Month: novembre 2014

I segreti dell’Apple Pie

I segreti della ricetta dell’Apple Pie: da Nonna Papera a Martha Stewart L’invito è a dedicare qualche minuto a questo post. Racconta e spiega molte cose e tutte hanno a che fare con l’Apple Pie americana. Per chi ha fretta, qui racconto la storia frammista ad ingredienti di come l’Apple Pie è entrata nella mia vita,  senza la scusa del Giorno del Ringraziamento ma grazie a Nonna Papera e all’incontro con la Scuola di Cucina di Martha Stewart. Subito dopo,  inoltrandomi nel mondo delle Pie, soprattutto Apple Pie, ti segnalo ricette alternative, libri dedicati all’argomento ed infine chiacchieriamo di pie, tart e galette varie. Ciak si gira! Prequel Non mi ero mai posta il problema di chi fosse una prozia. Non ho mai avuto zii, quindi non aveva senso preoccuparsi di diventare prozia. Nulla da fare. La vita è così. Ti fa diventare prima prozia e poi chissà… Così qualche settimana fa ho sentito i pianti di Elisa. Appena arrivata e già si faceva sentire. Da poco più di venti giorni ho una pronipotina e …

Torta all’arancia e all’olio d’oliva

Torta all’arancia e all’olio d’oliva: la prima ricetta che ho notato in Dolce…mente di Patrizia De Angelis Perché andare alle presentazione dei libri? Si dice per conoscere gli autori dal vivo. Ha ancora senso oggi che con il web li possiamo pedinare, quando fa comodo a noi? Sarò una  nostalgica, un’ottusa vittoriana inside, ma dopo la presentazione di Dolce…mente sono sempre più convinta del loro valore. Danno un’anima a dei pezzi di carta, che già contengono emozioni. Eppure le sanno rendere ancora più vive. Lo ammetto. Prima della presentazione di Dolce…mente conoscevo Patrizia De Angelis solo a distanza. Dal blog, I dolci nella mente, a qualche incrocio durante gli eventi romani: questi erano i nostri legami. Non che alla presentazione abbia avuto ore per parlare con Patrizia, ma ho visto l’interesse, la partecipazione e l’entusiasmo di molte blogger romane per lei, ancor prima che per il suo libro. Puoi pensare male quanto vuoi. Io falsi sorrisi, formule di rito non li notati. Ho visto chi si commuoveva per una dedica e chi per averla è …

La (ri)carica dei 38 anni: in due parole

Paura? Impara a conoscerti in una parola. Impara a sognarti in una parola. Io sono vemödalen e sogno lagom. E tu? Io sono la sintesi. Estrema a volta. Non amo perdere tempo. Saluto e sorrido in fretta. E ora con la voglia di non far trascorrere banalmente questi 38 anni, ogni momento è buono per mettermi in gioco. Finora con la (ri)carica dei 38 anni ho scritto di buoni proposti, della voce che va tirata fuori e della prova del fuoco, quando gli stessi buoni propositi devono affrontare la realtà. Ora scavo più in là, per vedermi quasi come in uno specchio. E’ bastato un documentario in televisione e un post letto online. Ho unito le due cose e ho imparato che la sintesi serve. Estema. Bastano 2 parole. Scegli una parola per descrivere la tua paura più grande, quella che ti frena dal fare qualcosa di nuovo. Scegli una parola per raccontare il tuo sogno più grande. Quel sogno dove tu sei serena/o, soddisfatta/o. Dove i desideri non fanno traballare la pace dei sensi. …

Pane norvegese delle montagne alla farina di kamut

Pane norvegese, farina di kamut, Nigella: ossia impastando si impara Del Norwegian Mountain Loaf, tal pane norvegese delle montagne, non ne avevo mai sentito parlare. C’è chi lo chiama pure il pane dell’uomo pigro. Era sulla bocca di tutti ed io niente. Non lo conoscevo. Finchè Rosa’s Yummy Yum’s ne ha scritto in uno dei suoi post capaci di incantare. Ho scoperto che la ricetta viene da How to be a domestic goddess di Nigella Lawson. E’ lei che ha rilanciato questa ricetta presunta norvegese. Ti avverto, non sbaglierai a leggere la ricetta. L’impasto appena va direttamente nel forno, non preriscaldato. C’è il lievito di birra, ma non c’è lievitazione fuori dal forno. Ero scettica, che dico, molto scettica verso questa stranezza, anomalia e quasi eresia. Ancora di più lo divenni quando mi accorsi, tra le pagine di Nigella, che non si cuoceva un impasto, ma un simil porridge. Sì, lo dico, si mette in forno una sorta di poltiglia. Perché allora ne scrivo qui del Pane norvegese delle montagne? L’ho fatto. Come Tommaso ho …

Cosa si nasconde dietro la Crème de cassis

Crème de cassis: dopo che è arrivata nella mia cucina, ho deciso di scoprirne la storia. Non mi bastava di berla nel Kir o di usarla per torte e cioccolatini. La stessa storia è apparsa in anteprima a luglio 2014 su QB Quanto Basta (versione cartacea). Rosso, passionale, eppure non passa inosservato. L’ho scoperto grazie al Kir. Oramai è una tentazione quasi fissa di ogni aperitivo che si rispetti. Lo chiamo Cassis, quasi fosse un amico, mentre andrebbe conosciuto come crema di Cassis, pardon Crème de cassis. E andrebbe pure rispettato, perché a lui si deve il principio Cassis de Dijon, che ha aperto ancora di più le porte alla libera circolazione delle merci in Europa. La storia del Crème de cassis Viene da Digione in Borgogna, anche se viene oramai prodotto pure altrove fino in Quebèc e Lussemburgo. Sembra che le sue originali risalgano al 1841. Prima di allora esisteva il ratafià di cassis. Il primo produttore della crema di Cassis fu Lejay-Lagoute. L’idea di convertirsi al ribes venne nel 1836 a Auguste Lagoutte. …