Oh, ma ci sposiamo #7: la ninnina

by rossdibi il 13 febbraio 2012

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Non puoi capire che invidia che il nubendo ha di me quando AnnaMaria mi chiama ninnina.
All’inizio non sapeva cosa significativa, ma qualcosa gli lasciava supporre che era una specie di complimento. Mentre io sapevo cosa voleva dire, ma lo vivevo male tale appellativo. Come tutte le brave bambine, sentirsi dire di essere brave pesa, perché dentro una brava bambina si nasconde comuque un’anima rock :)
Quando la Cavia ha chiesto spiegazioni, AnnaMaria le ha descritto il concetto di ninnina: brava, carina, tranquilla, sincera etc. Se lo dice AnnaMaria allora è vero. E così la Cavia qua e là mi chiama ninnina.
“Oh, ma che ninnina…”
“Sì, ninnina mia…”
Ovviamente lui scherza, perché lui scherza sempre. Se gli chiedi:
“Ma mi stai prendendo in giro?”
Lui risponde candido: “Sempre” o con un lapidario “Certo”.

Qui però si parla di ninnina, perché essendo il matrimonio una tradizione sono voluta andare alla ricerca delle tradizioni friulane legate a tale cerimonia. Così ho scritto ad AnnaMaria e lei se ne è andata nella sua soffitta magica a scartabellare annali speciali. Finchè un giorno mi è arrivata una bella missiva colma di fotocopie.

Non è proprio un ritorno alle origini il mio. Forse è più una curiosità. Ma quando il tuo matrimonio ti si prospetta davanti vorresti dargli un significato, un valore. Non può essere lasciato a sè, poverino :)

Ed allora, lo sapevi…


… che un tempo la posto dei confetti si usavano noci e nocciole?
… che al posto del lancio del riso si ricorreva ai semi di frumento o di farro?

Lo sapevi…
… che lungo il percorso del corteo degli sposi sull’uscio di ogni casa c’era chi offriva loro del cordiale? Ah, me grappa cari vicini :)
… che il corredo della sposa veniva custodito in una cassapanca di legno decorata in maniera diversa a seconda della valle di provenienza? Rose, rosoni, disegni geometrici: le fantasie erano varie.
… che il corredo fino agli anni ’50 veniva portato nella casa dei futuri sposi il giorno prima? Il trasbordo veniva fatto in un cesto decorato con nastri colorati, sopratutto rosso, considerato simbolo di fertilità.

Più grappa per tutti, prima a me (la sposa) :)

Lo sapevi…
… (oh questa è bella!) che esistevano le agenzie matrimoniali? Dalle mie parte si chiamavano Uficio des misetis ed erano composte da tre persone: un nobile, un artigiano e un popolano. Sì, sono termini strani, ma l’Uficio era stato istituito nel lontano 1518. Ovviamente tutto il servigio reso non era a fin di bene ma di lucro. Si parla di percentuali di guadagno sulle accoppiate che finivano all’altare.

Lo sapevi…
… che lo sposo era un forestiero (ossia veniva da un altro paesello) fuori dalla chiesa doveva segare un tronco, sennò mica lo facevano uscire? Tra scherzo e accoglienza un po’ rudere così si faceva.
… che esistevano dei mesi di interdizione delle nozze? L’Avvento e la Quaresima erano banditi.

Versione romanzata di un matrimonio contadino. Perchè se ci son concessi dei sogni, sfruttiamoli :)

Lo sapevi…
… che i mesi per le nozze erano scelti oltre che per fede anche per necessità? Il clima ed il lavoro nei campi o le migrazioni stagionali sempre per motivi di lavoro decretavano quando sposarsi. Quasi mai questo gran passo accadeva durante il periodo del raccolto.
… che non era raro che subito dopo le nozze gli sposi tornassero subito al lavoro nei campi? Tanto di cappello. Intanto noi già pensiamo a come organizzare il viaggio di nozze in Andalusia, olè :)

Lo sapevi…
…che il famoso registro matrimoniale, dove verrà custodita memoria anche del nostro, non esisteva prima del 1563? Ah, immagina un matrimonio con molta meno burocrazia. Immagina, sogna e sveglia!

Sì, sveglia è ora di avvertire i vicini di casa che l’idea del grappino per gli sposi è ben accetta…almeno alla sposina :)

 

Sant Vît mandimi un bon marît,
Sant Modest mandimilu prest,
Santo Cresjenzo no stâ lassâ mi cenco.

Capito tutto?

to be continued

La prossima puntata lunedì 20 febbraio 2012: Oh, ma ci sposiamo #8: ed Enzo Miccio?

Per le puntate precedenti:
Oh, ma ci sposiamo #1: son cose che succedono  
Oh, ma ci sposiamo #2: come te lo chiedo    
Oh, ma ci sposiamo #3: parola in codice “sposa”   
Oh, ma ci sposiamo #4: tenere a bada la mamma 
Oh, ma ci sposiamo #5: say yes to the dress
Oh, ma ci sposiamo #6: s’ha da fa

Le fonti informative di questo post sono Sot la Nape Ottobre-Dicembre 1967 no.4; Sot la Nape  Giugno-Agosto 2004 no.3-4; Ce Fastu? 2001 no.1.

Le immagine del post sono tratte da Life of a Vintage Lover, Wedding Design Anarchy, Green Wedding Shoes.

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{ 5 commenti… leggili qua sotto o aggiungine uno }

giulia 13 febbraio 2012 alle 13:05

Che belli i matrimoni di un tempo! Hai evocato delle piacevolissime immagini

La Femme du Chef 13 febbraio 2012 alle 14:08

Che belle immagini (sai che ho visto uno sposo friulano segare il tronco?!? accadeva non più di 5 anni fa!) e che tradizioni divertenti!

Della poesia mi sfugge totalmente il significato dell’ultima riga: cosa deve fare Santo Cresjenzo???

:)

rossdibi 13 febbraio 2012 alle 14:44

San Crescenzo non lasciarmi senza marito…@La Femme du Chef
Ma la scenetta dove si svolgeva non più di 5 anni fa?

AnnaMaria 13 febbraio 2012 alle 16:07

Te lo vedi Paolo che sega il tronco? ! Io glielo chiederei…(avvisami se dopo questa mi odierà…ahahahah)
Mandi!

Max 14 febbraio 2012 alle 18:31

:)

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