Month: agosto 2010

Riso speziato con advieh fai da te

Il riso può essere lessato, fatto a mo’ di risotto, cotto alla giapponese, ma anche cotto alla persiana. E chissà quali altre. Ci sono, poi, cose che cambiano il tuo giorno con poco. Ad esempio  un commento letto di prima mattina che ti ricorda che il riso è un piatto cardine dell’alimentazione di tanti popoli, ma che non tutti lo cucinano allo stesso modo. Elena, nel commento incriminato, mi suggeriva la ricetta di una sua coinquilina iraniana e mi parlava di un mix di spezie dal nome misterioso. Come pure misteriose rimangono le bacche rosse. Ecco che piatto ottimo (al diavolo la modestia per una volta, una sola promesso) ho fatto partendo da quel commento.

Riso bianco in agrodolce

Sedotta dal riso cotto alla giapponese. Sedotta dal suo profumo. Sedotta dalla sua personalità. Ti pare possibile, che averlo fatto per i miei primi onigiri, mi possa fermare lì? Ho voluto rifarlo senza ricorrere a salse di soia o simili, ma sfruttando quello che c’era in giro per casa. Mescolando gusti e dotazione, è venuto fuori un riso molto apprezzato dalla Cavia. Ti assicuro che è una ricetta banale, ma stuzzichevole soprattutto in questa fine d’agosto dove, almeno a Roma, fa tanto caldo e c’è già voglia di tornare in vacanza. Perchè allora annoiarsi in cucina, dico io. Su su, basta poco per godersi appiena la vita anche quando si tende alla pigrizia 🙂

Il tè Pu-er

Adoro cucinare mescolando legami con semplicità e contornando il tutto con bontà. Così, dopo aver fatto gli onigiri con Elena di Pordenone in visita a Roma ho pensato bene di offrire anche del Pu-er tea, regalatomi da Francesca, nata a Pordenone, ma cresciuta a Padova e ora cittadina del mondo. Il Pu-er tea è stato comprato direttamente in qualche aeroporto cinese, perchè le cittadine del mondo odierno hanno veramente tanto da fare. Pensa, che quando ho invitato Francesca per l’onigiri mi ha risposto da Delhi. Non la ferma niente, pensa che l’anno scorso era nel Ladakh che quest’anno ha subito le violente inondazioni. Ma tornando al tè …

I miei primi onigiri

34 anni e non aver mai fatto gli onigiri! E’ mai possibile? 🙂 Meno male che quando ci sono ospiti a casa che vogliono conoscere Roma, ogni tanto abbiamo qualcosa da insegnarmi. L’amica Elena da Pordenone, che presto potrebbe diventare una super fotografa di scena, ha sempre avuto la passione del Giappone. Allora, come farci più felici che con dei semplici e basici onigiri? Lei sapeva cuocere il riso alla giappone, io ero stuzzicata dall’idea di diventare un Washoku Warriors del clan di La Fuji Mama. Ahimè, tra ferie e ospiti e lavoro, non ho fatto in tempo a trasformarmi in un Warriors :), però ho fatto in tempo a realizzare un sogno di Elena e sister (Sara). Infatti, volevano gli onigiri un giorno al ristorante giapponese, ma no sapevano il nome. Erano sul punto di chiedere “il riso dei cartoni animati”. Ora sanno il nome e la ricetta ed Elena anche il sapore. Si tratta di una ricetta semplice, veloce, golosa…mamma, ne ho mangiati troppi di onigiri !!!

Cantillon a Roma d’agosto

Roma ad agosto è storicamente deserta. Non c’è discussione tra i pochi sopravvisuti al rito delle ferie agostane a Roma che non rimarchi questo  punto. Però, come si suol dire, in città si è pochi, ma buoni. Talmente buoni che ci ritrova volentieri a bere una birra…pardon un lambic…pardon una gueuze. Così è successo venerdì 20 agosto nella via a più alto contenuto alcolico di Roma: Via Benedetta. Appuntamento alle 18.30 da Bir & Fud che riapre i battenti con una presentazione della Gueuze 100% Cantillon da parte di due non sconosciuti agli appassionati. Jean Van Roy, tradotto in simultanea da Lorenzo Kuaska Dabove ha fatto diventare tutti dei Cantillon per un’oretta. Tra una frase breve di Jean e una traduzione in italiano lunga di Kuaska, la passione per lambic ha travolto il pubblico.