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Eat Pray Love

Eat Pray Love un libro con un successo planetario alle spalle, che ora è film e per la parola Eat rischia di richiamare l’interessa dei foodblogger. Io, essendo una del gregge, me lo son portata in vacanza questa estate. E ho capito che …

Ho capito che una città come Roma non si capisce in 4 mesi nemmeno se si è Elizabeth Gilbert.
Ho capito che il successo del libro è dovuto alla crisi dei trentanni che ognuno ha a modo suo, single o sposato o divorziato. E che ognuno affronta ugualmente a modo suo. In Eat Pray Love lo si fa scoprendo, quattro mesi per volta, l’Italia, l’India e l’Indonesia.
Ho capito che Elizabeth Gilbert sa scrivere, anche se forse l’ultima parte, il Love, mi ha un po’ deluso. Ma ogni vita dopotutto non è un romanzo e ha il suo corso.

Elizabeth dopo un doloroso divorzio decide di tentare di prendere la sua vita in mano. Forte della sua carriera di scrittrice di successo si prende un anno sabbatico, con già però l’obbligo e la sicurezza economica di avere un libro pubblicato alla fine di questa avventura interiore ed esteriore.

Eat

La prima tappa è Roma.

Ahimè, così Roma viene raccontata nel film tratto dal libro

Elizabeth la scopre col cibo, con qualche amicizia, con tanti pensieri. Avendo vissuto Roma sia da turista sia da emigrata precaria qua e là nel libro ho assaporato gli alti e bassi della città, le sue chimere, i suoi luoghi comuni, i suoi giochi di specchi.

Roma è una città complessa anche a livello umano. E’ una città socievole, ma devi tu prendere la palla al balzo e renderti padrone della tua vita. Se la segui, così com’è, ti ritrovi con un pugno di mosche in mano. La promessa è il pane quotidiano, però il nutrimento te lo devi prendere. Almeno io l’ho imparata a vivere così dopo un periodo iniziale di stordimento e di pura assuefazione alla sua bellezza esteriore.

Elizabeth in quattro mesi ha visto e raccontato solo la scorza esterna della città. Non dico che si fermata ai luoghi comuni, agli aspetti da turista, ma si è accontentata di quello che viene servito, non ha sgarfato dietro l’apparenza per giungere alla vera Roma. Quella Roma verace, talmente verace che ha bisogno di una scorza da presentare, a mo’ di difesa del suo tesoro.

Tra tante note critiche al libro, lo ammetto, anch’io mi son messa a pensare, come Elizabeth e grazie a lei, alla parola che può rappresentare la mia vita e la mia città elettiva. Nonchè ho riflettuto sul treno Vienna-Passau sulle tre cose che vorrei dalla vita.

Insomma, se leggi Eat Pray Love cogli pure la bellezza di certi passaggi del libro, ma sappi che Roma è un’altra cosa. Solo il tempo, come ovunque accade, ti fa scoprire le cose. E dopotutto Elizabeth era alla ricerca di sè e non della città.

Pray

Uno dei momenti di comunità in India

Nella sua crisi dei trentanni Elizabeth si trova anche a meditare in India.

La crisi dei trentanni… un luogo e un non luogo comune. Ne ridevo, mi vantano di non averla finchè non giunse, apparentemente leggera. E quella crisi che hai, quasi inspiegabilmente, al raggiungimento di un compleanno importante, non solo dei trenta. Ti domandi cosa hai in mano, cosa hai fatto, cosa vuoi, perchè lo vuoi.

Nella crisi tutto viene ingigantito, il presente e l’assente, il dolore e la gioia, il passato ed il futuro. Il futuro sembra ingitantire solamente le tue paure, sembra ricco di tranelli e fallimenti, sembra che la volontà non abbia più alcun ruolo. Tutto ti scappa di mano. Poi però si incomincia a concentrarsi sul presente…e scopri nuove ricchezze e nuovi rifugi assieme ad una nuova consapevolezza.

“Allora perchè giudichi la tua esperienza?” domanda Richard a Grocercies. Non voglio svelarti il libro e dirti fin da ora chi sono i personaggi citati, ma voglio riportare questa frase che può stuzzicare nei momenti introspettivi.

Elizabeth per giungere a questo medita, in un luogo accessibile a pochi dei lettori, lontano dalle fonti della crisi esistenziali, immersa nel silenzio e nella ricerca. Non dico che ha sfruttato la crisi che tutti passano nella vita, però il libro forse si fa leggere, a tratti anche bene, per questo.

Che curiosità trovarsi a meditare in India, a piedi scalzi, con sveglia di primissimo mattino, con tempo scandito tra preghiere, canti … ma sento già mia madre col suo praticissimo “Ma la vita è altrove, la vita è altro”.

Love

Ketut Liyer: uno dei protagonista dell'ultima parte del libro

L’ultima parte del libro è ambientata in Indonesia alla scoperta di … difficile capirlo. Però sembra una fase di passaggio prima del ritorno alla dura e cruda vita normale. Non dico di più dato che questa parte coincide con la fine del libro, non voglio svelare troppo. Accenno solo alla mia delusione, la trama ed il viaggio non sembrano reggere qui allo spirito dei capitoli precedenti. Non ho sbottato dicendo “la solita americanata”, ma non ho toccato punte di piacere da lettore in precedenza.

Ma questo giudizio è legato anche a quello che una lettrice in vacanza si aspetta da una donna alla scoperta di sé e che ha voluto raccontarlo a tutti.

Comunque questo libro, con se ed i ma, l’ho già promesso ad un’amica e ciò mi sembra un punto decisamente a suo favore. Un libro, infatti, può far parlare di sé in tanti modo, ma mai così bene come tra gli amici.

Tu l’hai letto? Perchè sì e perchè no? Cosa ne pensi?

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