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Il Talismano di Ada Boni #3: Chi sono le altre?

Pagina dopo pagina, Ada Boni mi fa sgorgare curiosità.
Quasi con stupore scopro che la cucina ha un ruolo cruciale per noi donne. Non vorrei darti l’idea però che la mia è la scoperta dell’acqua calda. Sì, le donne sono state relegate in casa per secoli. Chi da sola o chi con l’aiuto di cameriere e simili ha dovuto sembra interessarsi alla cucina. A volte è stato un dovere, altre pure un piacere.
La sorpresa  è nel vedere che ognuna l’ha sempre vissuta a modo suo. E che accanto a nomi come Ada Boni ed il suo Talismano ci sono altre piccole o grandi non blogger, ma donne.

Chi sono le altre?
Se oggi accanto ai big della food blogosfera italiana, a fianco de Il Cavoletto di Bruxelles, Un tocco di zenzero, Jul’s Kitchen e le tue blogger preferite, ci sono io, presa tra blogghino e casetta. Chi si trovava al fianco di un mostro sacro come Ada Boni?

Chi sono le altre?
Cosa ti dicono nomi come Giorgina, Donna Mimma, Emilia Zamara?

Quanti almanacchi di cucina hai sfogliato? O sei stata abbonata della Rivista delle famiglie?
Hai mai pensato a La cucina italiana della Resistenza?
Quanto ti attira un sottotitolo che suona L’amico della massaia?
Mentre di sicuro saprai de La cucina pratica? Non quella di noi donne moderne, intendo di quella del 1936.

Allora non si scriveva di post, non esisteva il mondo virtuale.
L’aria era l’aria, niente connessioni rapide o lente, solo cucine calde o fredde.
Le necessità erano altre. Le parole erano altre.
Almanacchi, riviste, economia domestica…come dire anche da grandi si scopre che dietro di sè c’è un mondo.

Ad un punto della mia vitarella mi sono interessata alla questione femminile. Ho letto libri, seguito corsi di storia delle donne. Ho fatto questo per sentirmi più sicura di me e dei miei sogni. Così dopo aver letto l’autobiografia di Hillary Clinton mi son detta “Mica sono superuomini e donne lassù. Tanto vale provarci“. E così incominciai a fare le valigie, quelle vere. Tastai il mondo con mano, piansi, sorrisi, imparai meglio l’inglese, osai e mi ritrassi. Devo a quelle pagine, ad Hillary il coraggio e le paure che ho messo in gioco.
Ed ora invaghita del mondo del cibo mi ritrovo a voler scoprire le donne vere. I volti, le vicissitudini.
In questo caos emotivo e logico si è insinuata Ada Boni e le altre.

Insisto, Chi sono le altre?

Non ditemi che sono cose e persone d’altri tempi. La storia non vive sulle dimenticanze, se ne nutre forse per riproporsi, ma si arrichisce solo con l’evoluzione. Quindi diamo dignità alle altre.

Emilia Zamara prima di mettere a lettere capitali “La cucina italiana della Resistenza” ebbe l’accortezza di scrivere “Difendiamoci contro l’iniquo assedio economico! “. Cicli e ricicli (e risate) tipici della storia. Lì era il 1936 ed oggi è il 2013. Altre inequità, altre ricette. Ma diamine, per piccola e chiusa che sia una donna in una stanza, le cose le sa dire sempre belle chiare. Sì, sì, di mezzo c’è l’editoria, ma filtrando qualcosa le donne la dicono sempre.

E da Emilia son finita a scovare altri nomi legati alla guerra vissuta a tavola. La cucina di guerra firmata da Giulia Peyretti dava voce alla cucina del poco e del senza. Mentre Petronilla punta sui tempi difficili, i tempi eccezionali. Alla fine la sostanza, poca, è sempre quella. Sfruttare quello che si ha. Quello che c’era erano…torsoli delle verze, le pelli delle patate, le interiora di pollo, la schiuma del brodo…

E poi mi son persa con Donna Mimma a sfogliare La Cucina Italiana del 1935. E’ stata curiosità appagata che però ha dato frutti. Altre domande, altre delicatezze di donna alla scoperta delle sue amiche vere ed immaginarie.

Infine, sono tornata al giorno d’oggi e ho lanciato un messaggio su Facebook.  E lì ho scoperto altri nome, come Catia e Maria Koch ed il loro Ricettario a Doppio Filo.

Il mio è un viaggio senza mappa nel non tempo del letto, dell’ascoltato del tramandato. E’ un vagare  nel regno del dovere e dell’essere donne. Voglio scoprire un altro angolo di quella “una stanza tutta per sè“. Perché se con Virginia Woolf ho ambito a quella stanza e l’ho sognata colma di libri e silenzio, ora voglio scoprire cosa succedeva in quell’altra stanza profumata e caotica nei suoi giorni: la cucina.
Sono alla ricerca delle piccole e grandi storie di una quotidianità vissuta e trasmessa attraverso il cibo. Ti vadi unirti a me?
Chi sono le altre? Le altre della tua cucina?

4 Comments

  1. Ciao Ross, sto portando avanti una ricerca sulla figura della casalinga da inizio secolo alla Parodi, penso che avremmo modo di scoprirne delle belle 🙂

  2. pasticciona says

    io traduco la frase della Woolf così: una testa tutta tua(la donna deve salvaguardare la propria dignità in qualsiasi situazione) e anche in cucina l’intelligenza e la sensibilità femminile si manifesta.
    Mi piace il tuo interesse storico sulla cucina al femminile.Mi ricorda il piccolo ricettario del lievito Bertolini della mia mamma

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