Biologico, effetti, studi, articoli: una matassa da dipanare

by rossdibi il 6 agosto 2009

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Pochi giorni fa è stato pubblicato il risultato di uno studio inglese volto a indagare gli effetti del consumo dei cibi biologici (o organici). Lo studio condotto dalla Food Standards Agency del Regno Unito voleva fare luce sulle evidenze scientifiche (in parole povere dati) disponibili relativi ai diversi valori nutrizionali e impatto sulla salute umana dei cibi biologici rispetto a quelli normali.

Risultato?

L’unico, certo, inconfutabile sono stati i grandi titoli sono usciti sui giornali, come It’s wrong to believe that nature is always best (E’ sbagliato credere che la natura sia sempre meglio). Vari blog sono intervenuti nel dibattito, come Dissapore con Bio è morto o il Papero Giallo con un post tra il pacato e lo scettico Il biologico è un bluff?”

Intervengo brevemente anch’io, al di là del commento più esistenzialistico che altro lasciato sul Papero Giallo.

Premetto, io mi occupo per lavoro di statistica in un settore che non è quello alimentare. Noto spesso che i numeri fanno paura, non capisco il perché, però accetto la cosa.

Ecco allora alcune semplici indicazioni per leggere quanto riportato nello studio con metodo scientifico ed umano.

Prima però preciso che lo studio è una revisione di letteratura, quindi raccoglie solo gli studi scientifici già pubblicati da altri sul tema indagato.  Vuole quindi riassumere quello che si sa già ed mettere in evidenza i vuoti di conoscenza che potrebbero esserci.
Detto questo:
A cosa dovremmo vedere negli studi inclusi nella revisione di letteratura?
O più in generale quando ci viene presentato, anche da un giornalista (anzi soprattutto forse in questi casi) uno studio cosiddetto scientifico.
Primo: l’ampiezza campionaria, ossia il numero di pazienti. In generale (molto generale), più sono meglio è.  Ovviamente poi ci sono dei limiti, perché anche in statistica può valere la regola che il troppo stroppia (parlo di ampiezza campionaria, se non si era capito).
Secondo:  agli outcome, ossia gli indicatori usati per valutare gli effetti dei cibi. Nelle tabelle allegate allo studio ci sono termini ben lontani da quelli che si aspetteremo da uno studio che conclude che il cibo biologico non è diverso da quello normale. Non c’è un indicatore buono/malo, ne uno in termini di minore incidenza di malattie (il che sarebbe per inciso difficile da provare). Ci sono però indicatori medici e diciamo chimici.
Terzo: la lunghezza del follow up, ossia per quanto tempo i soggetti sono stati seguiti. Interessa per capire se gli effetti dei cibi sono stati valutati a brevissimo, breve, medio o lungo termine. Personalmente, di scegliere del cibo sulla base dei suoi effetti a 24 ore mi pare azzardato, se non ridicolo. Ovviamente nei casi in cui non sia letale!
Quarto: la significatività, ove si compaiono gruppi di persone vengono fatti dei test statistici per accertare se le differenze tra i gruppi sono frutto del caso o meno. Le tabelle dello studio che riportano i risultati degli studi già evidenziano questo nella riga “Significant”

Quinto: chi ha finanziato i singoli studi, tanto per fare gli scettici o i polemici

Sesto: il Paese dello studio, tanto per scoprire che gli studi italiani sono …
Settimo: in questo caso farei attenzione anche alla presenza di una certificazione ufficiale relativamente al carattere biologico (o organico dei prodotti)
Ottavo: interpretare i risultati.
Tenendo conto che:
1) l’assenza di risultati statisticamente significativi non significa, soprattutto quando il numero di soggetti seguiti è limitato, che non vi è differenza tra i gruppi di soggetti. Potrebbe trattarsi solo dell’effetto dell’estrema variabilità tra i pochi soggetti seguiti.
2) se nessun test statistico è stato realizzato o i suoi risultati non sono stati riportati, possiamo tralasciarlo. Nulla dice, racconta e basta.
3)  dove si trova OR, si parla di Odds Ratio. E’ un indicatore che vuole indicare di quante volte il rischio di qualcosa è maggiore in un gruppo di soggetti rispetto ad un altro. Ad esempio un OR = 1.5, indica un rischio maggiore del 50%.
4) l’assenza di grandi risultati (significativi) e la disponibilità di dati per indicatori più interessanti per noi di effetto sulla salute sta ad indicare anche che ulteriori indagini, studi sono necessari sull’argomento.
Nono: filtrare la notizia. Ossia chiedersi se lo studio scopo e i risultati pubblicati sono in linea con i titoli dei giornali.
Decimo: decidere in libertà su cosa comprare o meno. Ogni ricerca scientifica non fornisce una risposta diretta ai problemi immediate, fornisce dell’evidenza (alias numeri, risultati, tabelle ecc.) non una risposta.
La lezioncina è finita.
Ho cercato di essere il più possibile imparziale e lasciare a chi vuole il compito o il passatempo di leggersi lo studio .

Per ulteriori richieste di aiuto io sono qui.
Sfoghi di varia natura sul tema biologico & cibi sono graditi.
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La parola del cibo dell’anno « Ma che ti sei mangiato…
19 novembre 2009 alle 18:52

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