Gli occhi di Tangeri

by rossdibi il 14 maggio 2012

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Se capita di visitare un posto per caso, da turisti, totalmente turisti, e se capita di farlo in un giro organizzato, ecco che è giunto il momento di osservare e di osservare ancora prima la gente che i luoghi.
Così sono, anzi siamo, capitati a Tangeri. Mia prima volta in terra africana. Non avrei mai pensato di capitare così, durante il viaggio di nozze là. Tanti sogni sul mondo arabo, libri letti e racconti di femministe islamiche. Avrei voluto essere più preparata, ma i volti ancora prima delle storie, rapide e comune, della guida mi hanno accolto. Non muti. Forse solo non ben interpretabili. Li accolsi perché diversi.
Non vorrei descriverti troppo quei momenti.

Ho cercato di capire la realtà di un posto tramite i volti ed i gesti di chi girava Tangeri come la sua città e non come luogo da visitare. Ho voluto farmi largo nella quotidianità e non nell’eccezionalità di un viaggio guidato come il mio.
Bashid, la guida, era esperta, sapeva cosa raccontare e come. Nel contempo però non poneva limiti oltre il programma standard. Turista standard, luoghi standard. Il resto lo fa la curiosità degli sposini, che anche sotto il tavolo del ristorante giravano e rigiravano la fede, mentre Tangeri…

...si metteva in moto

 

E  le donne sbrigavano le faccende domestiche fuori dalla porte di casa.

Solo la donna berbera mi colse mentre le facevo la foto. Un’emozione insolita.
Emozione che ha avuto un seguito quando tornata a Roma e leggendo un romanzo spagnolo di gran grido leggo rifeñas. Un’intuizione.  E’ lei, anzi sono loro, le donne del mercato di Tangeri, quelle col cappello.
Questa donna ha un nome, almeno per me: è una rifeñas. Piacere, io sono una friulana.
Rifeñas, ossia del Rif, la regione nord del Marocco e si compone di due distretti, Berbers e Jeballa, entrambi montuosi. Le condizioni socioeconomiche non sono le migliori, come in qualche modo testimoniava il loro mercatino.

Ma non era solo caos, l’ordine c’era.

E venne l’ora della preghiera…anche al semaforo. Così vidi in quest’uomo subito dopo il click alzarsi e volgersi verso la Mecca.
Si tolse i calzari, li ripose ordinatamente alla sua destra. Si piegò con leggera fatica a terra, lentamente. La voce dal minareto si era diffusa poco prima, costretta quasi tra le sue mura dal vociare errante dei turisti. Ma noi avevamo una nave ad attenderci, oltre lui e la sua divinità.

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