Month: gennaio 2013

Mele e cranberries si uniscono in una torta

La blogger è stata chiamata in gioco da Mela Val Venosta. 8 blogger in cucina ed un progetto come “Provata per voi“. Cosa succede quando una blogger viene contattata per  fare una ricetta con i suoi prodotti ” di marca”? Ci pensa e poi decide cosa fare. Così normalmente, come succede nella vita di tutti. Ogni proposta viene valutata. Cortesia, attenzione, conoscenza reciproca. Gli essere umani si approcciano in questo modo. Niente email generiche, dove la blogger diventa “cara Redazione”, niente toni freddi, ma corti o lunghi scambi di email e di puntuali e mirate chiamate. Insomma, a volte capita di dire sì e di voler ringraziare di cuore chi sta dietro un progetto come “Provata per voi”. Si sappia, io ho un gran debole per le mele e le torte di mele. Dopo ogni pranzo consumato a casa, la Cavia sbuccia una mela e questa viene divisa. Gli uomini, soprattutto quelli di una volta che facevano il servizio militare, sanno spelare veramente bene le mele. Ed io gli lascio volentieri questo onore, che prima …

La tasca del contadino per un Montalcino

Un Montalcino tra le mani mi incuote un grande rispetto. Come ogni mese Fernando Wine mi da un compito. Creare un piatto per un vino che sceglie lui. Data la mia personalità del tipo “faccio io che è meglio” mi sembra sempre strano dovermi fidare. Ma Fernando Wine non ha mai deluso, quindi anche stavolta ho lasciato a lui il timone. Mi ha presentato un vino come prodotto da Illy. Illy? Vino? “Amore e Magia” il nome. Prodotto in Toscana ovviamente. Francesco Illy? Toscana? Sarà che in piena campagna elettorale siamo tutti reticenti a credere alle favole, anche perché ce ne raccontano fin troppe. Ma come dicevo, mi son fidata. Amore e magia è stato. Dal Podere le Ripi è arrivata quindi la bottiglia. Se fino al 1988 il podere era abitato da un pecoraio ora è un’azienda biologica e biodinamica. Non mi rimaneva che interpretare l’abbinamento. La prima idea, quasi immediata, è stata un Shepherd’s pie, ossia uno sformato del pastore. Poi mi sono accorta che la confondevo in realtà con una cottage pie. …

Timidezza di carote gialle

Carote gialle e carote viole come resistergli anche se ti addocchiano dalla bancarella più costosa di Campo dei Fiori? Il sole splendeva, io non avevo voglia di spendere neppure nell’ultimo numero di una rivista di cucina inglese. Eppure andata diligentemente alla mia bancarella son ripassata lì e la mia mano, candida candida, ha preso due carote gialle e due viola (o nere). Risultato? Un conto che non svelerò mai a nessuno, neppure sotto tortura. L’assenza di prove testimoniali, se non una sola fotografia fatta col cellulare, faciliterà questo mio silenzio. Potrò sempre negare l’accaduto. Il lato positivo della medaglia è che le ho sfruttate al meglio. E son qui a condividere queste banali e timide ricette, che però servite sulla tovaglietta azzurra sono state apprezzate. Anzi, io e la Cavia affermiamo quasi che una carota non vale l’altra.

Da La Cjasalìne alla tavola #9: pasta di farro e pitina

Sottotitolo: tu e le cosidette paste integrali in che rapporti siete? Svolgimento: La pioggia gabba villani solleticava Roma oramai da alcune ore. Persistente e leggera, gabbava facendo sperare in schiarite. Si dice che i contadini, villani, nell’incertezza sul da farsi, intanto si recassero ai campi. Tra un sanpietrino e l’altro, un ombrello aperto, qualche momento di compere in saldo e necessità, rieccoci a casa. Intirizziti dall’allarme di neve disatteso, il pranzo vissuto assieme non poteva passare inosservato. Volersi bene a tavola per noi due, insaziabili giovani, è un dovere nel fine settimana. Così mentre la Cavia si distraeva davanti lo schermo luminoso del computer, la “cuoca” mescolava ingredienti. Se presso La Cjasalìne puoi scegliere tra fusilli al farro od integrali, sfusi o confezionati, e  mezze penne al farro, io allora avevo delle penne rigate al farro e soprattutto della pitina di daino arrivata direttamente da Maniago (Pordenone). Di romano c’era il radicchio rosso tardivo mischiato all’Asiago. Tocco finale una manciata di anacardi sempre de La Cjasalìne. Ero sicura che così quella naturale ritrosia verso la …

Ottolenghi’s style: Torta di semola e mela

Di lui mi fido. Imparo, sogno, mischio emozioni e mi ritrovo in cucina. Spesso non lo imito, ma ne seguo i metodi. E’ da un mese nel mio salotto, ma oramai è uno di casa. Mia sorella per Natale mi ha regalato un bellissimo libro di cucina, uno di quelli che vive con me e io faccio vivere da noi. Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi è l’ultima fatica editoriale di questo duo nato a Londra da un incontro casuale, come nelle migliori  tradizioni. Yotam aveva oramai abbandonato da tempo il suo dottorato, entrambi si erano trasferiti da Tel Aviv, ma non si conoscevano. Uno ebreo e  uno musulmano. Cosa possono fare nell’ombelico del mondo? Innovare. Se a dicembre leggevo sulle pagine del New Yorker come Ottolenghi e Sami han dato vita all’Ottolenghi che spopola oltre Manica. Se a dicembre scoprivo che dietro il nome Ottolenghi si nasconde una famiglia di matematici e agenti del Mossad, con radici fiorentini, che sofferse la perdita del fratello maggiore di Yotam. Se rimanevo a bocca aperta davanti …