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Alla scoperta del Molino Moras

molino morars mola

Obbligatorie sono le indagini sul campo quando Blecs are on the table è in corso.
Obbligatorio l’incontro con la gentile e professionale Anna del Molino Moras, che si è unito volontariamente a Blecs are on the table. Ma sopratutto un gran  piacere scoprire l’ennesimo pezzetino di Friuli attraverso la storia ed il lavoro di chi ci abita.
Con un po’ di ritardo romano, ci siamo presentati in tre al Molino Moras di Trivignano Udinese durante un assolato pomeriggio agostano. Col molino in piena azione, Anna ci ha condotto in un’interessante gita dentro il molino.

Innanzitutto, abbiamo imparato che la parola molino viene da mola e che gli “esperti” del settore amano additare il proprio luogo di lavoro come Molino e non mulino. I solchi della mola un tempo erano i passaggi destinati ai chicchi e alla farina.
Oggi le cose con cambiate. Sebbene, il Molino Moras abbia voglia se non proprio di tornare all’antico, quando a riutilizzare la forza dell’acqua. La roggia ancora scorre sotto il Molino, peccato che il flusso regolare d’acqua non sia garantito per tutto l’anno, anche se rappresenterebbe un desiderato ed interessato uso di un’energia alternativa.

Dopo aver ammirato le mole storiche esposte nei pressi del molino, siamo stati travolti dall’attività attuale. Un carico di merce era appena stato scaricato e stava seguendo i variegati passaggi che si compiono dentro un molino.
Il Molino Moras si dedica alla produzione di sole farine di grano tenero. La materia prima proviene dalla campagna circostante (grano nazionale) dall’Europa (grano austriaco e ungherese), nonchè dall’America (Canada e Stati Uniti) per la farina manitoba.

Ogni produzione ha diverse caratteristiche, vuoi per il tipo di grano coltivato, vuoi per il terreno e il clima in cui questo viene coltivato.

Seguendo i vari passaggi, tutti in verticale dei chicchi, Anna ha tenuto a ribadire che non esiste una farina perfetta e migliore rispetto alle altre. La perfezione dipende dall’uso che si vuole fare della farina. Certo i famigerati valori W, che ne sintetizzano la forza e su cui si ossessionano esperti e blogger hanno un loro perchè. Ma alla fine ciò che conta è la scelta della farina in relazione all’uso della stessa e ai saperi degli impastatori.

Senza perderci tra i molteplici passaggi dei chicchi…

Siamo arrivati al cospetto del “cervellone” del molino. In foto appare calmo, in realtà è una macchina che vibra in continuazione, sembra quasi passeggiare sui pavimenti in legno, che reggono, con la loro elasticità, il suo moto controllato.

Dentro il “cervellone” ben 168 setacci, come quelle che mostra Anna in fotografia, permettono alla ormai farina di raggiungere il grado di finezza desiderata.

Ottenute le varie farine, è l’ora della distribuzione…

 

…a professionisti e ai consumatori finali, come noi. La fase della distribuzione è importante non solo da un punto di vista commerciale. Può anche incidere sulla qualità della farina che arriva sul tavolo di lavoro. Ad esempio, la farina è molto sensibile ai profumi che la circondano. E’ bene quindi che vi siano camion destinati al solo trasporto di farina, senza rischi di commistione con altri preparati.

Da qualche anno è aperto anche un punto vendita aperto un tutti dove si trovano le farine lavorate del Molino Moras e di altri produttori locali. E dove qualche chicca extra-farina del Friuli viene suggerita.

Come dire, una bella avventura quella che si compie dentro un Molino. Nel caso del Molino Moras un’avventura iniziata in Veneto e proseguita in Friuli dal 1905. Una scommessa sulla qualità delle farine, distribuite senza l’aggiunta di additivi o miglioratori, che poggia solidamente i piedi sul sapere tramandato e arricchito con gli aggiornamenti. La mentalità del nonno che viaggiava fino in Ungheria alla ricerca dei grani non è decisamente scomparsa, come i suoi insegnamenti.

Una ragazza come Anna, moderna, schietta ed indaffarata, ha saputo senza problemi stupirci durante la gita in Molino. Tutti possiamo intuire che le farine invecchiano, o meglio stagionano, ma io da ignorante non conoscevo il fatto che è bene usarle a partire da 20 giorni dopo la loro produzione e non prima.

Insomma, vale, per chi può, fare un salto al Molino Moras, passando per la Buteghe dal Mulin. Per chi non può, c’è l’opportunità di aggiudicarsi ben 10 kg delle loro farine con Blecs are on the table.

3 Comments

  1. Alessandro Gulì says

    Spett.le Mulino Moras,
    Sono interessato alla Vs. produzione di farina Manitoba. Mi potete cortesemente inviare un Vs. listino prezzi?

    Cordiali saluti,

    Alessandro Gulì

  2. Raffaele says

    Buongiorno sono di Montebelluna (TV), sto cercando delle farine senza glutine, potrei quali tipi di farine lavorate, ho una richiesta da parte di un paese estero (Marocco) cordiali saluti.

    Raffaele Caverzan

  3. Luisa says

    Lo strudel di mele triestino di inizio novecento era fatto con ‘farina d’Ungheria’, una farina di grano tenero con caratteristiche di particolare estensibilità che permetteva di tirare una sfoglia di sola farina, acqua e qualche goccia d’olio fino a renderla semi trasparente. In quale delle vostre farine è presente questa caratteristica? Grazie e cari saluti.

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