in fatto di gusto diventa corposo.
Insomma, è un amaro siciliano che non concede spazio alle smancerie. E’ netto, deciso, quindi Indigeno.

Il cuore femminile di questo amaro lo si coglie nei dettagli. E ogni ricetta – segreta o perfetta che sia – è fatta di sapienti dettagli. Mai nessuno forse ci svelerà quali e quante erbe spontanee di Sicilia siano racchiuse nell’Amaro Indigeno (come succede per ogni amaro che si rispetti).
Agata e Rita ci tengono, però, a riconoscere un ruolo di primo piano alla melagrana. La presenza della scorza d’arancia dolce ci conferma che l’Indigeno viene dalla Sicilia. Eppure, la presenza di carrube intriga non di meno.

Indigeno, ma da donne?

Andiamoci piano nel dire che l’Amaro Indigeno è un liquore per sole donne.
Il primo assaggio fu per me – donna- puro, come si conviene per una nuova scoperta. Si distinse subito. Elegante, sebbene non altezzoso. Lungi dal confondersi con i vermut o i più comuni amari.
E’ questo sufficiente per dire che è da donne?
Al secondo assaggio emergono vulcaniche le sue potenzialità. Piacevole ed avvolgente. Pure versatile tale da immaginarlo in qualche cocktail o in qualche ricetta, come la torta all’uvetta che ora è nel forno.

Non manca da dire che una cosa: anche gli occhi vogliono la loro parte! Così il colore dell’Amaro Indigeno ricorda l’ambra del Simeto. Lo sai che c’era un tempo in cui si credeva che l’ambra fosse solo opera del fiume Simeto ed allora la si chiamò, anche, simetite? Ti ricordi che il Simeto è il principale fiume della Sicilia?

Tranquillo non ti porto in biblioteca. Rimani qui ad apprezzare l’istante – ed il lavoro di due donne siciliane – con me. Ti verso un po’ di Amaro Indigeno?

Lo so, questa bottiglietta è piccola. E’ per un assaggio. In vendita trovi le bottiglie con i classici 70cl.

PS. Sarà senza tradizione l’Amaro Indigeno, ma per questo è da subito al passo con i tempi. Per seguirlo e trovarlo nell’isola che c’è e nel continente, puoi seguirlo su Facebook ed Instagram.

Goccio finale: chiamalo post sponsorizzato se vuoi. Io preferisco dire che è nato in collaborazione con l’Amaro Indigeno.

Buzzoole

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