Torte
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Torta di pesche nostalgica

Tornare in Friuli per me è sempre più difficile di quello che potresti pensare.
Lo amo nella sua essenza, vorrei farlo conoscere, ma ogni volta mi ci scontro. Mio marito mi placa, mi tiene per un braccio quando vorrei arrabbiarmi. Ci sono molti ingranaggi irrisolti nell’animo di un emigrante. Emigrante per pochi o per tanti chilometri.
Ma abbiamo anche un altro tallone d’Achille. Non vogliamo che nulla di brutto succeda a chi rimane. Vorremmo quasi che avessero una vita facile, così facile da farci arrabbiare, quelli che restano lassù.

Stavolta sono tornata per il matrimonio di un’Amica che conosco da oltre 25 anni. Come forse saprai i matrimoni toccano corde nascoste. Così nonostante lei non sia come io vorrei ed io non sia come lei mi vorrebbe, che non abbia pianto sia stato solo un caso. C’era nell’aria poi un’altra data. Ma per questa c’è ancora tempo per commuoversi e portare pazienza 🙂

Quando si sposano gli amici, però i grandi di un tempo si fanno quasi troppo grandi. Così nel mezzo di queste romantiche commozioni, ho abbracciato mia zia che stava per piangere per uno di quei dolori che non si possono dire a parole. E non sapevo ancora tutto il suo dolore.

L’ho abbracciata non come una piccola stritolata dal sua abbraccio, ma come una grande. In silenzio.
Un abbraccio dall’alto, un abbraccio più forte, più giovane, meno consunto dai giorni. E ci siamo tranquillizzate. In silenzio. Da furlans.
L’esuberanza dell’accoglienza per un attimo era diventata una lacrima trattenuta sul volto di quella zia che veniva a trovarci un tempo da domenica. Sempre piena di energia, con la risata fragorosa addosso, gli amici innumerevoli nel salone per le feste. Ora quel salone è diventata la camera di un marito che è tornato a sorridere. Niente più dolore, ma con una battaglia da continuare sulla sedia a rotelle.
Quella zia per un attimo ha ceduto nell’ombra delle pareti di casa. Da furlans però ha voluto subito tornare fuori dove gli uomini parlavano ridicolizzando la paura.

Voglio tornare a correre in giardino, giocare, avere simpatie ed antipatie così, tanto ci sono i grandi. Mica è sempre bello essere grandi, cercare di essere una roccia, resistere più per gli altri che per sè. Ma oramai lo siamo, tanto vale credere in ciò che conta come un abbraccio in silenzio

Dedico a questi momenti una torta forse nostalgica, ma che può far trattenere qualche lacrima in più. E’ nostalgica anche nella sua origine questa torta di pesche che nasce in realtà come torta con le fragole. Ma si sa, crescendo si evolve, le stagioni passano, le ricette restano, cambiano gli ingredienti.

Ehi, sarà nostalgica la torta, ma il sorriso è d’obbligo. Le roccie non piangono. Ridono in faccia al tempo.

Torta di pesche

torta pesche alto

6 uova
300 gr zucchero di canna
380 gr farina tipo 00
20 gr cruschiello
9 gr lievito per dolci
75 gr olio extra vergine di oliva
100 gr yoghurt magro
40 gr gocce di cioccolato + qualche manciata per la decorazione
la buccia di mezzo lime
2 pesche

Si inizia classicamente imburrando e infarinando la tortiera. Nulla di più semplice e rapido.
Con queste dosi e per avere una torta alta ve benissimo uno stampo apribile da 26 cm.
Si può anche cominciare a preriscaldare il forno a 170°C.

Consiglio di iniziare pulendo le pesche e col tagliarle a fettine. Devono essere pronto per quando si versa il composto nella tortiera.

Poi si può andare al dunque. Ossia si montano le uova intere con lo zucchero. Qui bisogna avere la pazienza del Pan di Spagna. Le uova vanno sbattute a lungo con lo zucchero finchè non si ottiene quasi una crema.

Pian piano poi si aggiungono la farina, già mescolata col cruschello ed il lievito, l’olio, lo yoghurt.
Una volta amalgamato tutto questo si può procedere con le gocce di cioccolato e la buccia grattugiata di lime.

Un’ultima mescolata e via.
Si versa metà del composto nella tortiera.
Sopra questa prima metà si distribuisce metà delle fette di pesca e qualche goccia di cioccolato.
Poi si versa sopra l’altra metà del composto.
Qui serve un po’ di pazienza. Sopra la torta vanno messe le rimanenti fette di pesca e se vuoi anche altre gocce di cioccolato. Parlavo di pazienza, perché tutto ciò che metti sopra verrà visto 🙂

Si cuoce in forno preriscaldato a 170° per 55-60 min circa. Qui però ti consiglio di regolarti col tuo forno e di controllare la cottura nel centro della torta dopo 40-50 minuti.

Sarà nostalgica questa torta di pesche, ma una seconda fetta gliela concedo. [retweetta questa frase].


4 Comments

  1. Manuela says

    “Le rocce non piangono.Ridono in faccia al tempo”
    Io sono qui, in ufficio, con le lacrime agli occhi e ripenso a tutti i momenti felici e alle mie torte alle pesche.
    Anch’io spesso sono stanca di resistere più per gli altri che per sè…
    Ti abbraccio

  2. Ecco i post che leggi e dici “cavolo, sono scritti con sagacia e dicono un sacco di cose vere con ironia e intelligenza”.
    E poi viva la nostalgia, io amo i cantautori per questo. E le pesche, con i loro spicchi/sorrisi che ci guardano dal forno.

  3. pasticciona says

    Le rocce resistono perchè l’amore per chi soffre è profondo e sincero, e se accanto si ha la carezzevole presenza della Cavia tutto si allegerisce

  4. sommelier furlane says

    “Mica è sempre bello essere grandi, cercare di essere una roccia, resistere più per gli altri che per sè.”

    Certe volte anche qualche roccia si incrina..anche se friulana.
    Ma si guarda avanti perchè c’è sempre qualcosa da continuare a fare. Un abbraccio

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