Month: febbraio 2013

Crackers al Prosciutto di San Daniele

Avevo del Pinot Grigio 2010 di Villa Job tra le mani. Lo rimiravo ricordardomi di quella volta col Risic Blanc sempre di Villa Job. Negli occhi comparve il profilo di San Daniele del Friuli. Sempre là, dalla finestra della camera dove studiavo. Il profilo alpino, una corona che si vestiva di un blu quasi magico se la pioggia bussava alla porta  e ancora nessuno le apriva. Ai piedi dell’irrequieta corona, il monte di Ragogna,ne distinguevo le fronde dei boschi. Un ricordo di Gemona sulla destra, troppo lontano per delinearsi netto. Mentre più marcata era la presenza di San Daniele. Il campanile, le case sparpagliate sulla collina che elegante (ed un po’ posh) voleva farsi notare. E durante la festa del prosciutto, che ai miei tempi 🙂  era ad agosto, era più che notata. Strade intasate, autobus navetta, orari strategici per visitare una cittadina dove finivano ogni giorno con la cartella in groppa. Orde di gente a scoprire quel prosciutto, a farne orgoglio e delirio per un fine settimana.

Pane di semola per Twelve Loaves

Giornate nevrasteniche. Scadenze, tensioni, impegni. Tutto quello che la vita d’ufficio può creare comprende anche il pane di semola. Meno male che a casa c’è il lievito madre . Lui aspetta, resiste, sa che non deve essere permaloso e che presto o tardi torno a lui. Quando si appiccica alle mie dita, quasi invadente, sa bene che non potrò mai più fare a meno della sua magia. Così superata la settimana, sprangata la porta sul lavoro, ho avuto bisogno di lui. Twelve Loaves questo mese è partito a rilento. La sua creatrice ha avuto questioni molto più importanti da affrontare. Ha volato sopra un oceano, ha messo piede in un altro continente per quell’ultimo, implacabile saluto a quella figura quasi mitologica che è il papà. Su cosa sia stato questo ritorno in Sicilia, Cake Duchess ha scritto un post bellissimo. Io non ho diritto di aggiungere altro. Così Twelve Loaves ha atteso un suo cenno. E subito ci siamo scatenate. Sì, c’è Twelve Loaves February. Il tempo è poco, ma non il nostro entusiasmo. Così …

Da La Cjasalìne alla tavola #10: cioccolata e miele

Lo ammetto. In fatto di libri ho a volte gravi e profondi pregiudizi. Così fu con Harry Potter e con Johnny Deep. Certo, lui non Harry ma  Johnny , quello che forse a te piace non si è certo messo a scrivere un  best seller. Eppure sullo schermo c’è stato. Ha voluto interpretare qualcuno. E film tratto da libro fu. Ed ecco me: giovane, critica, prevenuta. Vedevo solo quello (senza fare ironie eh 🙂 ). Il bello ed il buono. Anzi il belloccio ed il fondente. Come se passione e poesia fossero più mescolate per motivi commerciali che per altro. Lo pensavo, oh mamma, come lo pensavo. Diamine cosa si combina e si pensa a vent’anni. Lo ammetto. In fatto di libri so ricredermi quando è il libro a chiamarmi. Nel caso specifico, Chocholat l’ho iniziato a leggere ora, dopo anni di fama, e mi ha abbracciata. Senza rancore. Ricordi. Vita di paese. Intrecci famigliari. Caste. Sì, le caste dei piccoli paesi. Personaggi strani, presunti perdenti. Silenti battiglie, lontane dai destini del mondo. Saper scrivere, …

Le api, il miele e Alfredo Marson

Ti guarda dritto dritto negli occhi. Un rumore ti insospettisce. C’è chi scappa e chi la lascia fare. Persino qualcuno la disturba. Accanto a tutti questi, tra ronzio e ricerca di saperi e sapori, c’è chi sembra capirle. La dolcezza e quella capacità di attrarre che ha il miele ecco che ritornano. Dopo l’intervista alla neo apicultrice Lucia Galasso, i racconti di Andrea D’Orlando e varie ricette dove il miele stupiva, ecco un nuovo vento da seguire. Quasi una traccia che mi invita a muovermi dalla sedia e scoprire un altro aspetto del mondo delle api. Il vento soffia da nord est, ci avviamo verso il Friuli fino a giungere da Alfredo Marson. Stavolta il colpevole è il web e una giornata di influenza. Cliccai Mi piace sotto un bel vassetto di miele di girasole e subito la mia amica mi raccontò un po’ di cose di quel Alfredo Marson suo insegnante. Ringraziata l’amica, andai sul sito di Alfredo Marson. Sciami pacifici di meravigliose fotografie, onde di rispetto per la società delle api. Sfogliai il …

Quasi muffin per i 125 anni

Arrivarci a 125 anni. Jakob Pagitz c’è l’ha fatta. Lui ed il fratello Franz cominciarono negli anni Ottanta dell’Ottocento a mettere il succo di frutta dentro le bottiglie di vetro. E nel 1949 a questa abitudine commerciale venne affibiato un vero marchio: Pago. Pagitz più la tedesca frutta (Obst) fa Pago. E io pago… scusa, ho troppi estimatori di Totò in casa per non fare questa battuta. Eppure Pago, quello con la P maiuscola,  ha pensato a me e a te. Nel 2013 Pago scrisse infatti ad alcuni foodblogger. Vuole festeggiare un compleanno con un nuovo succo Pago. Ed io chi sono per poter rifiutare? Dopotutto nei pomeriggi lavorativi è oramai consuetudine scambiare uno sguardo con la mia collega e dire: “Succo romantico?” “Sì, succo romantico sia” Scendiamo al bar dell’ospedale dove lavoriamo ed ordiniamo il nostro succo in due bicchieri. Al bar ci conoscono tante che alla richiesta di un ACE ci chiedono perché e noi due rispondiamo: “Perché ci piace” come ci insegnò un giorno uno dei barman. Ma se ci presentiamo al …