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Le api, il miele e Alfredo Marson

Ti guarda dritto dritto negli occhi.
Un rumore ti insospettisce. C’è chi scappa e chi la lascia fare. Persino qualcuno la disturba.
Accanto a tutti questi, tra ronzio e ricerca di saperi e sapori, c’è chi sembra capirle.

La dolcezza e quella capacità di attrarre che ha il miele ecco che ritornano. Dopo l’intervista alla neo apicultrice Lucia Galasso, i racconti di Andrea D’Orlando e varie ricette dove il miele stupiva, ecco un nuovo vento da seguire. Quasi una traccia che mi invita a muovermi dalla sedia e scoprire un altro aspetto del mondo delle api.

Il vento soffia da nord est, ci avviamo verso il Friuli fino a giungere da Alfredo Marson.
Stavolta il colpevole è il web e una giornata di influenza. Cliccai Mi piace sotto un bel vassetto di miele di girasole e subito la mia amica mi raccontò un po’ di cose di quel Alfredo Marson suo insegnante.

Ringraziata l’amica, andai sul sito di Alfredo Marson. Sciami pacifici di meravigliose fotografie, onde di rispetto per la società delle api. Sfogliai il suo ebook  e  scoprii come 20 anni di apicoltura non lo avessero ingabbiato nell’orgoglio, ma lo facessero volare più libero alla scoperta di ritmi e riti dolci come il miele. I suoi video, come la danza delle api o l’animato ingresso dell’alveare, mi incuriosivano sempre più.
Circondata da questo pacifico ronzino, d’api e di poesia, lo contattai fino a fargli alcune domande.
Premettendo che tutte le magnifiche fotografie di questo post sono opera sua, mi accingo a lasciargli tutto lo spazio che merita. Così per conoscerlo assieme, gli faccio la prima domanda..e lui ora risponde.

Le api, il miele e Alfredo Marson: cos’hanno in comune?
Domanda indubbiamente complessa. Proverò ad analizzarmi.
Con le api ho in comune probabilmente la laboriosità (molto modesto eh?) e la perseveranza nel cercare di raggiungere obiettivi. Anche il fatto di impegnarmi su attività sempre diverse mi avvicina a questi insetti che nell’arco della loro vita imparano a svolgere tutti i lavori che servono all’azienda alveare.

L’aspetto che più mi affascina e mi interessa del miele è legato ai seguenti numeri: 67.000 viaggi, 100.000 km percorsi, almeno 200.000 mila fiori visitati. Non ci crederete ma tutto questo lavoro è racchiuso in una confezione da 1 Kg. di acacia, millefiori oppure tiglio. Quando mangiate un cucchiaio di miele ammirate tutto questo sudore, entusiasmatevi per questa fatica.

Io,  ma in generale tutti gli apicoltori abbiamo in comune con il miele …la fatica! Nemmeno lontanamente paragonabile con quella fatta da questi straordinari imenotteri ma vi assicuro esserci.

Il prodotto delle api non è solo il miele, ma anche la produzione di biodiversità. Senza il loro intervento, numerosissime specie vegetali, si ridurrebbero di numero e di varietà.

Fiori e api amici per la vita…nostra: non dimentichiamoci che noi siamo ai vertici delle catene alimentari e se la base si riduce facciamo la fine di quello che seduto su di un ramo, lo sega dalla parte sbagliata!

Dettaglio di universo colto da Alfredo Marson.

Il motivo più importante è quello che ho appena detto. Però colgo l’occasione per divagare un po’.
Non sarà sfuggito a nessuno di certo che la nostra evoluta società ha qualche problemino.
Negli ultimi cento anni abbiamo distrutto un patrimonio ambientale unico. Cementificato senza regole, asfaltato, impermeabilizzato interi terrritori, siamo responsabili di sconvolgimenti climatici la cui soluzione non è più procastinabile.
La nostra monoagricoltura si è liberata di un patrimonio boschivo planiziale unico, ha eliminato le siepi e si è votata alle monoculture più impattanti. Tolto zone ripariali e di sostentamento ai numerosi animali presenti, tra i quali le nostre api.

Gli insetti in generale sono depositari anche della nostra storia, le cifre parlano chiaro 300 milioni di anni (primi insetti) contro duecentomila anni fa (homo sapiens) e se le sappiamo leggere le api hanno numerose cose da insegnarci. Innanzitutto sono una società dove il Noi è più importante dell’io.

La nostra invece è una società a perfetto egoismo.

Ogni singola ape vive in salute solo se all’interno del proprio nucleo familiare, da sola isolata muore dopo un paio di giorni. Tutte mirano al bene comune, tutte lavorano agli ordini dell’ape regina fintanto questa si dimostra efficiente e tale da garantire prosperità alla famiglia. Quando questa viene meno ai suoi compiti, le api operaie la sostituiscono senza pietà. Solo la nostra società mantiene in prosperità e per lunghissimi periodi i nostri politici corrotti, le nostre inefficenti “api regine” che vivono nell’opulenza sfrenata sulle spalle di noi “api operaie”.

Un altro ammirevole aspetto della vita delle api è la carriera lavorativa che intraprendono le api operaie dalla nascita alla morte. Partono dalla gavetta, puliscono le celle, alimentano le larve adulte e poi quelle giovani e la regina con la pappa reale, autoproducono la cera e realizzano straordinarie costruzioni geometriche.

Quando matura l’apparato difensivo diventano api guardiane, successivamente usciranno dalla casetta per raccogliere miele, polline, propoli, acqua, moriranno nell’adempimento del loro dovere talvolta su un fiore.

Una carriera lavorativa straordinaria che sicuramente stimola e arricchisce. La nostra carriera scolastica invece immobilizza gli alunni, li costringe seduti per 5, 6 ore al giorno li imbottisce di nozioni teoriche a scapito di quelle pratiche basate sul fare oramai dosate con il contagocce.

Confucio diceva, se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.

Abbiamo dimenticato il buon senso! Di conseguenza un patrimonio di mestieri, di tradizioni, di arti si stanno disperdendo nell’oblio. I nostri avi piangono lacrime amare.

La natura, le api, gli altri animali possono veramente essere una buona medicina per costringerci a riattivare quei neuroni in standby che non ci permettono di vedere questi disastri!!

Fotografia e meraviglia di Alfredo Marson

Ma veniamo all’aspetto più dolce della tua attività: il miele. Con 20 anni di apicoltura alle spalle, che miele produce? E dove questo può essere trovato?

Vent’anni di apicoltura alle spalle non sono sufficienti per dire di conoscere il mestiere nè tantomeno le api. Quando pensi di avere qualche certezza subito le api ti smentiscono, ti riportano con i piedi a terra.

Vendere il miele non è mai stata la mia priorità. Nel tempo, però, indubbiamente abbiamo anche fatto passi avanti nel proporre i nostri prodotti. Quest’anno  Chiara, la fidanzata di mio figlio ha aperto un punto vendita a Sacile (PN) in Via Garibaldi 94 “Millefiori”, abbinando due attività commerciali perfettamente accoppiabili: fioreria e mieleria.

Abbiamo migliorato il laboratorio di smielatura con spaccio annesso in Via Luigi Nono sempre a Sacile.

Ci vantiamo di recuperare tutti i nostri prodotti interamente dalle nostre arnie: miele (acacia, castagno, tiglio, millefiori, talvolta girasole e erba medica) polline, propoli (in polvere, a scaglie, mescolato con il miele d’acacia, mescolato con il polline) cera d’api purissima e varietà di candele da noi realizzate a mano con metodi medievali.

Ogni anno vendiamo tutto il miele, pertanto è sempre miele d’annata.

Qual è il futuro del miele nella tua vita e in questo mondo moderno preso da frenesia, recupero delle tradizioni e media?

Penso di avere già risposto nelle precedenti domande. Il mestiere dell’apicoltore non potrà mai essere meccanizzato, manterrà  il suo fascino e il suo sudore. Api e apicoltori manterranno un intimo contatto, scambiandosi gli odori e gli umori. Così facendo l’apicoltore potrà osservare fenomeni straordinari che sfuggono a qualsiasi altro occhio e questo lo arricchirà e lo farà diventare più sensibile nei confronti dell’intera natura.

Capirà che qualsiasi cosa turba l’equilibrio ambientale si rifletterà su tutti i componenti degli ecosistemi danneggiandoli e a volte dimezzandoli. Così è successo con l’uso scriteriato di neonicotinoidi che in un recente passato ha dimezzato le popolazioni di Apoidei in tutta Europa.

Questa crisi ci sta insegnando che un altro modo di vivere è possibile. Vivere con meno, inquinare di meno. Ognuno deve fare la sua parte. Non ci si può più esimere dal dare l’esempio. Nel nostro piccolo abbiamo piantato nei nostri piccoli appezzamenti di terreno più di mille alberi, ricreando l’habitat animale e vegetale.

E ora una domanda da quiz televisivo. Nel tuo e-book “Api. Conoscerle per difenderle. Conoscerle per migliorarci” rappresenti in maniera superba quel piccolo tesoro della natura che è l’ape ed il suo mondo. Scegli l’immagine, il momento e la parola che descrivono secondo a te al meglio l’universo delle api.

 

Metto un’immagine a caso. La parola è “complessità”.

Il linguaggio dell’ape è molto elaborato e lascia stupiti. Le api comunicano con gli odori (feromoni) e con i linguaggi gestuali (danze). Nella foto vediamo un’ape guardiana che disturbata libera un feromone (che si avverte nettamente, sa di banana) dalle ghiandole che fuoriescono nei pressi della base del pungiglione e stà a significare “non disturbarmi ulteriormente altrimenti sono guai!” Si notano inoltre le mandibole allargate e da li sboccano altre ghiandole che producono altri feromoni anche questi di allarme. Con questi messaggi l’ape richiama altre api sull’obiettivo e allontana l’intruso.

Le api e la natura sono elementi “complessi”: “Solo la montagna ha vissuto abbastanza a lungo per capire l’ululato di un lupo

Il libro pubblicato lo scorso anno (api, conoscerle per difenderle…) il videofumetto su you tube (“la fortissima vita delle api) e l’ebook (api, conoscerle per difenderle…) sono tentativi per diffondere la cultura dell’ape a scuole, gente comune al fine di far conoscere elementi che nella loro semplicità sono enormemente complessi, intrecciati tra di loro,  e …con i  nostri imbarazzanti stili di vita.

A questo punto non posso non riportare una frase sentita di recente:

“L’uomo è l’unico animale in grado di arrossire, ma è anche l’unico che ne ha la necessità”!

Non posso che dire grazie ad Alfredo Marson ed invitare tutti a scoprirlo dal vero, dal miele e dal suo sito Fotoapi.com.

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  1. Pingback: Quando le api fanno pensare… | Il blog di Sara R

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