Distillati, Vino
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E sake è stato

Avvicinarsi a qualcosa di nuovo ha sempre un suo fascino.
Lasciarsi trasportare dal carattere esotico del sake è facile.
Rimanere un po’ confusa e felice del suo essere norvegese insieme, un po’ destabilizzante.

Col mio kuramoto (birraio) di fiducia sono andata alla Brasserie 4:20 . Nano Mondano già presidiava la cassa. Le mie insicurezze si facevano forza leggende le descrizione dei vari sake. Anche perchè i nomi erano, come dire, un po’ complicati. Il primo della lista recitava “Yamahai Genshu Muroka Shiboritate Nama Junmai-shu”, da cui un minimo di preparazione “culturale” era necessaria. Insomma, non tutti i secchioni vengono per nuocere.

La prima scelta è stata Yamahai Nigori Nama Junmai-shu per me e Yamahai Genshu Muroka Shiboritate Nama Junmai-shu per me. Arabo? No, giapponese.

Come ho scelto? Semplice, a me il sake descritto come il più acido e per il Kuramoto casalingo il sake fatto col shubo, ossia la madre di tutti i sake. La Cavia, alias Kuramoto per una sera, già soffre di gelosia verso il lievito madre del pane. L’ho voluto sfidare affidandogli il lievito madre dei sake. Risultato?

Io soddifatta di cogliere nei 17% del mio sake, l’acido, certo non a livello di Lambic. Ma come primo avvicinamento ad una bevanda di riso, decisamente alcolica, anche se meno delle amate grappe, direi che …ho colto una rotondità diversa, quasi tattile rispetto, ad esempio, ai vini. Son riuscita  a cogliere decise differenze di colore, naso e sapore tra i Nigori Nama (a sinistra nella foto) ed il Genshu Nama (a destra).

Ribadisco, i nomi creano una grande confusione. Suggerisco per gli amanti della concreta semplicità di dare un’occhiata all’etichetta, che almeno negli ingredienti è in inglese e di controllare di star bevendo il giusto sake  verificando che i tipi di riso corrispondano a quelli del sake desiderato.

Lasciandoci trasportare dall’euforia del venerdì sera (arriveranno prima poi anche le ferie?) torniamo alla cassa, sorridiamo beati alla gentile ed energica Nano Mondano e chiediamo dell’House Yeast e del Yamahai Genshu Muroka Shiboritate Nama Junmai-shu, nonchè degli Yakitori.

Altre emozioni di sake.

Yakitori…ossia spiedini di pollo cotti con salsa di soia, mirim, zenzero e semi di sesamo. Altamente apprezzata in tutte e due le serata alla Brasserie 4:20. Due serate?

Sì, perchè siamo tornati per Baird Beer, la sera successiva, da cui ci vediamo con un altro post prestissimo.

2 Comments

  1. Titti says

    Ma avete provato i sake e i yakitori!
    Ti sono piaciuti…?
    Ma in genere, il Nigori e’ bianco e non trasparente…

  2. rossdibi says

    @Titti
    Sì, provati. Yakitori gustosi, persino migliorati il sabato.
    Sake direi curioso e da riprovare. Ammetto di non averlo mai assaggiato prima. Che il Nigori fosse di suo bianco non lo sapevo. Spero di non aver io tagliato troppo i nomi. La dicitura completa per ognuno era lunga, mi sono affidata a quello che veniva indicato sull’etichetta per sceglierli al volo.
    Sia mai che il Nigori sia sbiancato 🙂 cambiando latitudine. Quello del 4:20 era norvegese.

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