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Formadi dal cit

O formadi del cit o formài dal cit.
Forse è bene che parta dalla traduzione in italiano del nome. Si tratta del Formaggio nel bidone o del vaso del latte.

Il Formadi tal cìt nasce per recuperare le forme non riuscite perchè non ben amalgamate. Cìt qui poi non è il cìt del nonno, di cui racconto sotto, ma un vaso in pietra. E’ originario della Val Tramontina in provincia di Pordenone.

E’ una sorta di formaggio latteria fatto stagionare per 6-7 mesi. Ha un sapore tra il piccante ed il pepato. Una volta ricevuto (o comprato) va mangiato in tempi brevi. Si dice che sia per pochi, anche perchè vien prodotto da poco. L’unico formadi tal cìt che ho avuto l’onore di provare è di Tosoni (Spilimbergo), però la storia del suo recupero è legata anche al caseificio Tre Valli di Travesio. Ques’ultimo ha vinto la medaglia di bronzo nella categoria Formaggi a pasta molle aromatizzati alla fiera di Verona del 2005.

Per mangiarlo consiglio di sbriciolarlo sopra della pasta calda o del farro, mescolare e scoprire la bontà della cremina che ne esce.  Dopotutto nasce da formaggio sbriciolato, coperto con latte, panna ed aromi e questi quell’anima di panna rimane.

Formài dal cit: ricetta

Nel sito della bella Spilimbergo, viene riportata anche una ricetta per il Formài dal cit. Nota linguistica: Formadi in provincia di Udine, Formài a Pordenone. Sai c’è il Tagliamento a  rivoluzionare la lingua. Ma questa è veramente una lunga storia. Tornando al formaggio, riporto pari pari la ricetta in attesa di avere conferme o smentite:

1 kg di formaggio Montasio di almeno 6 mesi di stagionatura, mezzo litro di panna, latte, mezzo bicchiere di vino bianco.
Procurarsi un vaso di vetro dalla capacità di almeno 2 litri. Tagliare a pezzetti il formaggio e porlo in un recipiente, ricoprirlo con latte e lasciarlo riposare per almeno 6 ore. Togliere il formaggio dal latte, tritarlo finemente ed aggiungere la panna, il vino bianco e del pepe. Mescolare fino ad ottenere una crema densa. Versare il composto nel vaso di vetro, chiudere ermeticamente e lasciar riposare per almeno 3 mesi. Prima di servire eliminare il primo strato di formaggio sul quale si sarà formata la muffa e servire su fettine di pane o di polenta abbrustolita.

Formài dal cit: una storia di rinascita

Il Formài dal cit nasconde anche una bella storia di rinascita, come riporta Il Piave.
Nel 2005 vi era una sola persona che si incaponiva a produrre ancora questo Formài: friulani gente testarda e decisa!
Con l’aiuto di fondi europei, un progetto locale e alcune fiere, come quella di Verona dove è stato premiato, il prodotto ha saputo vestirsi a nuovo e raggiungere prima il Friuli Venezia Giulia e ora arrivare fino a Roma 🙂
Comunque l’iniziativa è partita dal basso, ossia dal locale: dal caseificio Tre Valli di Usago comune di Travesio.Il caseificio produce anche burro, ricotta e formaggi molli e due formaggi particolari della zona che sono il Formaggio Salato e ovviamente il Formai dal Cìt.

Il cìt dei miei ricordi

Ma il cìt è, meglio era, anche il bidoncino di metallo dove veniva posto il latte per essere portato nella latteria del paese. Ricordo nei tardi anni Settanta e primi Ottanta il nonno la sera mettersi in sella alla sua bicicletta pluridecennale con uno o due cìt posti sul manubrio.
Non ho mai avuto l’onore di unirmi al gruppo di gente grande che si ritrovava in latteria la sera. La latteria era un luogo semplice, su un incrocio, che quando fu demolitò mi mancò assai. Tutti i grandi si recavano là nel tardo pomeriggio mentre le luci del tramonto si trasferivano sulle case. Uomini vestiti di blu, il blu degli abiti da lavoro, e nonne corpulente abilmente guidavano la bici pesante per il latte. Ricordi.

Per quanto riguarda il nome, il Formadi tal cìt, per me è tal cìt perchè sta nel cìt e non del cìt, perchè non è il cìt a fare il formaggio. Ogni interpretazione però è accettata, non sono una fondamentalista 🙂

8 Comments

  1. “Cit” a parte, e leggendo quello che scrivi, questo formaggio sembra una vera golosita’. Sia lodata la testardaggine 🙂

  2. È un post interessantissimo anche perchè ti fà ritornare un pò indietro nel tempo.Io mi ricordo che da piccola quando stavo d’estate nel paesino dove è nato mio padre alla sera si mettevano fuori dal portone i bidoni per il latte. assomigliano lontanamente al CIT ma erano ovviamente più grandi. Gli antichi sapori sono sicuramente i migliori, bisognerebbe cercare di preservarli il più possibile.

  3. Mamma mia, ecco una vera golosità! Solo che non riuscirei a resistere per 3 mesi! Ross, e tu l’hai fatto?..
    Baci

  4. AnnaM says

    Questa volta ti mando anch’io un commento; io mi ricordo che sino agli avvenimenti di Cernobyl era possibile andare in latteria, la sera, a comprare il latte appena portato; purtroppo, a parte il latte sfuso, da quest’anno dopo 100 anni di attività festeggiati nel 2009, anche la ns latteria è stata chiusa.
    Ciao

  5. rossdibi says

    Grazie per i sentiti commenti.
    @CorradoT E’ una golosità, veramente, stupisce per il carattere deciso che alla vista sembra nascondere.
    @Annamaria E’ un periodo in cui mi piace molto ricordare e riscoprire.
    @Giulia La Cavia mi ha detto preventivamente “Niente latterie in casa nostra!” Ma come avrà pensavo che volevo mettermi a fare anche i formaggi 🙂
    @AnnaM Le buone vecchie latterie di una volta…un patrimonio da riscoprire, anche perchè da chiacchiere coi furlans so che hanno avuto una grande importanza. L’impatto di Cernobyl me lo ero scordato.

  6. renato mizzaro says

    Ebbene sì, confesso: quello che ha riscoperto il Formai dal Cit e ha vinto la Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Verona nel 2005 , sono proprio io.
    Mandi mandi

  7. Roberto says

    E bravo Renato, io sono venuto a Spilimbergo l’altranno prima di natale ed è li che ho assaggiato e acquistato il cit, una bella scoperta e riscoperta per voi…

  8. Gislan says

    Oggi ho avuto il piacere di assaggiare il cit, presso una osteria di Pordenone. Sapore molto deciso ma si accompagna bene a un buon tocai. È sempre buono assaggiare prodotti tipici del territorio.

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